Il compromesso
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Infatti dal punto di vista esistenziale il compromesso è utilizzato da chi non è in grado di usare la forza necessaria per realizzare il proprio obbiettivo (per esempio le personalità deboli). In sostanza, si cede in buona parte per avere almeno qualcosa in cambio, evitando uno scontro.
Dal punto di vista esistenziale il compromesso deve ritenersi sempre negativo; è dunque essenziale distinguerlo da tutte quelle strategie che raggiungono parzialmente l'obbiettivo desiderato. Il fattore distintivo è proprio lo scarso risultato ottenuto a causa di una posizione troppo arrendevole. In altri termini, se fosse possibile ottenere di più cambiando scenario (l'atteggiamento del soggetto, l'oggetto o l'ambiente cui ci si rivolge ecc.), siamo in presenza di un compromesso negativo.
"Il matrimonio si basa sul compromesso" è la classica frase di chi non è riuscito a trovare un partner che gli consenta di esprimere tutta la sua personalità; è anche un tragico compromesso quello di chi subisce molestie sul luogo di lavoro (sessuali, fisiche, psichiche ecc.) e non si ribella per non perdere il proprio impiego (basta avere una buona autostima e cambiare il posto di lavoro, anziché temere che, perdendo quello attuale, si morirebbe di fame).
Il compromesso esistenziale
È opportuno definire cosa si intenda per compromesso esistenziale,
ben diverso da quello del mondo politico o del mondo degli affari.Quando un politico attua correttamente un compromesso lo fa sul risultato, non sui valori: non sostiene una legge che va contro i propri valori, ma può sostenerne una che comunque si muove nella direzione dei propri valori anche se non li implementa ancora del tutto.
Il compromesso esistenziale è invece l'accettazione di uno stato emozionale decisamente inferiore a quello possibile con altra scelta. In termini più semplici, accettare "in quel momento" una realtà che potrebbe, con altra scelta, essere migliore. Se per quieto vivere accetto di portare la suocera a fare la spesa rinunciando a un evento cui tenevo moltissimo, ecco un caso di compromesso esistenziale. Non si può parlare invece di compromesso quando, fra due eventi contemporanei cui tengo molto, ne scelgo uno: in questo caso ho comunque massimizzato il mio stato emozionale (non potendo essere ovviamente in due posti diversi).
Molte persone sono fortemente penalizzate dal proprio lavoro che, magari importante e gratificante, li obbliga comunque a molte rinunce. Spesso non si rendono conto che i loro compromessi dipendono dal vincolo del lavoro, vincolo che loro reputano (consciamente o meno) inamovibile, mentre invece dovrebbe far parte di una visione più generale della vita e come tale essere messo in discussione.
IL COMMENTO
High (compromessi permettendo...)
Stefano
ci ha scritto una lunga mail sui compromessi; il punto centrale è:Compromessi!!! Non dirmi che pensi che essere high non voglia dire trovare i giusti compromessi. Anzi l'high vero li trova per ottenere obiettivi high!!!! Per definizione li trova!
Dopo un lungo e costruttivo scambio di mail, è risultato che il termine "compromesso" usato da Stefano andava precisato per evitare fraintendimenti e cadere nella tentazione di definirsi high a prescindere da una coerenza con una filosofia che è ben precisa. La filosofia high che ho definito ha tratti ben precisi, proprio per non avere fraintendimenti, confusioni. Ripeto, troppa gente continua a ritenersi high solo perché corre una maratona, perché è magra o perché lavora 18 ore al giorno. In particolare essere high vuol dire "vivere al massimo" e il compromesso è nemico del massimo. Banale e per definizione.
Un high non trova, né accetta compromessi esistenziali. Accettare compromessi significa (per definizione) dimezzare la propria vita.
Avete letto poco sopra cosa si intende per compromesso esistenziale. Qui un esempio pratico. Supponiamo che ci sia un concerto a cui tengo moltissimo. Compromessi esistenziali sono:
- non andarci perché il coniuge si arrabbia se, ancora una volta, vado a un concerto
- non andarci perché "devo" portare la suocera a fare la spesa
- non andarci perché "devo" incontrami con un cliente importante
- non andarci perché viene il pittore per un preventivo
- non andarci perché "devo" essere a un matrimonio ecc.
Molte persone sono fortemente penalizzate dal proprio lavoro che, magari importante e gratificante, li obbliga comunque a molte rinunce. Spesso non si rendono conto che i loro compromessi dipendono dal vincolo del lavoro, vincolo che loro reputano (consciamente o meno) inamovibile, mentre invece dovrebbe far parte di una visione più generale della vita e come tale poter essere messo in discussione.
Altri sono vincolati dalla famiglia e i loro compromessi sono solo l'indicatore che la famiglia è stata costruita forse senza opportuna riflessione. Se portare i figli in piscina o parlare con i loro professori viene visto come un peso, allora è evidente che la famiglia costringe a molti compromessi. Se invece l'educazione è un oggetto d'amore e non pesa minimamente allora non si può parlare di compromesso perché crescere un figlio può essere un'esperienza veramente coinvolgente e piacevole, un po' come può essere piacevole la fatica dello sport per chi lo ama.
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