Protesi acustiche
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Protesi acustiche: un po' di storia
Un po' forzatamente possiamo affermare che uno dei primi tipi di protesi acustica sia stato il cosiddetto cornetto acustico. Sembra che la prima rappresentazione grafica di tale apparecchio sia apparsa in un'opera di Athanasius Kircher, filosofo e storico tedesco del XVII secolo. Fino alla metà inoltrata del 1800, il cornetto acustico era l'unico mezzo "tecnologico" utilizzato per migliorare le prestazioni uditive di coloro che soffrivano di ipoacusia. Esistevano cornetti acustici di vario genere e vi erano anche "variazioni tematiche" alquanto particolari come, per esempio, le cosiddette "poltrone acustiche" fra cui ricordiamo il famoso trono acustico costruito nel 1819 da Rein per il re del Portogallo.Negli istituti scolastici per bambini sordi c'erano dei tubi che, a partire da un corno entro il quale gli insegnanti parlavano, portavano il suono agli orecchi degli allievi.
Si dovette attendere il 1880 per fare un passo avanti in campo tecnologico. Il merito è da ascriversi a Alexander Graham Bell (l'eterno rivale del nostro Antonio Meucci) che ideò un apparecchio elettroacustico per sua moglie, la giovane Mabel Hubbard, che Bell aveva conosciuto nella scuola per non udenti dove Bell faceva l'insegnante.
Un ulteriore progresso fu fatto dopo la fine della Grande Guerra grazie all'utilizzo di valvole termoioniche e alla progressiva diminuzione delle dimensioni degli apparecchi acustici.
Dopo la fine della II guerra mondiale si fece un ulteriore passo avanti grazie allo sviluppo delle pile che permise di ridurre ancora le dimensioni degli apparecchi acustici.
Qui di seguito riassumiamo brevemente le tappe fondamentali dello sviluppo degli ausili acustici nel XX secolo.
Anni Dieci – Verso la fine della prima decade del XX secolo, nel 1907, uno scienziato e inventore statunitense, Lee De Forest, l'inventore del triodo, costruì il primo prototipo di apparecchio acustiche funzionante a valvole termoioniche.
Anni Venti – Risalgono a questi anni i primi ricevitori da orecchio di tipo
magnetico. Non vi sono ancora all'epoca sensibili miglioramenti a livello delle
dimensioni dell'apparecchiature; anche la qualità non è particolarmente eccelsa,
ma questi anni sono importanti perché vi è un notevole fermento della ricerca in
questo campo. Anni Quaranta – In questi anni si fa un notevole passo avanti; la miniaturizzazione delle valvole consente di costruire apparecchi acustici di dimensioni notevolmente ridotte. Siamo arrivati quindi ai primi apparecchi acustici tascabili. Nel 1948 viene inventato il transistor, cosa che costituirà una vera e propria svolta per il decennio seguente.
Anni Cinquanta – Sono gli anni della nascita dei primi ausili acustici retroauricolari. Ma fu la già citata invenzione del transistor a far sì che si potessero costruire apparecchi ibridi (in parte a valvole e in parte a transistor). L'anno 1952 vede la nascita del primo ausilio acustico a occhiale basato esclusivamente sui transistor.
Anni Sessanta – Si realizzano i primi circuiti automatici che consentono di controllare il volume. In Italia, all'inizio di questo decennio si costruisce il primo apparecchio che può essere messo per intero nell'orecchio (le cosiddette protesi "tutto nell'orecchio"). Nella seconda metà del decennio la Philips realizza il primo circuito integrato che viene utilizzato per gli apparecchi acustici; vedono la nascita anche i primi microfoni direzionali.
Anni Settanta – La tecnologia si fa sempre più sofisticata. Vedono la luce apparecchi con circuiti a film spesso e sottile. Si passa inoltre dai Controlli Automatici di Volume ai Controlli Automatici di Guadagno.
Anni Ottanta – Inizia l'era digitale, ma il primo apparecchio interamente basato su tecnologia digitale fallisce per problemi hardware e software.
