Gli apparenti
Copyright by THEA 2007-2009
NOTA: prima di concludere affrettatamente che non siete apparenti leggete
l'articolo fino alla fine.La definizione di apparente è molto semplice:
l'apparente è colui che preferisce apparire anziché essere.
Gli apparenti non sanno esistere senza il plauso degli altri. Il loro Dio è pertanto il successo, visto nelle sue molteplici forme: ricchezza, fama, carriera ecc. Il successo è il meccanismo che li porta alle stelle o li seppellisce nella polvere. La personalità è completamente trascurata in funzione dell'apparire, quindi della forma piuttosto che della sostanza.È importante capire l'importanza del termine preferisce; molti apparenti (i vanitosi) hanno comunque un reale successo, ma tale successo ha per loro ben poca importanza se non viene riconosciuto dagli altri. Investono molte energie per questo riconoscimento, arrivando in alcuni casi a vere e proprie manifestazioni di vanità (non a caso una locuzione gergale che descrive bene l'apparente più manifesto è "uno che se la tira").
Caratteristiche generali
Nei loro interessi gli
apparenti sono spesso superficiali, preferiscono la
novità alla conoscenza profonda; solo chi utilizza la conoscenza come
strumento di successo (per esempio lo scienziato che ambisce a prestigiosi
riconoscimenti) è portato all'approfondimento di ciò che è nel proprio
raggio d'azione.La vanità è un tratto ricorrente. Nei millantatori la vanità è spesso solamente il frutto di una deformazione della realtà, una specie di millantato credito che, se scoperto, si traduce in una frustrazione massima.
È comunque singolare che molti apparenti non si credano tali. Questa posizione tipica dell'apparente diligente è sicuramente generatrice di una confusione esistenziale per cui il soggetto non riesce a trovare il bandolo della matassa.
Gli oggetti - Gli oggetti tipici dell'apparente sono tutti quelli che aiutano a costruire la propria immagine: la casa sfarzosa, l'auto di lusso, l'orologio costosissimo, il gioiello, la barca, la vacanza da sogno, la pelliccia ecc.
Un oggetto tipico dell'apparente è l'abbigliamento nelle sue molteplici forme (il vestito, l'orologio, il gioiello ecc.) e la "moda" è il suo campo d'azione preferito. Mentre lo stilista crea modelli che dovrebbero esprimere una personalità, l'apparente li prende in prestito con la presunzione di migliorare la sua personalità, spesso di costruirla. La griffe diventa un obbligo perché senza di essa l'apparente perde gran parte della sua autostima.
Ogni status symbol è per l'apparente un Dio cui immolarsi, ottenendo in cambio un appagamento esistenziale che lo predispone a una tranquillità e sicurezza nei confronti con sé e con gli altri.
Nella società – Gran parte della popolazione ha una componente apparente nella personalità e ciò è socialmente devastante perché si perdono i valori più intimi della persona, in quanto la forma non ha valori perché è vuota esteriorità. Nell'apparente l'etica e la spiritualità sono valori che possono coesistere, ma sono visti come secondari al successo, valori accettati perché tutto sommato non si oppongono allo scopo prioritario dell'esistenza e sono compatibili con esso. Nel momento stesso in cui non sono più compatibili possono essere accantonati. In ogni caso per essi non viene investita nessuna energia (tranne quando "servono" per migliorare la propria immagine).
L'apparente è attratto da tutto ciò che profuma di successo: gli uomini ricchi e famosi, il lusso, il potere. Inconsciamente ritiene che tutto si giochi attorno a questi fattori e, nei casi peggiori, venderebbe l'anima al diavolo pur di ottenerli.
La depressione conseguente a un mancato o svanito successo è sempre dietro l'angolo. L'autostima dell'apparente è funzione della sua immagine e pertanto non è costante, si potrebbe dire che non esiste perché non proviene da sé, ma è generata unicamente dal giudizio altrui. Negli apparenti meno dotati di spirito critico (e quindi di autocritica) possono crearsi processi di autocelebrazione, identificando tratti della propria immagine (quindi restringendo automaticamente il campo in cui valutare il successo) come valori assoluti. È il caso comune di chi per esempio pone un'attenzione maniacale nel vestire o nella forma fisica (culturismo), convinti che l'abito firmato o le forme dei muscoli siano elementi prioritari nella valutazione assoluta dell'individuo.
