Vuoi migliorare la tua vita?
Ma se... (seconda parte)
Copyright by THEA 2004-2005-2006-2007
Ma se... (prima parte)

Il problema dell'altezza
 
Ciao Roberto
ho 16 anni e sono alto 166 cm: da un anno a questa parte controllo costantemente la mia statura, ma purtroppo sono cresciuto solo di un centimetro. Questo sta a significare che non crescerò più in altezza? Tra un paio di giorni andrò un mese e mezzo a Dublino; pensi che spostarmi per un periodo pur così breve in una città dove l'altezza media è di circa 182 cm possa giovare allo sviluppo della mia triste statura? Rispondimi presto per favore, grazie ciao.

 
Si può crescere in altezza fino a 18-20 anni e non ci sono possibilità di prevedere tale crescita (molti adolescenti si allungano in un'estate), se non facendo un'analisi dell'altezza dei genitori e dei nonni. Quindi questa estate se crescerai non dipenderà certo dal clima di Dublino; l'altezza degli irlandesi dipende da una lunga selezione genetica. Non esistono metodi o sostanze che possano far crescere un adolescente senza effetti collaterali molto gravi (per esempio ormone della crescita). Del resto ragiona.
Ma se... esistesse un metodo X che mi fa crescere in altezza perché non sarebbe usato da tutti coloro per i quali l'altezza è fondamentale?
Un giocatore professionista di basket di 18 anni che riuscisse ad alzarsi anche di soli 3 cm potrebbe cambiare la sua carriera.
Non è però il caso di essere complessati per la propria altezza che non deve diventare un alibi per i propri insuccessi nella vita. Infatti che cosa ti è precluso se sei piccolo? Forse qualche sport (basket, pallavolo, anche se esistono esempi di campioni mini) e che altro? Non certo amicizie vere, professioni interessanti ecc. Forse pensi che i piccoli non abbiano successo con le donne? Tom Cruise è alto 168 cm (altezza che da adulto molto probabilmente raggiungerai e supererai) e fra lui e un tuo amico alto 180 cm, magari bruttino, scialbo ecc, io punterei su di lui per una scelta femminile.
Se pensi che l'altezza sia fondamentale commetti l'errore di credere che sia più importante apparire che essere. Rifletti su questo punto. Crescere non vuol dire farlo in centimetri, ma soprattutto dentro di sé con la propria mente e con il proprio cuore.
P.S. queste, che ti potranno sembrare parole di circostanza, belle, ma vuote, non ti provengono da un gigante, ma da uno come te, alto 170 cm.
 
Adidas e Ma se...
 
Adidas ha lanciato la notizia di una scarpa intelligente; un piccolo gioiello con un computer in grado di "capire" lo stato della corsa dell'atleta e di comandare un motore che adatta le caratteristiche meccaniche della scarpa per poter offrire il massimo in termini di "prestazioni, di comodità e anche di sicurezza". Se si legge la notizia si apprezza il dato che la strumentazione pesa solo 40 g (PRIMA RIFLESSIONE: si parla del 10%, ma allora la scarpa pesa 400 g, uno "scarpone" per chi corre) e si potrebbe pensare che sia veramente una rivoluzione. Come capirci qualcosa, visto che non ci sono dati certi e prove sul campo? Banalmente, con il ricorso al Ma se...
Ma se... le prestazioni e la comodità migliorano perché i campioni non usano tale scarpa? Si sa che, prima di essere proposte al grande pubblico, le innovazioni tecnologiche vengono provate dai big che devono vincere un'olimpiade o un mondiale. Se la scarpa esce sul mercato a dicembre, sicuramente i prototipi erano pronti un anno prima e se funzionassero li avremmo visti ai piedi dei più forti top runner.
Cosa quindi c'è dietro a questo annuncio? La constatazione che chi non ha spirito critico si lascia facilmente suggestionare da ciò che "appare" scientificamente superiore. Esempi di "falsa tecnologia" (ricerche scientifiche hanno dimostrato che...):
integratori per il miglioramento della prestazione
elettrostimolatori
cardiofrequenzimetri
ecc.
Sembra che ci sia una corsa all'ultima novità senza sapere che in campo sportivo "novità" non è sinonimo di miglioramento, ma spesso del solo tentativo di riagguantare gli stessi polli in un momento di stasi tecnologica.
 
Il latte di mucca
 
"Il latte di mucca contiene molte più proteine del latte materno e quindi è logico che provochi una serie di gravi problemi".
Se è vero che durante l'allattamento del bambino è preferibile usare latte materno, che c'entra ciò con il giudicare il latte di mucca come un pessimo alimento? Dovrei concludere che se il latte fa male perché contiene molte più proteine del latte materno, allora fanno male anche tutti gli alimenti proteici (sia vegetali come la soia sia animali come il salmone; d'altra parte è assurdo nutrire con soia o con salmone un bimbo appena nato!) che contengono più proteine del latte. L'assurdità di questa conclusione distrugge l'ipotesi di partenza.
 