Anni Novanta – Gli apparecchi acustici diventano sempre più sofisticati. Vedono la luce i primi apparecchi acustici con più canali di amplificazione e uno o più programmi di funzionamento.
Arrivano i primi prodotti digitali, prima più semplici e via via più complessi.
Deficit uditivi: un problema diffuso
Una recente inchiesta svolta in Francia ha indicato che alla fine del 2007 erano
più di cinque milioni le persone che soffrivano di perdite uditive, quasi il 10%
della popolazione. Valori simili, ma superiori, anche nel nostro Paese che conta
circa 7 milioni di persone che hanno problemi di tipo uditivo. Il problema
dell'ipoacusia riguarda, secondo le stime della Drees (Direction de la
recherche, des études, de l'évaluation et des statistiques), quasi mezzo
miliardo di persone in tutto il mondo. Checché se ne possa pensare, il problema dell'ipoacusia non riguarda solamente le persone anziane, anche se, a onor del vero, si deve ricordare che il 68% dei soggetti con deficit uditivi è costituito da ultrasessantenni.
I due terzi circa di coloro che soffrono di ipoacusia presentano disturbi considerati lievi o moderati (da 25 a 40 dB di perdita); è il caso di coloro che riescono a percepire un discorso senza particolari problemi, ma accusano la perdita di qualche sillaba. Poco meno del 30% dei problemi acustici sono considerati di media o grave entità (dai 40 ai 70 dB di perdita), il resto delle persone soffre di ipoacusia profonda (più di 90 dB di perdita).
Le cause dell'ipoacusia possono essere le più svariate, ma, nella stragrande maggioranza dei casi, i deficit uditivi sono provocati dalla degenerazione naturale delle cellule ciliate dell'orecchio interno, un fenomeno noto come presbiacusia che inizia a manifestarsi verso i venti anni di età, ma che diventa generalmente significativo a partire dai 65. Nei deficit uditivi profondi si deve prendere in considerazione la possibilità di intervenire chirurgicamente mediante l'applicazione di un impianto cocleare.
Nei casi in cui invece il deficit uditivo sia inferiore ai 70 dB, la protesi acustica potrebbe rivelarsi utile nella correzione di tale deficit. Perché allora è notevolmente bassa la percentuale di coloro che ricorrono a tali ausili uditivi?
Protesi acustiche: un ausilio poco considerato
Soltanto il 15% circa delle persone che potrebbero ricorrere alle protesi acustiche ne sono dotate. Il dato appare sorprendente. I deficit uditivi sono una condizione che può creare non pochi problemi a livello relazionale con conseguente scadimento della qualità della propria vita. Perché quindi rinunciare a uno strumento che può, pur con certi limiti, ridurre tale scadimento? Le ragioni sono sostanzialmente tre. La prima è che molto spesso i deficit uditivi si sviluppano in modo progressivo e molte persone non si rendono conto che la loro qualità uditiva ha subito dei peggioramenti fino a che la cosa non diventa più "eclatante". La seconda ragione è che il prezzo delle protesi acustiche non è alla portata di tutte le tasche. La terza è che, a livello psicologico, la protesi acustica non è accettata di buon grado; quest'ultimo motivo è forse il più sorprendente dal momento che le protesi acustiche attualmente in commercio sono totalmente diverse da quelle dei primi tempi; ai primi antiquati, poco efficaci e molto inestetici cornetti acustici sono subentrati modelli dalle dimensioni ridotte e notevolmente più performanti. I modelli che sono attualmente commercializzati funzionano pressappoco così: i suoni vengono captati da uno o più microfoni, il segnale audio viene quindi prima amplificato e poi "ripulito" (grazie a un amplificatore e a un microprocessore) dopodiché viene inviato attraverso il condotto uditivo. Particolari più esaustivi sono riportati nel paragrafo successivo.Protesi acustiche: i modelli
Una protesi acustica consta generalmente di sei parti, un microfono, una bobina
telefonica, una batteria, un amplificatore, un regolatore di volume e un
ricevitore. Vediamo brevemente come funziona una protesi acustica basandoci sulla componentistica sopracitata.
