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Emotrasfusione
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Con il termine emotrasfusione si indica la trasfusione di sangue da un soggetto detto donatore a un altro soggetto detto ricevente; se i soggetti sono due persone diverse si parla di emotrasfusione eterologa; se invece donatore e ricevente coincidono si parla di emotrasfusione autologa (anche autoemotrasfusione o più semplicemente autotrasfusione).
In campo medico l'emotrasfusione è una pratica utilizzata per reintegrare il sangue che è andato perso a causa di emorragie di una certa importanza dovute a interventi chirurgici oppure provocate da condizioni, patologie o traumi di vario genere (trapianti di organo, ustioni, parto, neoplasie, emofilia ecc.). L'emotrasfusione ha quindi in questi casi un'importanza fondamentale nella cura e nella gestione di svariati problemi di ordine patologico e traumatico.

Emotrasfusione in ambito sportivo

L'emotrasfusione ha tutt'altri scopi quando se ne parla in ambito prettamente sportivo, ambito nel quale viene generalmente utilizzata la tecnica dell'autoemotrasfusione. Tale tecnica non è consentita in quanto è considerata a tutti gli effetti una pratica dopante e, come tale, è sanzionata dagli organi preposti alla repressione delle pratiche di doping.
L'emotrasfusione autologa è una delle tipologie del cosiddetto doping ematico (anche emodoping o blood doping, doping del sangue), tipologie nelle quali rientra la somministrazione della ormai celeberrima eritropoietina (EPO).
La pratica dell'emotrasfusione autologa non è recentissima, risale infatti alla fine degli anni '60; se ne iniziò però a parlare con una certa insistenza dopo le vittorie olimpiche del atleta finlandese Lasse Viren, trionfatore ai giochi olimpici di Montreal in Canada nelle specialità dei 5.000 e dei 10000 m (Viren tra l'altro prese parte anche alla maratona, ma si classificò "soltanto" quinto con il tempo di 2h13'10"); il campione finlandese, allora ventisettenne, fu pesantemente sospettato di aver fatto ricorso al doping ematico, ma in quel periodo la questione doping era più focalizzata sul ricorso agli steroidi anabolizzanti e, viste sia la scarsa conoscenza in materia di emodoping (tra l'altro allora non sanzionato dal CIO) sia la mancanza di prove a carico dell'atleta, il problema emotrasfusione non fu ritenuto né particolarmente importante né meritevole di ulteriori approfondimenti.
Le cose cambiarono dopo le Olimpiadi svoltesi nel 1980; dopo la fine di dei Giochi Olimpici, il mezzofondista finlandese Kaarlo Hannes Maaninka (vincitore per la cronaca della medaglia d'argento nei 10.000 m e di quella di bronzo nei 5.000) ammise di aver fatto ricorso alla pratica dell'emotrasfusione; anche alcuni membri del team ciclistico degli Stati Uniti avevano fatto ricorso a tale pratica, pratica alla quale ricorse anche il ciclista italiano Francesco Moser che a Città del Messico ritoccò per due volte il record dell'ora indoor. Nel 1984 finalmente il CIO ne proibì l'utilizzo.
emotrasfusioneCome si pratica l'emotrasfusione - Tecnicamente si agisce così. Circa 30-40 giorni prima del momento in cui si dovrà essere al top della preparazione, si procede con il prelievo di circa 700-900 ml di sangue dal soggetto che sarà impegnato in gara. Il sangue, congelato e debitamente conservato, sarà poi messo nuovamente in circolo 24-48 ore prima dell'impegno agonistico.
I presupposti fisiologici sui quali si basa la tecnica dopante dell'emotrasfusione sono sostanzialmente quelli dell'eritropoietina; generalmente si ha un miglioramento in termini di capacità aerobica con conseguenti miglioramenti nelle prestazioni di endurance. Dai diversi studi effettuati si ritiene che con l'emotrasfusione si abbiano inoltre benefici in termini di tolleranza al calore, riduzione della concentrazione ematica di lattato con conseguenti benefici in termini di tolleranza allo sforzo. Per tali motivi tale pratica è stata adottata da atleti impegnati in discipline di resistenza (ciclismo, maratona, sci di fondo, nuoto ecc.); non si registrano invece particolari benefici in discipline in cui la componente fondamentale è quella anaerobica.
Per diverso tempo l'emotrasfusione fu pratica abbastanza diffusa in ambito sportivo; poi, con l'avvento dell'eritropoietina, il ricorso alla pratica dell'emotrasfusione si ridusse drasticamente.
Negli ultimi anni si è assistito a un ritorno alla tecnica dell'emotrasfusione, specialmente da quando sono stati introdotti test antidoping sempre più efficaci nel rivelare l'utilizzo di EPO.
L'autoemotrasfusione ha indubbi vantaggi dal punto di vista "doping"; non esistono infatti tecniche in grado smascherarla e, per quanto si ritenga che la sua efficacia sia minore rispetto a quella garantita dall'eritropoietina, è proprio il fatto che è praticamente impossibile da individuare a far sì che essa sia ritornata in voga.
Diverso è il caso di doping ematico effettuato con la tecnica eterologa dal momento che esiste la possibilità, attraverso determinate analisi, di distinguere proteine diverse a livello di superficie.
Il ricorso all'emotrasfusione non è scevro da pesanti effetti collaterali; non sono infatti da sottovalutare i rischi derivanti da possibili formazioni di coaguli sanguigni in seguito alla reinoculazione del sangue con tutte le conseguenze che essi possono portarsi appresso (embolia, ictus, infarto ecc.); si deve inoltre tenere conto che in seguito alla reintroduzione del sangue precedentemente prelevato si osserva un notevole aumento della sideremia che potrebbe essere causa di problemi a carico di fegato, milza, pancreas e reni).


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