Per imparare a rimanere giovani
Prestazione e invecchiamento (commenti e mail)
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Prestazione e invecchiamento

L'età non conta
 
Ed WhitlockIl canadese Ed Whitlock ha stabilito il nuovo primato mondiale di maratona over 75 con il tempo di 3h04'54". Per molti il dato sembra incredibile. Whitlock ha praticato atletica da giovane (senza arrivare a livelli eccelsi, attorno ai 15' sui 5000 m), poi riprese dopo i quarant'anni nelle file dei master; a 48 anni corse la maratona in 2h31'23" e nel 2003 (73 anni) la corse in 2h54'48".
Che dire? Probabilmente se Whitlock avesse corso la maratona a 30 anni l'avrebbe corsa sotto le 2h25', un tempo allineato con i suoi 15' sui 5000 m, soprattutto considerando che probabilmente è un maratoneta puro. 
La cosa più stupefacente non è quindi il tempo in sé, ma che Whitlock abbia conservato le motivazioni per fare atletica agonistica. Il suo livello di peggioramento è di 1,6"/km per anno, eccellente, ma non proprio da record mondiale (alcuni settantenni arrivano anche sotto 1,5"/km). Sto iniziando a riscrivere Correre per vivere meglio e vorrei farlo ponendomi totalmente in un'ottica di wellrunness; l'obbiettivo è proprio di emulare Whitlock non tanto nel tempo finale, quanto nel margine di peggioramento con l'età. Personalmente penso che la strategia che usa il canadese non sia applicabile a tutti. Da un punto salutistico, l'agonismo puro non è certo importante, anzi una volta superata la fase del recordman, rischia di far peggiorare l'atleta più velocemente a causa di infortuni e di obbiettivi non raggiunti. Solo chi è top fra i master (quasi sempre atleti di vertice anche da giovani, vedasi il nostro Acquarone) può avere le motivazioni per continuare a gareggiare cercando la best performance. E allora? Io ho qualche idea, ma se avete suggerimenti il libro ne trarrà sicuro giovamento.
 

LE MAIL

Mail nr. 1
 
Roberto mi segnala: ...il fondista etiope naturalizzato israeliano dal 1995 Haile SATAIN, che lo scorso 11 aprile ha compiuto 50 anni e che il 6 luglio in occasione dei campionati israeliani su pista ha compiuto una strabiliante impresa vincendo la gara dei 5.000 metri in 14'07"05.

Sinceramente la prestazione di Satain non mi stupisce affatto ed è coerente con quanto detto da me più volte. Si perde 1"/km dopo i 40 anni, cioè 50"/km sui 5000 passando dai 40 ai 50 anni. Quindi equivale a un 13'17" ottenuto a 40 anni (Lopes ha vinto una maratona olimpica a 38 anni!), il che non è granché se comparato al record attuale assoluto. Quindi c'è ancora margine di miglioramento. Il difficile per un cinquantenne (e la situazione è peggiore per un sessantenne o per un settantenne) è mantenere altissime le motivazioni come accade invece facilmente per un professionista che mira a notevoli guadagni economici o a una vittoria olimpica.
Bisogna ormai rendersi conto che l'invecchiamento può essere rallentato e che non è corretto, come fanno molti, cercare motivazioni oggettive per il "proprio" caso personale come accade nella prossima mail.

Mail nr. 2

Caro Roberto,
sicuramente ti ricordi di quando ti ho chiesto informazioni su problemi di doping e di integrazione alimentare, adesso vorrei farti una domanda molto interessante.
Dato che ho compiuto 40 anni e nonostante il fatto che mi sia allenato, se pur con un impegno minore dell'anno scorso, ho notato che rispetto all'anno scorso le mie prestazioni sono decisamente inferiori.
Credevo che fosse un cedimento psicologico, ma proprio oggi parlando con un ex-dilettante di circa 44 anni mi ha riferito che il fatto di essere passato da 39 a 40 anni la prestazione fisica subisce, e questo vale per tutti, un degrado di circa il 30%.
Certamente ho avuto i miei dubbi su questo concetto e allora pensando alla tua notevole esperienza e preparazione ti chiedo di illustrarmi bene la situazione.
Saluti. Domenico