Le tipologie
Esistono due tipologie principali di apparenti, teoricamente mutuamente esclusive: i vanitosi e i millantatori.I vanitosi sono apparenti che mettono in mostra il loro (reale) successo, mentre i millantatori sono coloro che fanno di tutto per mostrare un successo che è solo fittizio, apparente per l'appunto. In pratica, spesso un vanitoso può comportarsi da millantatore quando non riesce a gestire la sua immensa vanità e un millantatore può diventare occasionalmente vanitoso quando fortuitamente ha la possibilità di esserlo (per esempio riceve una piccola eredità).
Una terza tipologia che è utile descrivere è quella del diligente, questi è il più difficile da riconoscere perché spesso vive nell'assurda contraddizione di condannare tutte le precedenti tipologie di apparenti. Il diligente sa che la nobiltà è obsoleta e che la forma è ben diversa dalla sostanza; sa che la ricchezza e il successo non danno la felicità, anche se invidia ai ricchi la condizione facilitante in cui sono; non è un survivente (chi vuole avere un tenore di vita superiore alle proprie possibilità) perché sa che vivere sopra le proprie possibilità è da stupidi; può essere o meno superbo, a seconda del livello di autostima e/o di violenza. Quello che lo caratterizza è la convinzione che più gratificazioni materiali si hanno e meglio si vive. A prescindere dal livello economico della sua esistenza, tende a spendere quello che guadagna, cerca di non farsi mancare quello che può permettersi (avverte infatti come frustrazione il non riuscire a permettersi questo o quello). Spesso è vittima della sindrome del compratore, salvo poi lamentarsi di dover fare un mare di acrobazie per arrivare a fine mese. È il classico soggetto che si lamenta del costoso mutuo della casa perché non ha nemmeno preso in considerazione l'idea di un appartamento più modesto. Si tratta quindi di una persona "normale" che non ha capito che il suo algoritmo (più ho, meglio vivo) in realtà non funziona. Anziché investire le sue risorse in oggetti d'amore preferisce investire in tutte quelle cose che alzano il suo status sociale: casa, auto, vestiti, gadget tecnologici ecc. Poiché vive di soddisfazioni, quando queste mancano, si trova insoddisfatto e scontento della vita.
Il vanitoso - Può mostrare la sua grandezza esistenziale (apparenza) esaltando ciò in cui primeggia.
Per esempio, il nobile è schiavo di convenzioni sociali che dovrebbero garantire la realizzazione esistenziale. In realtà evidenziano la mancanza di oggetti d'amore, sostituiti con surrogati. Una volta comunissimo, oggi è meno comune, anche perché un certo modo di vita improntato sull'esteriorità delle regole e delle forme è spesso apertamente irriso dalla popolazione. Non è però sicuramente scomparso tant'è che molte sono ancora le persone (con una buona componente romantica) che apprezzano concetti come la monarchia, la nobiltà e magari sognano a occhi aperti per un servizio in televisione sul ballo delle debuttanti nell'alta società. Queste esagerazioni sono ancora presenti nella società anche in tutte le azioni tese a conservare il proprio buon nome, la propria immagine presso "ciò che pensa la gente" ecc. Una versione moderna è anche l'appartenenza a circoli esclusivi, fatto che, agli occhi dell'apparente, di per sé dovrebbe migliorare il suo valore.
L'apparente potente (ovviamente non tutti i potenti sono apparenti, qui il termine dovrebbe leggersi come semplice aggettivo legato al termine della personalità) in genere usa la ricchezza o il potere derivante dalla sua posizione sociale (per esempio un politico) per avere un appagamento esistenziale. Investe molte energie per avere successo perché è convinto che solo così "si è realizzato". Ha raggiunto il successo e lo utilizza come vestito con cui presentarsi agli altri, trascurando ciò che c'è sotto al suo vestito. Tutte le sue azioni tendono a mostrare l'esteriorità della sua esistenza, spesso con il proposito di utilizzare come fattori di valutazione dell'individuo proprio quei riscontri materiali in cui lui è così bravo a distinguersi. Se permangono le condizioni facilitanti (successo) e non è vittima di survivenza (ved. più avanti Il millantatore), la qualità della sua vita può essere anche ottima. In genere però la situazione è precaria perché, appena si spengono le luci dei riflettori e l'apparente resta con sé stesso, non trova nulla cui aggrapparsi. Quando perde successo, potenza o ricchezza, l'apparente non sa adattarsi a una situazione dove costruire veramente la sua personalità, tanto che non sono rari il suicidio o la depressione da fallimento.
