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Costi e spese
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Costi e spese sono variabili da valutare con attenzione. La loro incidenza sul risultato finale di un investimento supera di gran lunga l'intuito. Consideriamo per esempio il caso di un fondo comune di investimento, uno dei veicoli di investimento più diffusi e, a onor del vero, meno onerosi e più trasparenti. Questo strumento espone a costi espliciti e a costi impliciti. I primi sono direttamente a carico del sottoscrittore e sono quindi quantificabili con precisione. Si tratta, in sostanza, delle commissioni di ingresso e di uscita, balzelli ingiustificati e per fortuna applicati sempre più raramente. I costi impliciti sono a carico del fondo stesso, incidono pertanto sul risultato di gestione, e sono difficili da quantificare, se non analizzando con attenzione il prospetto informativo. Ecco i principali:
  • Commissioni di gestione. Variano dallo 0,30% dei fondi monetari, all'1,50% dei fondi obbligazionari, al 2% dei fondi azionari. Servono a remunerare sia la gestione (scelta dei titoli, amministrazione del patrimonio del fondo, calcolo del valore giornaliero del portafoglio, attività di sostituto di imposta), sia il collocamento (promotori, addetti allo sportello).
  • Spese di banca depositaria. Quantificabili in circa lo 0,10%. Servono a remunerare la società che ha in custodia i titoli del fondo e che verifica che le operazioni decise dal gestore siano conformi ai regolamenti.
  • Spese varie. Difficili da quantificare e da giustificare.
  • Commissioni di performance. Variano in relazione al rendimento ottenuto, e quindi è impossibile valutarle a priori. Per un fondo azionario, in un anno di rendimenti positivi, possono incidere per lo 0,20-0,40%.
  • Costi di compravendita dei titoli. Impossibili da conoscere con precisione, rappresentano le commissioni pagate dal fondo agli intermediari finanziari. Si possono stimare nell'ordine dello 0,20–0,30% l'anno.

Riassumendo

costi e speseÈ probabile che le spese annuali decurtino anche del 3% il rendimento di un fondo azionario. Un esempio numerico può aiutare a capire cosa ciò significhi in termini di risultato finale dell'investimento. Ipotizziamo tre diverse alternative di investimento, identiche in tutto tranne che per i costi: assenti nella prima, pari allo 0,50% del patrimonio nella seconda, pari al 2,5% nella terza. Quale sarà il risultato finale (montante, in termini tecnici) di un investimento in un'unica soluzione di 10 mila euro, di durata ventennale, con rendimento annuo dell'8%? Oltre 46 mila euro nel primo caso, 42 mila nel secondo, 29 mila nel terzo. Ovvero, considerando solo  la seconda e la terza ipotesi (nessun investimento può essere effettuato senza costi): una differenza di costi apparentemente non significativa rappresenta la differenza tra quadruplicare o triplicare il capitale iniziale. In termini pratici vale la pena di sottolineare che le due ipotesi esaminate corrispondono all'utilizzo, a fini previdenziali, di un fondo pensione di categoria (alternativa a basso costo) o di in piano pensionistico assicurativo (alternativa ad alto costo).
Il tema dei costi è ancora più interessante se si esaminano i prodotti assicurativi che prevedono i famigerati caricamenti, ovvero il prelievo, da parte della compagnia di assicurazione, di una parte consistente del premio versato dall'assicurato. Esaminiamo due ipotesi: stesso investimento iniziale (10 mila euro), stesso periodo di detenzione (10 anni), stesso rendimento (5% annuo). Diverse le spese: 0,50% annuo la prima, 1,50% annuo la seconda, che prevede tuttavia anche un caricamento del 5% (in altre parole vengono destinate all'investimento solo 9.500 euro, mentre 500 se ne vanno in spese). Il montante della prima alternativa sarà pari a 15.500 euro, mentre nel caso della seconda si arriverà a non più di 13.500 euro. La differenza di 2.000 euro corrisponde al 15%. 
C'è un altro numero molto interessante e che può far sobbalzare dalla sedia: l'ammontare complessivo delle commissioni pagate durante la vita di un investimento. Supponiamo di acquistare una polizza vita di durata trentennale che prevede un premio ricorrente annuale di 5.000 euro e un costo di gestione annuo complessivo pari al 2% (purtroppo il calcolo di questo numero non è agevolato dall'impostazione del materiale informativo consegnato ai potenziali investitori). A fronte di un rendimento annuo prima delle spese pari al 4%, a quanto ammontano le commissioni pagate nel corso della vita della polizza? A oltre 58 mila euro. Il capitale incassato dal sottoscrittore della polizza sarebbe pari a 204 mila euro, mentre i mancati interessi a causa del prelievo annuale delle commissioni sarebbero pari a 28 mila euro.
Il grafico che segue aiuta a valutare con la massima chiarezza l'effetto delle commissioni sull'accumulo di capitale. Si mettono a confronto tre diverse ipotesi, uguali per quanto riguarda l'investimento annuo, pari a 1.000 euro, differenti per quanto riguarda il carico commissionale annuo.

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