Il microfono ha il compito di raccogliere il segnale acustico e di trasformarlo in segnale elettrico. Nel momento in cui le onde sonore colpiscono la membrana del microfono, questa inizia a vibrare; la facilità di vibrazione della membrana microfonica dà la misura della qualità del microfono.
La bobina telefonica ha lo scopo di amplificare il segnale telefonico quando si avvicina la cornetta del telefono alla protesi acustica. Nel momento in cui si accende la bobina telefonica, viene temporaneamente esclusa la funzione del microfono allo scopo di eliminare fastidiosi rumori provenienti dall'ambiente.
La batteria è costituita da pile a lunga durata o comunque ricaricabili.
L'amplificatore serve ad amplificare i segnali elettrici che giungono dal microfono. L'amplificatore consta di circuiti che elaborano e controllano i segnali che gli giungono.
Il regolatore di volume è una componente che in certi apparecchi può essere manovrata dall'utente, mentre in altri solo dall'audioprotesista.
Il ricevitore ha il compito di trasformare il segnale elettrico amplificato in un segnale sonoro che sia utilizzabile dall'orecchio umano. Il ricevitore è sicuramente la parte più importante e delicata dell'intera apparecchiatura.
Esistono varie tipologie di protesi acustiche. Vediamole brevemente.
Protesi acustiche a scatola – L'apparecchio viene posizionato in tasca oppure sul petto; il ricevitore viene messo dietro l'orecchio (la forma è quella di una chiocciola) e tramite dei cavetti viene collegato all'amplificatore. È una tipologia di protesi acustica ormai obsoleta. È ingombrante, esteticamente poco gradevole ed è sempre più in disuso.
Protesi acustiche a occhiale – I componenti elettronici della protesi vengono inseriti in una o in tutte e due le stanghette degli occhiali. Ne esistono due tipi, uno è a conduzione ossea, indicato per ipoacusie lievi o moderate; ha un vibratore che è appoggiato sull'osso mastoideo e ha il compito di trasmettere alla coclea le vibrazioni sonore. L'altro tipo viene invece detto a conduzione aerea. In questa tipologia di protesi i suoni passano dalla stanghetta, attraverso un piccolo tubo che termina con un auricolare, all'interno del condotto uditivo. Anche le protesi a occhiale sono ormai cadute in disuso e sono sempre meno utilizzate.
Protesi acustiche retroauricolari – Questa tipologia di protesi acustica viene applicata dietro l'orecchio al quale si adatta. I suoni vengono amplificati e vengono trasportati, attraverso un tubicino in plastica, al condotto uditivo fino alla chiocciola. È un tipo di protesi che può essere utilizzato per tutti i tipi di ipoacusia; il loro problema fondamentale è l'eccessiva "visibilità" e questo le rende poco gradite al soggetto. Sono protesi dotate di estrema versatilità e, rispetto ad altri modelli, sono in grado di amplificare una maggiore gamma di suoni. Sono caratterizzati da una notevole durata e i modelli più sofisticati sono anche impermeabili.
Protesi acustiche endoauricolari – La protesi acustica endoauricolare è un tipo di protesi, generalmente in resina, a forma conica ed è costituita fondamentalmente da due parti: piastrina e guscio; quest'ultimo viene modellato in base alla forma del condotto uditivo. Alcuni tipi di protesi endoauricolare sono dotati di dispositivi di ingresso audio che permettono il collegamento diretto a radio, televisione, modulatori di frequenza ecc.
Sono protesi di dimensione abbastanza contenute e quindi risolvono in parte il problema estetico che crea diversi problemi a molti soggetti.
Le protesi acustiche endoauricolari sono indicate per ipoacusie leggere o medie, mentre devono essere perfezionate tecnologicamente per quanto concerne le ipoacusie di grado più severo.