Il gioco dei giornali
 
Tommaso mi scrive "capisco che nel sito non si parla di politica, ma in questi momenti un po' burrascosi, non Le sembra corretto prendere una qualche posizione?".
Ribadisco ciò che ho detto più volte:
  • nel sito non si parla di politica perché non ha finalità politiche, ma salutistiche;
  • il Well-being come filosofia non è né di destra, né di sinistra perché supera le posizioni rigidamente preconcette tipiche della politica italiana.
In ogni caso niente vieta di utilizzare a fini didattici il test del Ma se... per scegliere i giornali e i media da utilizzare come supporto alle proprie decisioni ed evitare "pericolosi" lavaggi del cervello.
Il gioco del giornale consiste nel reperire i quotidiani italiani più diffusi, penso una quindicina (stessa cosa si può fare con l'informazione televisiva o radiofonica, ma in modo più difficoltoso). I giocatori ascoltano i titoli della prima pagina letti da uno speaker che ovviamente tace il nome della testata.
Chi vince: il giocatore che azzecca più titoli.
Chi perde: il giornale che è individuato più volte a causa della coloritura politica che dà ai titoli.
Ma se dai titoli capisco l'orientamento politico del giornale, come può essere indipendente e imparziale l'informazione offerta?
Suggerimento - Notate gli aggettivi, la punteggiatura, l'enfasi...
 
Calabrese e gli antiossidanti
 
Ospite purtroppo fisso di Uno mattina, il Prof. Calabrese non trova di meglio che continuare a lodare il potere degli antiossidanti contenuti in frutta e verdura. In una delle recenti trasmissioni dedicata alla prevenzione del cancro, ritesseva le lodi a cavoli e arance, ricchi di antiossidanti, potenti avversari dei terribili radicali liberi.
Ma se...
gli antiossidanti contenuti in frutta e verdura funzionano veramente come tali perché i vegetariani (o meglio ancora i vegani) non dimostrano molti meno anni di quelli che hanno? Ricordiamo infatti che i radicali liberi sono una delle cause dell'invecchiamento!
Commento
Premesso che esistono ricerche che smorzano di molto gli entusiasmi ([1], [2]), che moltissimi vegetali sono poveri in antiossidanti (per esempio basta variare la qualità di cavolo e le percentuali crollano) e che la cottura (anche come bollitura) distrugge spesso una buona percentuale delle tanto potenti sostanze, Calabrese dovrebbe sapere che tutte le ricerche che hanno dimostrato inequivocabilmente una "qualche" proprietà antitumorale di vitamina C, di vitamina E e di antiossidanti vari usano dosi che con l'alimentazione poco hanno a che fare. Insomma difendersi dal cancro con l'alimentazione è come cercare di abbattere un elefante con un sassolino. Può darsi però che la strategia di Calabrese sia geniale: poiché i telespettatori sono tutti stupidi cerchiamo di vender loro una verità (frutta e verdura fanno bene sopratutto perché consentono un'alimentazione ipocalorica che controlla il sovrappeso, la vera causa dell'aumentata probabilità tumorale) portandoli sulla retta via con la storia del lupo cattivo (il cancro); ma perché non dir loro che è inutile abbuffarsi di frutta e verdura se poi si è in sovrappeso?
Calabrese non è il solo! - Anche lo scienziato francese Luc Montagnier ha recentemente promosso l'uso della papaia come antiossidante, proponendola anche al papa Giovanni Paolo II. Sul Corriere è comparso anche un articolo che illustra il fenomeno di come la vendita dell'integratore a base di papaya starebbe (il condizionale è d'obbligo perché spesso sono gli stessi produttori che si inventano un fenomeno per promuovere le vendite) spopolando. Per fortuna nello stesso articolo vengono riportati i commenti di altri due noti scienziati italiani:
"Ancora non riesco a capire come un ricercatore dello spessore di Montagnier possa farsi promotore di un preparato del genere - afferma lapidario Silvio Garattini, direttore dell'Istituto di ricerche farmacologiche Negri di Milano -. Non perché si tratti di un integratore, ma perché non esistono a tutt'oggi studi che ne abbiamo dimostrato l'efficacia. Non si può consigliare una sostanza se niente dimostra che funzioni". "Ben vengano studi sull'estratto di papaya e l'invecchiamento cerebrale - aggiunge Adriana Maggi, direttore del centro di eccellenza per la malattie degenerative del cervello dell'Università di Milano - noi non abbiamo niente in contrario, ma per ora quel che vediamo è solo un fenomeno commerciale, di ricerca neanche l'ombra"  Continua


Consiglia l'articolo su Google, clicca   Se vuoi condividerlo su Twitter, clicca