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La donazione di sangue
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donazione di sangueSicuramente non è fra gli scopi di questo articolo disincentivare i lettori dal donare il sangue. È però importante rilevare che una donazione di sangue è un evento che il nostro fisico non può assorbire semplicemente con un cappuccino e una brioche, soprattutto se si pratica un'attività sportiva molto intensa.
Una donazione di sangue che comporti una perdita di 250 cc (nota: se i cc sono 500 si devono raddoppiare le quantità e i tempi indicati nell'articolo), causa una diminuzione della quantità di sangue disponibile superiore al 5%, praticamente irrilevante per un individuo sedentario in buona salute. Non è così per uno sportivo praticante. Concretamente siamo di fronte a un doping al contrario (si pensi alla pratica dell'autoemotrasfusione). Si supponga che il soggetto parta da un ematocrito di 44; dopo la trasfusione, la parte liquida del sangue si ripristina facilmente, mentre per la parte corpuscolata il processo è molto più lungo e per riavere lo stesso numero di globuli rossi occorrono circa 10-12 giorni, dovuti in gran parte al fatto che un ciclo emopoietico completo dura una settimana circa. Realisticamente l'ematocrito scenderà del 5%, attestandosi attorno ai 42. Se l'atleta non è conscio di questo e non rallenta gli allenamenti, può andare incontro a uno stress notevole, sia fisico (tenta di sostenere allenamenti che il fisico non regge) sia psicologico (non capisce perché è peggiorato; tanto per dare dei numeri il peggioramento per un runner può essere anche di 10"/km).
Cosa fare dopo una donazione - La risposta dovrebbe essere già chiara:
a) non gareggiare
b) non effettuare lavori di qualità (ripetute)
c) diminuire il chilometraggio settimanale di un 20% (per diminuire i danni ematici da microtraumi)
d) effettuare i lenti, i medi e i progressivi con un appesantimento dei tempi di circa 10"/km.
Tutto questo per due settimane dalla donazione.

Un'alternativa sportiva

Nel caso si fosse in periodo agonistico, si può donare il plasma invece del sangue intero. Questo tipo di donazione ha il solo inconveniente di durare 30-40' invece dei classici 10-15', ma non comporta alcun deterioramento della prestazione, non alterando significativamente l'ematocrito. Inoltre, essendoci altrettanto bisogno di plasma quanto di sangue, la donazione è comunque utile.
Come unica avvertenza: idratarsi molto la giornata successiva.

IL COMMENTO

Donazione: un problema "sociale"
 
sangueClaudio mi chiede di dargli una mano a diffondere la cultura della donazione, visto che, secondo lui, nel centro-sud è pochissimo sentita.
Non ho dati per confermare differenze fra nord e centro-sud, ma mi sembra che i donatori siano circa 400.000 con circa 400.000 donazioni l'anno, una in media per donatore.
Attualmente la donazione è volontaria e gratuita e, auspicabilmente, periodica. Importante la normativa europea sulla donazione che vuole migliorare e rendere a massima sicurezza le donazioni.
Sembrerebbe logico spingere l'adesione alle campagne di donazione. In realtà non sono molto favorevole ai gesti di altruismo personale. Ricadiamo cioè nel discorso generale della solidarietà che, al di là dall'essere individuale, dovrebbe essere sociale. In altri termini, se un onere è giusto e necessario per il progresso della società (come per esempio le tasse) perché non regolamentarlo? Basterebbe per legge imporre la donazione a una categoria di persone tale da arrivare a 400.000 (1 italiano su 150) e automaticamente il gettito di sangue raddoppierebbe. Per esempio io ho praticamente (qualcosa mi ha insegnato, ma al negativo!) buttato 13 mesi della mia vita per il servizio militare; se mi avessero offerto come controproposta di diventare donatore di sangue per 20 anni non avrei avuto esitazioni: avrei accettato.
Quindi non siamo patosensibili e, di fronte a un problema, non scegliamo la prima soluzione che ci mette a posto la coscienza contro il dolore, ma riflettiamo e studiamo soluzioni sociali (e quindi politiche) che lo risolvano molto meglio: una pezza nella falla di una diga non impedisce che prima o poi crolli, mentre una ristrutturazione di un'impresa può farla durare cent'anni.