A seconda delle altre personalità, può assumere diverse connotazioni, da tirannico (se fortemente violento) a generoso (soprattutto se patosensibile). Ecco allora che anche il mecenatismo si trasforma in una forma con cui "apparire buono".
Il vanitoso può utilizzare campi molto ristretti in cui investire le proprie energie per apparire migliore e quindi può essere difficile riconoscerlo come apparente. Può essere la cultura (per esempio in chi ha una componente contemplativa della personalità), l'estetica, uno sport o un lavoro. Ciò che distingue il vanitoso dall'equilibrato è il parlare di sé non per raccontare un fatto, dare un'informazione, ma per sottolineare il suo successo (reale o presunto).
L'equilibrato dirà: "sono direttore generale di un supermercato", l'apparente: "sono direttore generale di un supermercato, un lavoro che dà molta soddisfazione, anche se ha grandi responsabilità. Non è da tutti ecc.". Una donna piacente farà di tutto per mettersi in mostra (salvo poi dispiacersi per un apprezzamento volgare…) e un uomo macho non farà altro che decantare le sue conquiste.
Il millantatore - Il millantatore può semplicemente millantare il suo successo oppure impegnarsi attivamente per costruire il suo sogno, in questo caso si parla di survivenza. La survivenza è la condizione cui l'apparente arriva per avere fatto il passo più lungo della gamba nel tentativo di apparire. Vivere sopra le proprie possibilità è cioè il pericolo che può far precipitare la vita del millantatore troppo ottimista. Spesso vittima di debiti o di situazioni economiche difficili, non riesce ad adattarsi a situazioni che svelerebbero la loro "normalità" (un partner pieno di difetti, un lavoro del tutto normale ecc.). Preferisce annegare nei problemi di una vita vissuta sopra le righe piuttosto che accettare la sua dimensione. Se alla fine la situazione si cronicizza, diventa un apparente fallito, colui che dentro di sé anela a diventare affermato, ma per motivi vari può solo invidiare tale condizione. Spesso condanna proprio quel successo che invece intimamente invidia, alcune volte vive come frustrazione il proprio insuccesso esistenziale, altre volte si prende piccole rivincite (la macchina di lusso, il vestito firmato ecc.) a fronte di grandi rinunce che tenderà a non rendere pubbliche. Il millantatore è infatti colui che compra tutto a rate e che chiede prestiti a destra e a manca perché è intimamente convinto che si debba vivere con una certa immagine. È anche portato a vivere il sogno del successo, dal giovane che sogna di diventare un grande calciatore, un grande cantante o un grande attore all'adulto che vede in un'improbabile vincita al gioco il modo per "cambiare la propria vita".
La diagnosi differenziale
Il falso apparente è colui che vive al di sopra delle sue possibilità per soddisfare le esigenze di altri, spesso familiari, coniuge e/o figli che traslano su di lui la loro apparenza. Una moglie senza alcun reddito spinge continuamente il marito a un tenore di vita impossibile (per esempio volendo una casa al di sopra delle loro possibilità); con il ricatto che "gli altri ce l'hanno", un figlio spinge il genitore ad acquistargli questo o quello. Il falso apparente in genere è un debole che accetta in modo acritico e senza forza di reazione l'apparenza altrui, la fa propria, anche se ciò comporta un netto scadimento della sua qualità della vita sotto forma di problemi e preoccupazione per reggere una condizione per lui troppo grande. Meno frequentemente, può anche essere un romantico che s'immola all'ideale della famiglia, convinto che "spetti a lui dare il massimo".Una possibile confusione si ha fra apparenza e violenza. Il vanitoso che non si accorge di essere apparente, in genere è un soggetto dotato di bassa autostima che ha bisogno del plauso altrui per convincersi che ha una certa qualità. Quello che invece è conscio della sua superbia è in genere un violento che prova piacere nello sminuire gli altri: più gli altri sono battuti, più lui vale.
La qualità della vita
Mentre il vanitoso ha una (apparentemente) buona o ottima qualità della vita, il millantatore spesso non va oltre la mediocrità esistenziale, sommerso dalla fatica di gestire la sua apparenza (pensiamo a chi fa un mutuo quarantennale per avere la "casa dei suoi sogni").Sia i vanitosi sia i millantatori non sono immuni dal rischio tipico dell'apparente, il sacrificio esistenziale, cioè un investimento di risorse talmente spropositato nel tentativo di avere successo che comporta un netto scadimento nella qualità della vita. L'uomo d'affari, il politico, lo scienziato che distruggono la loro vita privata non per coltivare un oggetto d'amore, ma solo per "arrivare in cima" sono esempi classici. Ben si può comprendere da questo esempio come l'apparente sia fondamentalmente un soggetto per cui la sconfitta "pubblica" è fondamentalmente disonorevole, un ridimensionamento della sua personalità di cartapesta.
