Sindrome della cuffia dei rotatori
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- tendinopatia della cuffia dei rotatori
- borsite sub-acromiale
- rottura della cuffia dei rotatori.
I compiti principali della cuffia dei rotatori sono sostanzialmente due:
- stabilizzare l'arto superiore al cingolo scapolo-omerale
- consentire, in collaborazione con il muscolo deltoide, i movimenti di abduzione e rotazione dell'articolazione scapolo-omerale.
Cause e sintomi della sindrome della cuffia dei rotatori
I fattori che possono scatenare una sindrome della cuffia dei rotatori
possono essere molteplici; in alcuni casi la patologia è dovuta alla forma e
allo spessore dell'acromion, la parte superiore dell'osso della scapola; in
alcuni casi, infatti, l'acromion presenta una protuberanza sulla sua estremità
anteriore e vi è la possibilità, quando si alza il braccio, che via sia un
attrito tra essa e la superficie della cuffia dei rotatori, attrito che, a
lungo andare, provoca la
cosiddetta sindrome da conflitto della cuffia dei rotatori (anche
sindrome da
conflitto sub-acromiale o impingement sub-acromiale). Inizialmente la
sintomatologia è lieve, tanto che il soggetto molto spesso non ritiene
necessario intervenire; con l'andare del tempo però la situazione degrada e
movimenti banali come possono essere il pettinarsi, il tirar su una cerniera
lampo o l'abbottonare un vestito, possono diventare difficoltosi e
fastidiosi. Se non si
interviene, la funzionalità della spalla diminuisce a tal punto che si
arriva alla cosiddetta frozen shoulder (la spalla congelata). Particolari
predisposizioni anatomiche possono essere aggravate dal tipo di professione
che il soggetto svolge e che, per le loro caratteristiche, costringono al
sollevamento delle braccia (imbianchini, muratori, traslocatori ecc.). Oltre a determinate attività lavorative vi sono molte discipline sportive in cui la spalla è sottoposta a un sovraccarico funzionale; ciò è tipico di quegli sport nei quali si fa un uso ripetitivo o comunque intenso degli arti superiori come, per esempio, il baseball, il canottaggio, la ginnastica, il lancio del giavellotto, il lancio del peso, la lotta, il nuoto, la pallavolo, il sollevamento pesi, il tennis ecc.
I primi sintomi della patologia sono generalmente minimi e si presentano una volta terminata l'attività. Con il passare del tempo, il dolore, generalmente avvertito nelle zone anteriori e superiori della spalla, si manifesterà durante lo svolgimento dell'attività sportive o lavorative diventando, progressivamente, persistente e intenso e si presenterà anche durante lo svolgimento delle normali attività giornaliere.
Generalmente la dolenzia tende a diminuire nelle fasi di riposo e viene avvertita durante i movimenti di abduzione e nelle fasi di elevazione dell'omero; il dolore spesso si acutizza durante le ore notturne tanto da non permettere di riposare sul lato coinvolto dalla patologia; nei casi più seri il dolore può essere anche causa di risveglio notturno.
A seconda della gravità della patologia, oltre alle manifestazioni dolorose, può essere presente una notevole debolezza del braccio. I riflessi dolorifici limitano notevolmente la funzione articolare della spalla.
La rottura della cuffia dei rotatori
La manifestazione più grave della sindrome della cuffia dei rotatori è la rottura.La rottura della cuffia dei rotatori può essere provocata dalla progressiva degenerazione tendinea indotta dall'impingement sub-acromiale oppure da eventi traumatici quali una lussazione o una frattura.
La diagnosi di rottura della cuffia si avvale della storia clinica, delle indagini radiodiagnostiche e dell'esame obbiettivo. Lo specialista potrà inoltre far effettuare alcuni test per simulare il conflitto tra acromion e cuffia dei rotatori per capire se all'origine della rottura vi sia una sindrome da conflitto della cuffia dei rotatori.
Il trattamento della sindrome della cuffia dei rotatori
Nei casi meno gravi, i problemi alla cuffia dei rotatori possono essere risolti con una terapia a base di antidolorifici, riposo e opportuno trattamento fisioterapico. In alcuni casi, se lo specialista lo ritiene opportuno, si potrà ricorrere a infiltrazioni di cortisonici nello spazio della borsa sub-acromiale.Ovviamente, le attività che hanno provocato il quadro clinico potranno essere riprese soltanto quando esso sarà completamente risolto.
Nel caso in cui il quadro clinico sia stato provocato da una protuberanza ossea sull'estremità superiore dell'acromion è possibile intervenire mediante chirurgia artroscopica. L'intervento è relativamente semplice e l'ospedalizzazione è molto breve. Molte volte, un tale intervento risolve definitivamente il quadro patologico.
Nel caso di rottura della cuffia, si dovrà intervenire chirurgicamente. Le modalità di intervento chirurgico dipendono sia dalla gravità del quadro clinico sia dalle condizioni generali di salute del soggetto sia dalle richieste funzionali dell'articolazione coinvolta (nel caso di persone giovani la riparazione chirurgica è sempre consigliata, mentre in persone molto anziane si dovranno fare considerazioni più generali, anche se, ovviamente, nel caso di dolore persistente e invalidante è sempre consigliabile intervenire, indipendentemente dall'età).
Sindrome della cuffia dei rotatori: il post-intervento
Nei casi di minor gravità che hanno richiesto un intervento chirurgico poco invasivo, è sufficiente che la spalla sia tenuta immobilizzata tramite il cosiddetto sistema di sospensione sling, mentre nel caso di interventi chirurgici per la riparazione della rottura totale della cuffia dei rotatori si dovrà procedere con una totale immobilizzazione della spalla tramite appositi sospensori.Trascorso il tempo necessario alla cicatrizzazione dei tessuti, si procederà con un periodo di mobilizzazione di tipo passivo al quale ne seguirà uno che avrà lo scopo di recuperare la totale funzionalità articolare; seguirà infine un periodo di rinforzamento muscolare.
La durata del trattamento post-intervento va da tre mesi nei casi di minor gravità ai sei mesi in quelli di rottura della cuffia dei rotatori.
La prognosi è generalmente buona nei casi di minor gravità, mentre in casi particolarmente gravi nemmeno le tecniche chirurgiche possono garantire una totale risoluzione del problema.
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