Sovrappeso: i numeri
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Esempio 1: 1999
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Esempio 2: 2007
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Dal confronto fra queste due tabelle risulta evidente che in otto anni dovrebbe esserci stato un netto cambio dello scenario.
Esempio 3: Eurostat
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Se poi però si considera anche la terza tabella (2006) si scopre che i dati sono ancora diversi! Sembra cioè che sia impossibile far accordare i vari insiemi di dati. Risulta per lo meno singolare che nel rapporto Eurostat i maschi austriaci siano fra i più grassi, mentre le donne fra le più snelle. Oppure che i dati di nazioni confinanti (come Olanda e Danimarca, con la Germania nel mezzo) siano così diversi; oppure ancora che non ci sia nessuna relazione con il modello alimentare (per esempio la dieta mediterranea), visto che Italia e Francia sono magre, ma Spagna e Grecia grasse.
1) È praticamente impossibile ottenere dati statisticamente buoni. Poiché non si può misurare tutta la popolazione, si ricorre a campioni. La statistica insegna che affinché il campione sia rappresentativo della popolazione, il campionamento deve essere casuale. Ciò vuol dire che ogni unità statistica (il singolo cittadino italiano) deve avere la stessa probabilità di far parte del campione. Se sulle spiagge della Costa Smeralda misuriamo 1.000 soggetti, il campione parrebbe buono, ma statisticamente non lo è perché potrebbe risultare molto fuorviante: non tutte le regioni sono rappresentate, potrebbero esserci differenze economiche ecc. Nel caso del sovrappeso, comunque scelga il campione, non avrò mai una vera casualità.
2) I dati fanno riferimento alle tabelle dell'OMS che non distinguono fra donne e uomini. Ovvio che le donne risultino meno in sovrappeso degli uomini perché, a parità di altezza, possono arrivare allo stesso peso, pur avendo una corporatura più esile. Basta questa considerazione per far sorridere dei risultati ottenuti.
3) I dati sono ottenuti da gruppi diversi, in tempi diversi, con metodiche diverse. Non si possono escludere forzature dei dati a scopi propagandistici (se per esempio il Ministero della salute inglese attua un piano antiobesità, uno studio commissionato dal Ministero stesso mostrerebbe probabilmente una diminuzione del fenomeno...).
Da queste e altre più fini considerazioni ci si può facilmente convincere che un errore del ±5% inficia ogni significatività dei dati stessi. Risulta più sensato riferirsi, più che al dato percentuale, a classi di sovrappeso/obesità. Ecco i dati dell'OMS.
Obesità: uomini
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Obesità: donne
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Obesità: bambini
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Anche questi grafici non fugano i dubbi. Essi sembrano assolvere nazioni a rischio come Germania e Gran Bretagna; singolare il dato dell'obesità infantile che condanna senza pietà l'Italia. Forse però rispondendo alla domanda l'Italia in una sola generazione esplode da giallo a rosso, come si spiega? si può capire come funziona l'evoluzione del sovrappeso nel mondo occidentale.
A mio avviso, in Italia c'è meno attenzione al problema. Il sovrappeso e l'obesità si spiegano modulando l'alimentazione con il tenore di vita del popolo e l'informazione alimentare e salutistica. Le persone che oggi hanno 40-60 anni riflettono nel loro sovrappeso la ricchezza attuale, salvo poi non fare nulla per i loro figli perché completamente ignoranti in fatto di alimentazione. Finché in Italia si continuerà a confondere la magrezza del dopoguerra (frutto di un basso tenore di vita) con i prodigi della dieta mediterranea, l'educazione alimentare sarà nulla e chi ne soffrirà saranno i nostri figli.
Nel sito dell'OMS c'è un interessante strumento con cui è possibile giocare per scoprire la situazione dei vari Paesi ieri, oggi e domani. Per esempio, questa è la situazione prevista per il 2010 per 15 importanti Paesi europei. Il primo grafico si riferisce alla percentuale dei sovrappeso (IMC > 25), il secondo si riferisce all'IMC medio. In entrambi i casi l'Italia è a metà classifica (61,6% di uomini-donne in sovrappeso contro il 74,5 della Gran Bretagna e il 51,8 della Francia).
Sovrappeso: 2010
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IMC medio: 2010
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