Protesi acustiche impiantabili – La protesi acustica impiantabile è un tipo di protesi relativamente recente. Questo tipo di ausilio acustico viene impiantato in modo permanente sotto la cute ed è praticamente invisibile. Un tale tipo di protesi acustica ha una durata che varia dai 10 ai 15 anni e conseguentemente le batterie ricaricabili devono essere totalmente affidabili. Esistono anche protesi acustiche parzialmente impiantabili la cui parte esterna è grande come una moneta; tale parte contiene il microfono, la batteria e i circuiti digitali deputati all'elaborazione del suono; il messaggio sonoro viene poi inviato alla parte che si trova sotto la cute.
La protesi acustica impiantabile è molto apprezzata per la sua "discrezione", ma è poco adatta a coloro il cui canale auricolare è particolarmente stretto.
Impianti cocleari – L'impianto cocleare è un tipo di protesi acustica costituito da una parte interna e una esterna. La parte interna, impiantata chirurgicamente, consta di un ricevitore alloggiato nell'osso temporale e di una serie di elettrodi posizionati nell'orecchio interno. La parte esterna, il processore sonoro, è praticamente un computer in miniatura che ha il compito di trasformare i suoni in segnali che il nervo acustico invierà al cervello che li riconoscerà come suoni.
Sia le protesi acustiche endoauricolari sia le protesi acustiche retroauricolari sono caratterizzate dal fatto che è possibile programmarle tramite la tecnologia digitale che si basa sull'audiogramma del soggetto affetto da ipoacusia. In questo modo è possibile regolare in modo pressoché ottimale le varie componenti dell'apparecchio (microfono, amplificatore e ricevitore).
Alcuni consigli per i portatori di protesi acustiche
Di seguito vogliamo fornire alcuni consigli pratici per i portatori di protesi acustica.Visite periodiche – È opportuno, ogni sei mesi, che i portatori di protesi acustiche si sottopongano a visita otorinolaringoiatrica. La ragione principale di questi controlli periodici risiede nel fatto che la presenza di una protesi acustica, o di una sua parte, all'interno del condotto uditivo, può provocare un accumulo eccessivo di cerume con tutte le fastidiose conseguenze che ciò comporta (malfunzionamento dell'apparecchio, feedback acustico ecc.).
Esistono poi in commercio farmaci atti a prevenire la formazione di tappi di cerume e strumenti appositamente studiati per l'igiene dei condotti uditivi.
Esame audiometrico – È buona norma che i portatori di protesi acustiche si sottopongano, almeno una volta all'anno, a un esame audiometrico.
Pulizia della protesi acustica – La pulizia della protesi acustica non deve essere trascurata. Le protesi acustiche endoauricolari dovranno essere pulite accuratamente al fine di togliere gli eventuali detriti penetrati all'interno dello strumento. Per quanto riguarda invece le protesi retroauricolari, viene raccomandata una scrupolosa pulizia della parte che viene inserita all'interno del condotto uditivo.
Prevenzione delle dermatiti dei condotti uditivi – I portatori di protesi acustiche possono essere colpiti da dermatiti del condotto; allo scopo di minimizzare la probabilità di essere colpiti da questo evento particolarmente fastidioso, è possibile cospargere la parte che entra nel condotto con gocce auricolari o con lozioni a base di cortisone.
Verifiche dell'adattamento della protesi acustica – Generalmente, dopo un certo lasso di tempo, che varia da soggetto a soggetto, il condotto uditivo cambia di forma; ciò può causare la frequente fuoriuscita della protesi acustica o un suo funzionamento non ottimale. È quindi buona norma, periodicamente, consultare il proprio audioprotesista per verificare se è il caso di procedere con degli adattamenti della protesi acustica alla nuova condizione del condotto.
Controlli tecnici periodici della protesi acustica – Allo scopo di garantire il miglior funzionamento possibile della protesi acustica, è consigliabile eseguire periodici controlli dell'apparecchio.
