La diversificazione
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La teoria di Markowitz funziona solo se l'investitore è razionale, cosa che accade raramente.
Abbiamo già visto uno dei motivi per cui l'investitore non diversifica: l'ottimismo eccessivo; una seconda causa è sicuramente l'abitudinarietà, ovvero la preferenza per ciò che è conosciuto. Se è vero che l'abitudinarietà consente un risparmio dell'attività intellettuale necessaria a valutare nuove esperienze, essa può rappresentare un forte ostacolo cognitivo se ci costringe a preservare comportamenti, convinzioni e valori non più utili a migliorare la qualità della vita. Nel campo finanziario l'abitudinarietà si manifesta nella decisione di investire in pochi titoli o fondi solo perché lo si è sempre fatto, nella ritrosia a cambiare banca o promotore, nella confusione tra immagine commerciale e solidità patrimoniale.

Nell'immagine soprastante è riportato una delle infinite possibili allocazioni del proprio portafoglio. Abitudinarietà significa anche pensare di investire sempre e comunque con una determinata allocazione delle proprie risorse, senza tener conto dei mutamenti delle condizioni del mercato e della propria situazione.
Il rimedio
La diversificazione del portafoglio deve essere un criterio irrinunciabile. Nessun emittente deve pesare nel portafoglio per più del 10%, eccezion fatta per i titoli di Stato nazionali. Ricordare che di alcune aziende conviene essere clienti e azionisti, della maggior parte o uno o l'altro, di alcune né uno né l'altro. Per quanto riguarda il tema della fedeltà: alla banca o al promotore ci lega solo un rapporto commerciale (nessuno dei due ci esenterebbe dal pagamento delle commissioni per premiare il nostro attaccamento). Consiglia l'articolo su Google, clicca
