Le tendiniti
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Questo
articolo è generale, ma è stato scritto pensando soprattutto a quella che è
la tendinite più comune del runner: quella al
tendine d'Achille. Infatti per tendiniti in altre sedi di
solito il paziente ricorre se non al medico, almeno al fisioterapista. È
invece incredibile come per le patologie riguardanti il tendine d'Achille
sia comune un atteggiamento "fai da te", come se fosse inevitabile soffrirne
e inutile intervenire, visto che "tutti quelli che corrono ne soffrono". Le patologie del tendine sono di diversa natura ed è opportuna una diagnosi corretta per poter intervenire adeguatamente. Si parla di peritendiniti quando è interessata solo la guaina del tendine, di tendiniti quando si è di fronte a una patologia che interessa il tendine in toto, ma è di natura acuta e di tendinosi quando la patologia è ormai cronica. Contrariamente alla credenza comune, le patologie in -osi sono più gravi di quelle in -ite (l'artrosi è più grave dell'artrite), perché le prime sono associate a uno stato ormai cronico e degenerato della struttura (irreversibile), mentre le seconde sono, almeno in teoria, reversibili. L'esame chiave per le patologie del tendine è l'ecografia che oltre a rilevare lo stato del tendine può evidenziare anche calcificazioni. Un metodo alternativo di valutazione delle patologie tendinee utilizza il livello di gravità della patologia stessa. Occorre molta attenzione nell'usarlo perché certi tendini (come il rotuleo) possono dare sintomatologia modesta che induce a trascurare il problema con conseguente cronicizzazione della patologia.
Livello 0 - La patologia consente di correre normalmente, si manifesta al termine dell'allenamento, ma in genere scompare entro l'allenamento successivo. Terapie preferite in questa fase sono il ghiaccio (fondamentale e utilissimo), le pomate (la cui utilità è del tutto da provare e sono uno dei casi classici in cui anche la medicina tradizionale propone farmaci che non soddisfano la legge di guarigione totale), i cerotti antinfiammatori.
Livello 1 - Come il livello 0, ma è necessario l'uso di antinfiammatori sistemici (per bocca) per risolvere la patologia entro l'allenamento successivo. Poiché l'impiego degli antinfiammatori non può essere prolungato all'infinito è necessario considerare il livello 1 come stato provvisorio che necessariamente evolve verso il basso (guarigione) o verso l'alto verso livelli più critici.
Livello 2 - La patologia non scompare entro l'allenamento successivo. È necessario intervenire con riposo e/o terapie fisioterapiche. Si legga Il fisioterapista per comprendere come idromassaggi, ultrasuoni, laser a infrarossi, ionoforesi ecc. spesso sono palliativi che sfruttano l'effetto tempo per arrivare alla guarigione. Con il solo riposo si va da un minimo di 7 gg. per le peritendiniti leggere (normalmente 15 gg.) fino a quattro-sei mesi per le tendiniti reversibili più gravi. È possibili utilizzare terapie più sofisticate (laser neodimio-Yag, tecarterapia, litotritore ecc.) che possono ridurre i tempi, ma di solito non fanno miracoli (una buona terapia può ridurre i tempi della metà). A livello 2 gli errori tipici da non fare sono:
a) non eseguire accertamenti (ecografia)
b) non rivolgersi a un ortopedico sportivo.
L'intervento di un medico, oltre a definire esattamente i contorni della patologia, in alcuni casi risolve il problema con mesoterapia, infiltrazioni o autoinfiltrazioni (sangue del paziente infiltrato nella zona malata con cellule staminali che possono accelerare il ripristino tendineo). L'uso di cortisonici deve comunque essere considerato come del tutto occasionale in quanto i danni ai tessuti da impiego ripetuto sono ormai evidenti a tutti.
Livello 3 - Il più grave che richiede l'intervento chirurgico.
Un ultimo consiglio: una volta individuato il livello, agite di conseguenza: è inutile sperare nei miracoli.