Norme di legge interessanti i portatori di protesi acustiche
Ai soggetti che soffrono di ipoacusia di medio-grave o grave livello è garantito il diritto alla prescrizione gratuita della protesi acustica (D.P.R. del 28/12/92) qualora la perdita uditiva media – che deve essere misurata attraverso un esame audiometrico per le frequenze di 500, 1.000 e 2.000 Hz – risulti uguale o maggiore di 65 decibel. Le perdite totali dell'udito che non possono essere riabilitate con le protesi acustiche non sono contemplate in questa tutela.In alcuni casi i valori di ipoacusia non giustificherebbero, da soli, il rimborso della protesi acustica; tuttavia, se nel soggetto coesistono, oltre all'ipoacusia, altre cause di invalidità lavorativa che, valutate nel loro complesso, causano un'invalidità al lavoro generica superiore al 35%, è possibile richiedere una tutela regionale. La decisione sull'ammissibilità della domanda spetta alla commissione invalidi dell'ASL di competenza.
Protesi acustiche: il futuro… presente
La tecnologia alla base delle protesi acustiche è in continuo miglioramento. L'era analogica è ormai pressoché tramontata e quella digitale ha ormai preso il sopravvento. Grazie alle tecnologie digitali si è in grado di effettuare interventi su numerosissimi parametri sonori in tempo pressoché reale. Modelli sempre più piccoli e confortevoli sono allo studio e non vengono trascurate né la qualità sonora né la facilità nell'uso. Certo è che si può ancora migliorare; attualmente i modelli in commercio agiscono su frequenze sonore comprese tra i 125 e gli 8.000 Hz, si è quindi sempre molto lontani dal raggiungere il grado di sofisticatezza dell'orecchio umano che è in grado di discriminare suoni tra i 20 e i 20.000 Hz.Molto si è fatto e molto si sta facendo, ma il vero futuro è appena cominciato.
Protesi acustiche: cinque domande fondamentali
Quanto costano le protesi acustiche?
Il mercato offre attualmente diverse possibilità che sono in grado di coprire la
stragrande maggioranza delle esigenze del soggetto. Se prendiamo in
considerazione l'aspetto tecnologico bisogna subito premettere che gli
apparecchi acustici che utilizzano la tecnologia analogica sono ormai strumenti
obsoleti e che presentano diversi limiti. A livello qualitativo, la tecnologia
digitale è decisamente superiore; la scelta di una protesi acustica di tipo
analogico viene ormai ristretta soltanto a quelle situazioni in cui l'esigenza
primaria è quella di contenere i costi. In commercio sono reperibili protesi
acustiche di tipo analogico il cui prezzo medio si aggira sui 400-500 euro. Le protesi digitali invece hanno
prezzi decisamente superiori che sono compresi fra un minimo di 900 euro e un
massimo di 5.000 euro. Ovviamente la scelta di una protesi acustica dovrebbe, in primo luogo, essere fatta tenendo conto della gravità dell'ipoacusia.
La protesi acustica restituisce immediatamente un'acuità uditiva normale?
La risposta è no. È necessario infatti passare attraverso un processo rieducativo. L'orecchio e il cervello devono riabituarsi alla percezione di suoni che non venivano più uditi. Sono necessari alcuni mesi prima che tale processo possa considerarsi terminato.
Si dovrebbe ricorrere alle protesi acustiche non appena si hanno i primi segnali di perdita uditiva?
Sì. Questo aspetto è molto importante. Si deve intervenire il più precocemente possibile. Gli scopi sono quelli di evitare che il cervello si "disabitui" alla percezione di determinati suoni e che l'adattamento alla protesi acustica avvenga il più rapidamente possibile. C'è inoltre un'altra ragione che merita di essere presa in considerazione. Uno studio condotto dal Grap (Groupe de Recherche Alzheimer Presbyacousie) tra il 2004 e il 2007 afferma che il rischio di sviluppare una malattia degenerativa come l'Alzheimer sarebbe circa 2,5 volte più elevato nelle persone di età superiore ai 75 anni affette da sordità; il rischio maggiore rispetto al gruppo di non sordi o a quello con protesi sembra spiegarsi con il maggior isolamento sociale.
Sono necessarie particolari precauzioni nell'uso delle protesi acustiche?
