Chiropratica
Copyright by THEA 2004
La
chiropratica fu proposta da Daniel David Palmer (1895) che
sottolineò l'importanza della manipolazione della colonna vertebrale e
ipotizzò che la compressione di un nervo o di una radice nervosa a livello
della colonna vertebrale può causare sintomi locali e remoti dal sito della
lesione. Palmer studiò anche la relazione del bacino con torsioni vertebrali
e alcuni tipi di scoliosi, codificò il trattamento manipolativo, dandogli
dignità scientifica (The Chiropractor's Adjuster). Il termine chiropratica deriva dal greco (cheir, mano + praktikè, pratica); è una disciplina che cura alcune patologie con specifiche manovre (aggiustamenti) sulle vertebre e su altre strutture osteoarticolari. Lo scopo dell'aggiustamento è la rimozione delle cause meccaniche all'origine dei disturbi. La chiropratica è indicata per torcicollo, disturbi del complesso collo-spalla-braccio, dolori di schiena, lombalgie, sciatica, dolori alle articolazioni sacroiliache, alcuni tipi di cefalea ecc. Può invece essere controindicata in ernie del disco di una certa gravità. Infatti, essendo un fatto tipicamente meccanico, non può sostituire la terapia chirurgica; in altri termini è controindicata in quei casi in cui la situazione è irreversibile, almeno meccanicamente parlando.
Quando ricorrere alla chiropratica - Poiché teoricamente basta una minima alterazione delle strutture delle vertebre e/o un loro minimo spostamento per creare una compressione o uno stiramento diretto o indiretto del midollo spinale, dei nervi e/o delle formazioni vascolari che passano tra le vertebre, molti dolori indefiniti o le cui cause sono sconosciute potrebbero essere curati con la chiropratica. Occorre però un atteggiamento scientificamente corretto e considerare la chiropratica come una delle possibili terapie e non la sola possibilità terapeutica. In realtà esistono molte altre subdole cause che possono giustificare dolori a prima vista inspiegabili: riportare ogni problema a un'alterazione dell'equilibrio della colonna vertebrale è un passo arbitrario che il serio chiropratico non deve fare. Infatti in chiropratica la diagnosi è fondamentale. Si esamina attentamente la colonna vertebrale e il bacino mediante esami radiografici, ortopedici e neurologici. In base ai riscontri il chiropratico deciderà se intervenire o meno.
Molto meno professionale è l'atteggiamento di chi vuole estendere procedure chiropratiche alla cura di patologie che non interessano direttamente l'apparato locomotore, sostenendo (ma non esistono prove scientifiche in merito) che comunque un'alterazione a livello della colonna vertebrale può creare problemi di svariata natura. Anche in questo caso il delirio di onnipotenza del terapeuta (che ha ottenuto buoni successi in un campo comunque ristretto) porta a un ingiustificato allargamento del suo orizzonte operativo.
Una chiropratica moderna
L'evoluzione più auspicabile è che il connubio fra medicina convenzionale e chiropratica diventi sempre più stretto.Perché ciò accada è necessario che il termine "chiropratico" sia estremamente ben definito con un forte collegamento a un percorso di formazione riconosciuto.
Oggi un qualunque manipolatore può definirsi chiropratico; non importa se è un ciarlatano, ma può farlo: può cioè chiamarsi chiropratico, mentre una persona "per legge" non può fregiarsi del titolo di medico senza esserlo. Ciò ovviamente penalizza la parte migliore della chiropratica. Come detto più volte i chiropratici e gli osteopati "scientifici" (si veda anche l'articolo sull'osteopatia: tale articolo è genericamente negativo,ma ciò non toglie che io per esempio abbia un osteopata di mia fiducia), anziché criticare i miei articoli (peraltro la critica è sempre costruttiva) dovrebbero battersi per un riconoscimento ufficiale sul nostro territorio nazionale.
