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Omeopatia: le sfide
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L'omeopatia è la medicina alternativa più rappresentativa non solo perché è la più seguita, ma anche perché da sempre si contrappone in maniera abbastanza netta a certi atteggiamenti della medicina tradizionale. La polemica, nata dopo il rinvio a giudizio di Piero Angela per diffamazione nei confronti dell'omeopatia, ha portato in campo personaggi come Dulbecco e Montalcini. In un articolo sul Corriere a firma di Margherita De Bac (sempre attenta alle novità in campo medico che coinvolgono la sfera del benessere), vengono confrontate le posizioni dei due premi Nobel con la difesa di Simonetta Bernardini, presidente della Società italiana di medicina integrata e omeopatica. Riporto dall'articolo alcune frasi commentandole.
Prima frase - "L'ultimo dei successi dell'omeopatia: una bambina di quattro anni che da due lottava contro una forma di diarrea cronica e aveva girato mezza Italia per farsi visitare. Dopo un mese di trattamento è guarita. Non so perché. Se trovo qualcuno che parla male di queste cure lo strozzo".
Seconda frase - "Pensiamo all'influenza: i farmaci chimici non funzionano, noi usiamo con efficacia estratto di anas barbariae, belladonna, brionia o eupatorium."
Terza frase - "Dom. - E chi paragona a placebo i vostri prodotti? Risp. - Non legge riviste del prestigio di Lancet e British medical journal. Hanno scritto che l'effetto degli omeopatici è superiore a quello che ci si può aspettare dai placebo".
Gli errori logici contenuti nelle tre fasi sono tanti e gravi. Occorre precisare che i medici omeopatici sono spesso personaggi rispettabili che per troppo amore non vedono i limiti di ciò che propongono. Alcuni di essi sono partiti dalla medicina tradizionale e "schifati" da alcuni fattori hanno saltato il fosso; alcuni non sono riusciti a entrare nei circuiti di ricerca tradizionali (spesso per colpe non loro) e per reazione hanno rinnegato le loro origini; ecc. Insomma difficilmente l'omeopata è un ciarlatano (d'altra parte ciarlatani si trovano in tutte le professioni...).
Fatta questa premessa consideriamo solo i fatti. Smontiamo subito la terza frase, facendo presente la differenza fra scienza e ricerca; è abbastanza banale trovare ricerche che dimostrano una cosa e altre che dimostrano il suo contrario: la strada per diventare "scienza" è molto più ardua e non basta la pubblicazione di una ricerca che è solo il punto d'inizio. E poi molti omeopati ritengono dubbie molte pubblicazioni tradizionali sulle stesse riviste...
Abbiamo già detto più volte che le medicine alternative non rispettano la legge di guarigione totale. Per chi non ritenesse sufficientemente chiaro la legge, andiamo oltre. Esistono patologie guaribili spontaneamente e altre che non lo sono. È chiaro che se si considerano patologie guaribili spontaneamente (le chiameremo PGS), non si può valutare l'efficacia di una cura. Come si fa, onestamente, a parlare di efficacia? Anche la statistica non può venirci in aiuto perché i dati sono facilmente male interpretabili. Consideriamo la prima frase: l'atteggiamento della Bernardini è simile a quello degli antichi che di fronte a un'eclissi parlavano di intervento degli dei. Attribuisce all'omeopatia un fatto che è solo contemporaneo (la guarigione). Supponiamo che il bambino sarebbe guarito spontaneamente: in 24 mesi il fatto che la guarigione capiti proprio nel mese di cure omeopatiche ha probabilità di 1/24, statisticamente non bassissima. Considerando che ci sono molti soggetti (tra cui il sottoscritto) che non hanno avuto nessun beneficio dall'omeopatia, si può ben comprendere  il meccanismo: sfruttare le guarigioni spontanee per attribuirle all'omeopatia. Quelle non avvenute passano sotto silenzio. Resta comunque sempre da valutare il fatto se l'omeopatia faccia veramente qualcosa, ma è sbagliato attribuire la guarigione a ciò che si vuole promuovere quando non si sa nemmeno perché è avvenuta. Come fare per dirimere la questione?

La prima sfida

omeopatiaSemplice, usando non concetti come probabilità, statistica, ma la certezza. La medicina tradizionale guarisce un certo numero di patologie in modo certo. Dati cioè 100 pazienti cento guariscono. Questo avviene in tutti i campi della medicina e per malattie NPGS (non guaribili spontaneamente). Senza pretendere il 100%, ma almeno il 99%, sfidiamo l'omeopatia a

indicare una patologia NPGS guarita nella totalità dei casi.

Almeno una. Perché il parlare di "soggetti che guariscono e altri no" non può dare dignità di scienza ad alcuna disciplina.

La seconda sfida

Per proporla smontiamo la seconda frase che è veramente ottimistica. Se veramente l'omeopatia curasse l'influenza, i rimedi omeopatici spopolerebbero. Anche in questo caso si sfrutta l'effetto tempo per una patologia PGS (l'influenza guarisce anche da sola....). Ma prendiamo per buona la frase e il fatto che nove milioni di italiani si affidano alle cure omeopatiche. Se anche questo fosse vero (sono nove milioni gli italiani che hanno tentato una cura, il che è diverso perché non ne fa sostenitori a vita...), ecco la sfida:

perché le farmacie di soli prodotti omeopatici non hanno lo stesso successo commerciale di quelle tradizionali?