Le protesi acustiche sono strumenti elettronici e come tali mal sopportano l'umidità; è consigliabile quindi evitare di portarle in determinate situazioni (doccia, piscina, al mare ecc.). Sono inoltre sconsigliati gli urti di una certa intensità come quelli che possono verificarsi durante la pratica di determinate attività sportive (rugby, sport di combattimento in genere ecc.). Inoltre è consigliabile evitare il contatto delle protesi con sostanze che potrebbero corroderne i componenti elettronici (profumi, dopobarba ecc.).
Come scegliere la protesi acustica?
La risposta a questa domanda dovrebbe essere scontata: si dovrebbe scegliere la protesi acustica che più migliora la qualità uditiva del soggetto e ciò può essere fatto se fra il paziente e l'audioprotesista al quale egli si rivolge c'è una totale collaborazione. Sfortunatamente, alla prova dei fatti, tale risposta tanto scontata non è. Sulla scelta influiscono pesantemente altri fattori che dovrebbero essere secondari, ma che in molti casi finiscono per prevalere. Ovviamente il fattore economico è quello meno "controllabile" nel senso che molte persone (spesso anziane e con modeste pensioni) hanno a disposizione budget non particolarmente elevati. Gli altri fattori sono il gusto e la psicologia del soggetto. Questi sono fattori che rischiano di far compiere scelte non ottimali. Il cedere a scelte meramente estetiche può far orientare il soggetto verso protesi praticamente invisibili, ma poi, alla fine dei conti, non particolarmente efficaci.
Protesi acustiche: il futuro… futuro
Le protesi acustiche sono in certi casi dei veri e propri gioielli elettronici; sempre più compatte, più autonome e più impermeabili. Cosa c'è quindi da aspettarsi in futuro? Sicuramente le protesi acustiche del futuro saranno molto più potenti e raffinate. Uno degli obbiettivi principali è quello di realizzare protesi che siano in grado di isolare le diverse tipologie di suono (per esempio la voce) su diversi canali; un po' come si fa nel caso delle registrazioni musicali nelle quali possono indirizzare i suoni dei vari strumenti su canali separati. Attualmente le protesi attuali amplificano selettivamente le frequenze sonore che corrispondono alla voce e diminuiscono il rumore delle altre, ma in futuro saremo in grado di trattare i vari segnali in modo ancora più "fine" tanto da poter per esempio distinguere nettamente le parole in situazioni rumorose nelle quali esse vengono normalmente perdute.Verrà poi in aiuto la sempre più promettente tecnologia wireless. Non è infrequente, al giorno d'oggi, che i dispositivi di connessione delle protesi acustiche ad altri apparecchi (per esempio la televisione) creino problemi di sincronizzazione fra ciò che si vede e ciò che si sente. Tali problemi sono destinati a scomparire.
I ricercatori però si spingono molto oltre, ipotizzando l'uso delle protesi acustiche a mo' di piccoli computer in grado di fornire, a coloro che le portano, dati quali la temperatura corporea, la glicemia, la velocità del battito cardiaco; la protesi acustica inoltre potrebbe anche svolgere funzioni da "agenda elettronica" ricordando appuntamenti o riunioni d'affari.
* Protesi acustiche è un'espressione impropria, anche se ormai è entrata nell'uso comune per indicare gli apparecchi acustici. Per definizione, la protesi è un qualcosa che "sostituisce" totalmente o parzialmente un organo o un segmento corporeo. Si veda per esempio la definizione che ne dà il Vocabolario Treccani:
… omissis…
In medicina e in chirurgia, la sostituzione di un organo (o di una sua parte) o di un segmento corporeo con strutture artificiali che ne recuperino la funzionalità … omissis… Per estensione e impropriamente si definiscono protesi anche determinati apparecchi esterni (che propriamente si chiamano ortosi e ausilî) rivolti a migliorare la funzione di un apparato senza sostituirsi ad esso; per esempio, protesi acustiche, denominazione dei varî apparecchi (chiamati anche audioprotesi) atti a migliorare la capacità uditiva di pazienti con riduzione dell'udito, costituiti essenzialmente da un microfono, un amplificatore e un ricevitore e corredati da un alimentatore a pila… omissis…
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