Alluce valgo
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Nei soggetti che praticano sport, tale patologia può creare diversi problemi.
Eziologia - L'eziologia sembra essere multifattoriale; alcuni autori distinguono la patologia in primaria (o congenita) e secondaria (o acquisita); secondo altri autori parlare di alluce valgo congenito non è corretto; congenita sarebbe invece la lassità muscolare e legamentosa dei flessori del primo dito e dei muscoli della pianta del piede, lassità che porterebbe, a lungo andare, al valgismo dell'alluce.
Si è osservato che, nella stragrande maggioranza dei casi, la patologia compare in soggetti che indossano calzature di un certo tipo; è molto raro infatti riscontrare l'alluce valgo in individui che camminano scalzi. Una ricerca giapponese del 1981 mostrava che, prima del 1945, in Giappone tale patologia era pressoché sconosciuta e il motivo era da ricercarsi nel tipo di calzature indossate dalla maggioranza delle persone (i tabi, i tradizionali calzini che arrivano all'altezza della caviglia e che tengono separato l'alluce dalle altre dita); quando, dopo il 1945, i giapponesi hanno iniziato a indossare anche le calzature di tipo occidentale, si è osservato un aumento dei casi di alluce valgo. La patologia colpisce molto più frequentemente i soggetti di sesso femminile (la frequenza è infatti di circa 10 volte superiore), molto probabilmente a motivo della tipologia di calzature da loro indossate, generalmente meno "fisiologiche" di quelle degli uomini.
Aspetti clinici - Dal punto di vista clinico, la patologia in questione è caratterizzata da:
- valgismo dell'alluce
- varismo metatarsale
- pronazione dell'alluce.
Caratteristica della patologia, è la presenza di un'esostosi conosciuta
popolarmente come "cipolla" (o, più raramente, "patata") che è spesso accompagnata da una
borsite molto dolorosa causata dallo sfregamento con la calzatura (tipico caso
di borsite da sfregamento; per approfondimenti sulle borsiti si consiglia di consultare
l'articolo Borsite). Molto spesso l'alluce valgo si associa a deformazioni del secondo e anche del terzo dito.
La diagnosi si basa sull'esame obbiettivo e sull'esecuzione di radiografie in stazione eretta di entrambi i piedi.
Trattamento – Nei casi meno gravi, se si interviene per tempo, l'uso di un plantare può congelare la situazione; ovviamente però tale soluzione non può far regredire la patologia a uno stato di normalità. Il problema può essere risolto solo grazie all'intervento chirurgico.
Esistono più di cento tecniche di intervento che negli anni sono state via via proposte per la risoluzione di tale patologia. L'obbiettivo principale dell'intervento chirurgico è quello di far cessare o perlomeno ridurre il dolore causato dall'alluce valgo. Non è purtroppo sempre possibile migliorare più di tanto la situazione dal punto di vista estetico. Attualmente l'approccio chirurgico prevede interventi o sulle sole parti molli o solo sulle parti ossee oppure su entrambe.
Non esiste, probabilmente, una tecnica in assoluto migliore delle altre dal momento che non esiste una tecnica che sia adeguata per correggere tutti i tipi di deformità. Una delle tecniche attualmente più usate è la P.D.O. (percutaneous distal osteotomy, osteotomia percutanea distale). La P.D.O. è una tipologia di intervento valida per le deviazioni di lieve e media entità, ma non è adatta per i casi più gravi. I principali vantaggi della P.D.O. sono la minima invasività e la breve durata dell'intervento; il decorso post-operatorio ha una durata di circa sessanta giorni. Le dimissioni dalla struttura ospedaliera avvengono nel giro di 24-48 ore; i primi giorni il paziente seguirà una terapia a base di antidolorifici; la deambulazione è praticamente immediata previo uso di apposita calzatura (calzatura talus). Dopo 30-40 giorni ci si dovrà sottoporre a una visita di controllo e la calzatura talus potrà essere sostituita con un'altra calzatura a pianta larga; se non sopravvengono complicazioni, dopo sessanta giorni il paziente viene considerato guarito.
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