Sostanzialmente essere apparenti penalizza sempre perché distoglie parte delle energie da dedicare al miglioramento esistenziale per tenere in piedi qualcosa che di fatto può far ottenere solo il plauso degli altri. Per questo gli apparenti sono gli schiavi del terzo millennio e molti di loro rischiano di essere solo fantasmi dell'esistenza.
Provate a chiedervi cosa è il contrario dell'apparenza. Se non sapete rispondervi (vedi risposta), studiate a fondo questa personalità.
IL COMMENTO
Beati i semplici...
Una
lunga, ma piacevole discussione con mia moglie su cosa di dovesse intendere
per semplicità, apparenza ecc. mi ha portato a inserire nel sito la pagina
sugli apparenti (vedi
La felicità è possibile). Mi sono accorto però
che questa personalità ha ulteriori "sviluppi".Le personalità del Well-being sono descritte come personalità critiche. È abbastanza ovvio che la personalità vincente sia l'opposto: allo svogliato si contrappone il volenteroso, al debole il forte, al vecchio il giovane (anzi con la terminologia comune, sarebbe più corretto dire il giovanile) ecc.
In genere una persona debole difficilmente si crede forte, così come una persona svogliata di rado pensa di avere una volontà di ferro. Esiste però una personalità critica che più di ogni altra non sa di esserlo: quella degli apparenti. Anche nei test del gioco della vita è incredibile come poche persone risultino apparenti. Il motivo penso che sia proprio perché rispondono "come si dovrebbe" e non "come sono". Guardandomi intorno e con un giudizio forse severo, almeno il 50% delle persone è un apparente.
Oggi la rincorsa al bene materiale è uno degli obbiettivi dell'esistenza. Quando la rincorsa al "meglio della vita" è ottenuta non con oggetti d'amore, ma con il surrogato del piacevole, del costoso, del superfluo ecco che la persona non è semplice, ma apparente: dietro alla sua soddisfazione non ci sono valori, solo momentanee gratificazioni. Non è soddisfatta, lo appare.
Lo scopo della pubblicazione della pagina è perché deve essere a tutti chiaro che una persona veramente high non è apparente, è semplice. Si comprenderà per esempio perché un sacchettaro è un apparente.
Non a caso, in assenza di condizioni fortemente facilitanti, la maggioranza delle persone non semplici è profondamente insoddisfatta della propria vita. Questi soggetti trovano nel mezzo materiale (un avanzamento di carriera, un viaggio, un acquisto ecc.) un momentaneo farmaco con cui non sentire il peso della vita, un sintomatico (a mo' di antidepressivo o tranquillante) con cui rimuovere temporaneamente i sintomi del proprio malessere esistenziale.
La propensione a essere semplici è sicuramente un punto di contatto fra Well-being e dottrina cristiana. Anche se un'interpretazione troppo rigida e a volte letterale ha trasformato la semplicità in povertà assoluta (Vendete ciò che avete e datelo in elemosina; Lc 12, 33-34), a mio avviso è ancora attuale il messaggio evangelico quando vuol ricordare che "non si devono investire risorse per apparire" (Per la vostra vita non affannatevi di quello che mangerete o berrete, e neanche per il vostro corpo, di quello che indosserete; Mt 6, 25-27; E perché vi affannate per il vestito? Mt 6, 28-30; Cercate il regno di Dio e la sua giustizia, e tutte le cose vi saranno date in aggiunta; Mt 6, 35) che culmina con è più facile per un cammello passare per la cruna di un ago che per un ricco entrare nel regno di Dio, Lc 18, 24-27; abbiamo già scritto in HPM della traduzione errata di San Gerolamo che, traducendo dal greco al latino, interpretò la parola kamelos come cammello, mentre l'esatto significato sarebbe "grossa fune usata per l'attracco delle navi". Proviamo a rileggere la frase come è più facile per una fune passare per la cruna di un ago che per un ricco entrare nel regno di Dio e avremo l'esatto significato probabilistico ("molto improbabile") che è lo spirito del nostro articolo sugli apparenti (in effetti se si lascia cammello la frase esprime certezza).
