Tarassaco
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Il tarassaco è una pianta originaria delle zone circumboreali, ma è praticamente presente in tutto il mondo; nel nostro Paese lo si trova in tutte le regioni; il tarassaco cresce nei campi, sui cigli delle strade, nei prati e nelle praterie fino a duemila metri di altezza. Anche se molti considerano il tarassaco una pianta infestante, in molti Paesi viene addirittura coltivato (estese coltivazioni di tarassaco sono per esempio presenti in Francia e in Germania).
Il tarassaco è anche noto anche con diversi altri nomi, talvolta molto pittoreschi (cicoria selvatica, dente di leone, pisacan, piscialletto, soffione ecc.).
Le parti del tarassaco che vengono utilizzate in fitoterapia sono le foglie e la radice.
Le foglie di tarassaco vengono raccolte nel periodo primaverile al momento della fioritura.
I costituenti principali delle foglie di tarassaco sono sesquiterpeni lattoni, triterpeni, cumarini, carotenoidi, vitamine (A, B, C e D) e minerali (in particolar modo il potassio).
I costituenti principali della radice sono sesquiterpeni, taraxosidi, triterpeni, acidi fenolici, polisaccaridi, vitamine e minerali (soprattutto potassio e calcio).
Le foglie di tarassaco vengono considerate un ottimo diuretico naturale (di qui il curioso nome con il quale il tarassaco è spesso chiamato, piscialletto); la radice di tarassaco invece viene considerata un ottimo disintossicante che agisce principalmente sull'organo epatico e sulla cistifellea.
Il tarassaco viene quindi consigliato in caso di acne, afta, stati di leggera intossicazione, infiammazioni della colecisti, dispepsia, lievi disturbi epatici, emorroidi, gotta, iperuricemia, ipertensione arteriosa, inappetenza, iperlipidemia, ittero, shigellosi (enterite da Shigella), stipsi ecc.
Da sempre la fitoterapia ha dato notevole importanza ai molteplici utilizzi terapeutici del tarassaco tant'è che si è coniato il termine tarassacoterapia; che il tarassaco abbia buoni effetti diuretici blandi effetti epatoprotettivi è da tutti riconosciuto; certo è che si deve considerare che il suo utilizzo può venire preso in considerazione solo per disturbi di lieve portata.
I dosaggi consigliati di tarassaco variano generalmente dai 9 ai 30 g di droga (suddivisi in tre somministrazioni giornaliere).
Il tarassaco è generalmente considerata una pianta sicura, ma non è
totalmente scevra,
come del resto accade per molti rimedi fitoterapici, da effetti collaterali
e interazioni con farmaci di sintesi. Il tarassaco può inibire l'aggregazione piastrinica e può potenziare, perlomeno dal punto di vista teorico, l'effetto farmacologico dei farmaci ad azioni trombolitica, anticoagulante e antiaggregante piastrinica. Visto il notevole contenuto in potassio presente sia nelle foglie che nelle radici non è consigliabile associare l'uso di tarassaco a quello di supplementi di tale minerale in quanto potrebbe verificarsi una condizione di iperpotassiemia (anche iperkaliemia).
Si deve inoltre tenere conto che il tarassaco, vista la sua capacità di aumentare l'acidità gastrica, può innalzare il potere gastrolesivo dei farmaci antinfiammatori non steroidei. Infine, dato il notevole effetto diuretico del tarassaco, si deve tener conto che un suo utilizzo può depauperare le scorte di sodio e innalzare conseguentemente la tossicità dei farmaci a base di litio.
Un'avvertenza importante è relativa al lattice che fuoriesce dal tarassaco quando si tagliano le foglie o gli steli; tale sostanza infatti è tossica se viene ingerita.
Oltre che in fitoterapia il tarassaco è utilizzato a scopo gastronomico; con le foglie infatti si possono preparare ottime insalate oppure si possono stufare in padella con aglio e olio. Le foglie di tarassaco possono inoltre essere utilizzate come ingrediente di minestre e frittate. I boccioli dei fiori che non si sono ancora aperti possono essere conservati sottoaceto e consumati come si fa con i capperi. Anche la radice del tarassaco può essere consumata: lessata e condita con un po' di olio extravergine di oliva costituisce un ottimo piatto.
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