Le terapie omeopatiche funzionano, un italiano su sei le usa, dovrebbero esserci un sacco di farmacie per SOLI prodotti omeopatici. Ma non si vedono e dubito che sopravvivrebbero commercialmente. Esistono molte farmacie che vendono prodotti omeopatici, ma stanno in piedi perché vendono farmaci tradizionali. Cattive abitudini del consumatore, diranno i sostenitori dell'omeopatia. Ma nessuno vieta loro di creare "omofarmacie" e vedere che riscontro hanno presso il pubblico. Se una cosa funziona il pubblico torna, se funziona una volta sì (magari per caso) e dieci no, si fallisce.

IL COMMENTO

omeopatiaSimilia similibus curentur
 
Premessa:
 
Similia similibus curentur ovvero I simili siano curati dai simili: il principio della similitudine afferma (lo riportiamo molto grossolanamente) che le malattie non devono essere curate dai "contrari" (ovvero gli "anti", anti-infiammatori, anti-piretici e via discorrendo) ma dai "simili"...
 
La mail:
 
Ho letto i tuoi articoli sull'omeopatia, e posso dirti per esperienza personale, è dal 1998 che mi curo con l'omeopatia, che il percorso per dimostrarne l'efficacia è ancora molto lungo, e non so se sia possibile, è anche vero che l'uomo ha creduto per secoli che la terra fosse piatta o al centro dell'universo, certo è che dimostrare scientificamente l'omeopatia è veramente arduo, secondo me profano (nel senso che non sono un medico), anche se ho letto molto in materia e ho conosciuto vari omeopati. La scelta del rimedio infatti viene fatta dopo un "interrogatorio" di circa un'ora, un'ora è mezzo, in cui vengono vagliate in lungo e largo le abitudini del soggetto, i gusti alimentari, gli orari delle manifestazioni dolorose, il modo di porsi verso la vita, il lavoro, gli altri, si indaga molto sulla persona (psicologicamente) e la "malattia" di cui uno soffre non è importante in fondo quale sia, ma come si manifesta, infatti vengono dati rimedi diversi, a persone diverse per la stessa malattia, se prendi il cortisone (cura a mio avviso devastante), lo prendi sia te che chi ha la tua stessa malattia e il risultato, almeno inizialmente è tangibile. Mentre il rimedio omeopatico è tutta un'altra cosa, a volte stai effettivamente meglio (vedi inizialmente l'artropatia nel mio caso), poi magari vai incontro a sintomi nuovi (peggioramento della psoriasi), oppure prendi lo stesso rimedio un anno dopo e non ha più i soliti effetti. In pratica io soffro di artropatia psoriasica dal 1994, ho fatto le cure ufficiali (Salazopyrin), con risultati non eccellenti e le transaminasi che come ti ho gia detto superavano 400, poi ho fatto il Medrol (cortisone) con risultati alterni, con le cure omeopatiche (negli anni) le manifestazioni artropatiche sono quasi cessate, mentre quelle psoriasiche sono molto incrementate, ma come sarebbe andata se non mi fossi curato, o se avessi continuato con il cortisone e la sulfasalazina, questo io non lo so, adesso vado dall'omeopata un paio di volte l'anno e ho contatti via mail con lui, ma sembra più un percorso psicoterapico che puramente medico come siamo abituati a considerarlo. A.
 
La tua vicenda indica chiaramente che l'omeopatia non funziona. Rileggi la frase: "…è dal 1998 che mi curo con l'omeopatia".
Io ti rispondo: "E sei guarito?". Conoscendo il tuo caso, la risposta è: NO. La tua patologia attualmente non è sconfitta né dalla medicina convenzionale, né da quella alternativa. Solo che gli alternativi per i casi come i tuoi infondono molte energie, non trascurando il supporto psicologico al soggetto. Il malato si sente "coccolato" e questo in molte patologie in cui esiste una componente psicologica è fondamentale. Perché? Perché fa credere al soggetto che gli eventuali miglioramenti siano non frutto dell'evoluzione della malattia (le medicine alternative ottengono i loro "massimi" risultati nelle patologie periodiche, cioè quelle dove "naturalmente" si avrebbero fasi di miglioramento e di peggioramento). Il soggetto commette cioè un errore di partigianeria: attribuisce al rimedio omeopatico un miglioramento che può essere solo frutto del caso perché la patologia in sé è altalenante. Tant'è che spesso, nonostante il rimedio omeopatico, poi ripeggiora!
Considera la situazione: "…le manifestazioni artropatiche sono quasi cessate, mentre quelle psoriasiche sono molto incrementate". Sinceramente non mi sembra granché. Scusa per la mia solita franchezza, ma io vorrei che sia i medici convenzionali sia gli alternativi cessassero i loro deliri di onnipotenza: se una malattia "per ora" è incurabile (e c'è cura se c'è guarigione, altrimenti è meglio parlare di terapia e basta) occorre avere la dignità di dirlo.


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