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La stanchezza
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La stanchezza dello sportivo è un sintomo talmente generico che non è ovviamente possibile sviscerare il problema in un articolo limitato. In queste note ci limiteremo a parlare della stanchezza che insorge in un soggetto con le seguenti caratteristiche:
  • non è reduce da patologie particolarmente importanti né soffre di patologie croniche o di affezioni stagionali;
  • non è in particolari condizioni di stress (lavorativo, familiare ecc.);
  • non segue regimi alimentari particolarmente stressanti;
  • se pratica un'attività sportiva, l'allenamento è sufficientemente corretto da evitare problemi di sovrallenamento.
In altri termini la persona è apparentemente sana e senza problemi di salute. È la condizione abbastanza tipica di molte persone che conducono una vita sana e nonostante ciò entrano in periodi di stanchezza, a volte inspiegabili.
Ecco i fattori che conviene monitorare.
L'ematocrito - Una variazione negativa di ematocrito (per esempio dovuta a un'anemia) può essere associata a stanchezza. Avere l'ematocrito a 38 quando normalmente lo si ha a 42 (ricordiamo che 42 è la soglia di normalità per un sedentario, ma uno sportivo può avere valori anche inferiori senza che vi sia nulla di patologico) provoca, oltre a un netto scadimento delle eventuali prestazioni sportive, anche una sensazione di stanchezza a riposo. La sensazione è amplificata se (come spesso succede negli sportivi) la pressione arteriosa tende a valori bassi (il classico capogiro per un brusco cambio di posizione, da sdraiato a eretto).
stanchezzaÈ importante rilevare che ciò che conta non è il valore assoluto dell'ematocrito, ma la sua caduta. La stanchezza insorge quando c'è una differenza negativa con la condizione di normalità. Nulla si può concludere perciò con un solo esame, occorre conoscere il valore normale, magari di quando l'atleta ha ottenuto buoni risultati. Ci sono soggetti che stanno benissimo con 41 di ematocrito (e hanno sempre 41) e altri che a 43 (hanno 46 come valore normale) si sentono stanchi e svuotati. Ecco perché è utile eseguire analisi con una certa regolarità (una volta all'anno e, i primi anni, almeno trimestralmente per capire come variano i propri dati con la stagionalità).
Gli ormoni tiroidei - Anche un diminuito funzionamento della tiroide può produrre stanchezza. Mentre un ipertiroidismo è sempre una condizione patologica, un leggero ipotiroidismo (cioè valori leggermente inferiori alla norma) può non essere patologico, anche se causa sintomi poco piacevoli come stanchezza e aumento di peso corporeo. L'ipotiroidismo leggero può dipendere dall'età o anche da un regime alimentare controllato che porta l'organismo a risparmiare sul metabolismo. Per sapere come funziona la tiroide occorre inserire nelle analisi anche il controllo di FT3, FT4 e TSH. Anche in questo caso è utile avere un riscontro con una situazione di normalità precedente.
Gli altri ormoni - Valori fuori norma di testosterone, DHEA, cortisolo, ormoni femminili ecc. possono giustificare la stanchezza. Poiché le possibilità sono molte, è opportuno affidarsi a un endocrinologo per avere indicazioni più precise.
Il magnesio - Una carenza di magnesio è spesso associata a irritabilità, dolori muscolari, prestazioni ridotte ecc. Basta un semplice esame del sangue per rivelarla ed è dunque facilmente risolvibile. L'errore da non fare è, in presenza di stanchezza, assumere comunque magnesio senza averne accertata la carenza.  


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