Se il richiamo evangelico, il nostro articolo e questo commento non vi convincono, vi consiglio A proposito di Henry, un film (1991) di Mike Nichols con Harrison Ford e Annette Bening.
Nella foto Paris Hilton, un'apparente attualmente alla ribalta; provate a cliccare sulla nostra speciale Paris Hilton photo gallery. Osservate come l'apparire copra l'essere. Qualunque uomo soddisfatto della propria vita concluderebbe che come donna è normale: un naso lungo con la punta all'ingiù, una bocca troppo larga, occhi spenti ecc. Molti altri uomini invece si lascerebbero sedurre dalla provocazione di certe immagini (quasi tutte le donne giovani e magre, se nude, possono essere provocanti) e concluderebbero affrettatamente che Paris è una donna bellissima (certo, vista con occhi da spacciato...). Così molte donne, dimenticando la difficoltà della sua vita, ne fanno un mito cui vorrebbero tendere: una donna che, fotografata, cerca abitualmente una posa sexy appartiene alla generazione PH e, come Paris, può solo nascondere per un istante la propria insicurezza. Non dimentichiamo poi che di Paris non ha nemmeno un centesimo del capitale...
Gli umili
Ho
letto le pagine sulla religione e ho notato la posizione decisamente critica
nei confronti della Chiesa cattolica. Poi scopro invece nel sito molte
concordanze. Per esempio l'appello del Papa all'umiltà nel corso del recente
meeting della gioventù è chiaramente ripreso da molti articoli del sito. Ma
siete proprio così distanti? F. M.Direi che la distanza è notevole, non solo sulle questioni puramente religiose, ma anche su quel concetto di umiltà che tu citi. Penso che sia importante capire la differenza fra umiltà e semplicità. Personalmente penso di essere una persona molto semplice, ma non certo umile, anche se non mi reputo superbo (infatti superbo non è il contrario di umile). Nel concetto di umiltà c'è spesso implicito il rispetto e la sottomissione verso gli altri, soprattutto i superiori; in quello di semplicità c'è solo la modestia del vivere. L'umile porta con sé una certa innata debolezza che non è detto sia presente nel semplice.
La Chiesa cattolica ha sempre lodato gli umili perché a essa fa comodo un atteggiamento di sottomissione al mistero del divino e alla Chiesa stessa: in fondo un "bravo ragazzo" è umile.
Il papa avrebbe potuto parlare semplicemente di semplicità di spirito, un concetto completamente slegato dalla morale cattolica, cioè valido per cattolici o meno, invece, non a caso, ha scelto la parola umiltà, relazionandola all'obbedienza (ecco la sottomissione) alla Chiesa: "seguire Gesù Cristo significa anche seguire la Chiesa".
Se vuoi capire la differenza profonda, considera che una persona semplice, ma forte di carattere, di fronte al papa gli stringe la mano, l'umile si inginocchia.
Le physique du... Rolex
Sono
apparente, ma non in questo senso: mi piacciono le cose belle per me, non
farle vedere agli altri. Dell’auto ho sempre fatto a meno finché ho potuto
(ora ce l’ho, car-rent a lungo termine per non accollarmi troppe spese
inutili, la uso solo quando indispensabile): abitavo, studiavo e lavoravo in
città quindi usavo i mezzi o i miei piedi.La frase sono apparente, ma non… non mi convince affatto. Che possano piacere le cose belle va bene, ma il saggio desidera solo ciò che può avere. Poco importa se uno è apparente per sé o per farle vedere agli altri. Anche quando lo è per sé e vive sopra le righe (di quello che il suo tenore gli concede) in realtà ciò accade sempre perché quelle cose belle lo relazionano meglio rispetto agli altri, spesso innalzando inconsciamente la sua autostima. Ha subito il lavaggio del cervello che quelle cose sono belle perché valgono nell'ambito sociale in cui è. Ha perso la sua semplicità. A te piace un Rolex d'oro, una Ferrari o un qualunque oggetto di lusso, scegli tu. è un oggetto bello e dici che ti piace "per te". Okay. Ma se tu fossi su un'isola deserta andresti in giro con il tuo Rolex d'oro o faresti il perimetro dell'isola in Ferrari? Non ti sembrerebbe sciocco e apparente? Credimi, in realtà le "cose belle" spesso sono solo un simbolo dello status sociale cui noi teniamo per dirci comunque "grandi". Un tramonto è veramente bello, ma non è né tuo, né mio.
---------------------------------
* la risposta è: la semplicità!
Consiglia l'articolo su Google, clicca