 
È singolare che ognuno cerchi di vendere la propria verità e questo nella corsa ha spesso effetti devastanti perché si propagano idee, tecniche, strategie che di razionale hanno ben poco. Il 30% di degrado è un dato assurdo, sparato tanto per dire, vuol dire che se correvo i 10000 in 36' a 39 anni a 40 li dovrei correre in 48'.
Alle persone non piace ridimensionarsi e spesso si cercano alibi, giustificazioni, accade in ogni campo non solo nella corsa: la propria condizione diventa "normale". Questo atteggiamento rivela una totale mancanza di spirito critico.
Al tuo amico, io potrei rispondere che vado molto più forte che a 40 anni e che i miei migliori risultati li ho ottenuti a 46-47 anni. Poi ho avuto un anno di stop dalla corsa per un grave infortunio al tendine d'Achille e da allora (48-51 anni) sono sostanzialmente stabile 6-8"/km più lento di quanto andassi nel 2001.
Considerato che l'invecchiamento ottimale è di 1"/km per anno, fra il 2005 e il 2001 avrei dovuto peggiorare 4", quindi ho 2-4"/km di troppo. Inezie visto che si tratta di secondi e avrei potuto concludere sbrigativamente che l'invecchiamento ottimale non esiste o che, invece di 1"/km, è di 1,5"-2"/km (così i conti tornerebbero). Se lo facessi denoterei molto poco spirito critico. Se invece analizzo la mia situazione trovo che sono cambiate diverse cose:
a) il tendine operato non duole più, ma non ha più la stessa elasticità di prima. Tra parentesi, è la dimostrazione che è ottimistico sperare che lo stretching ci preservi dagli infortuni perché il mio tendine ha un'elasticità tale che non riesco a eseguire lo stretching del surale con estensione decente eppure non si è più infortunato. Quindi anche con elasticità ridotta funziona benissimo, quindi l'elasticità non è l'unico parametro da considerare.
b) Poiché i miei compagni di allenamento hanno smesso o hanno ora orari diversi, mi alleno da solo, spesso per il piacere di correre con mia moglie e mia sorella. Prima ero abituato ad allenarmi morendo dietro a gente che andava più forte di me, ora anche quando tiro, essendo solo, arrivo morto solo al 99%, non al 101%. Prima l'allenamento era professionistico, ora è da ottimo amatore. E c'è una grande differenza.
c) Una concezione più ampliata della corsa mi ha portato a vedere meno interessante la parte agonistica. Io corro per stare bene e per correre per sempre, mi importa relativamente partecipare a una gara dove le persone della mia età gareggiano fra di loro ("quello lascialo andare, tanto non è della nostra categoria") per guadagnarsi un salame. Mi attira per esempio di più l'idea di correre una maratona a 60 anni in 3h15'.
Quello che voglio dire è che devi verificare se dietro a quel "se pur con un impegno minore dell'anno scorso" non esistano motivazioni non fisiologiche, ma psicologiche o esistenziali che influiscono sul tuo rendimento. L'importante è che non influiscano sul tuo amore per la corsa.

Mail nr. 3

Mi capita spesso di vedere atleti a livello nazionale, ma non solo, che dimostrano esteticamente più anni di quanti ne hanno, e questo indipendentemente dallo  sport praticato. Hanno un viso scavato e che dimostra per l'appunto più anni.
Leggendo il suo libro sulla corsa (
Correre per vivere meglio – N.d.R.) mi sembra però di capire che la stessa "allunghi" la qualità e la speranza di vita. Principio sul quale mi trovo d'accordo, ma è innegabile quanto rilevavo sopra, che ne dice? Giorgio.
 
Penso che tu ti riferisca ad atleti ancora in attività (molti di quelli che smettono non è detto che continuino a seguire uno stile di vita corretto).
La questione che tu sollevi è annosa e potrei risponderti in più modi.
1) Per molte persone è meglio apparire che essere, per me no. Tant'è che nel Well-Being ho definito la personalità dell'apparente, definendone tutti i limiti. Nel nostro caso l'apparenza non ha nessuna rilevanza sulla speranza di vita.
2) Per un grave errore culturale (ne abbiamo parlato più volte nel sito) siamo portati alle associazioni magrezza (viso scavato)=malattia=vecchiaia="brutto" aspetto. Ciò è profondamente sbagliato (ma qui si aprirebbe il dibattito se è meglio, esteticamente parlando, la maggiorata grassoccia o la modella magra). 
Un rilievo tragico. Ho fatto visita a un malato di tumore (un tumore di quelli tosti, senza speranza); durante la visita ho captato la frase di un familiare: "…non può avere un tumore, ha una bella cera...". Scientificamente la correlazione fra aspetto e salute è piuttosto debole. Considera che alla base dell'obesità infantile c'è proprio l'associazione che le mamme fanno fra aspetto florido del bambino e salute.
3) La percezione della vecchiaia di un soggetto non si fa solo sul viso. In altri termini, per quanto il campione Tizio abbia il viso scavato, nessuno si sognerebbe mai di dargli 50 anni se ne ha per esempio 30. Invece molti trentenni sono così malmessi che di anni ne dimostrano 50. Per l'analisi del giudizio di vecchiaia, leggi questo articolo
3) Lo sport allunga la vita se fatto bene. Non è detto che la prestazione si sposi con il concetto salutistico di sport. Proprio per questo ho inventato il wellrunness, la corsa per vivere meglio: per differenziarmi da quelli che non sono critici verso sé stessi e il proprio sport. Del resto tutti gli studi sono concordi nel dimostrare che l'allungamento della vita con lo sport si ha per un esercizio settimanale di 6-8 ore non di 15 o 20 come per un professionista. Un altro esempio: per il wellrunness le ultramaratone non hanno nessuna valenza salutistica, anzi.


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