La piramide mediterranea
Copyright by THEA 2006
La
disposizione degli alimenti - La piramide mediterranea è molto
simile a quella
asiatica, in quanto privilegia i carboidrati e penalizza proteine
animali e grassi. La carne occupa infatti l'apice della piramide, seguita,
procedendo dall'alto verso il basso, dai livelli dei dolci, di uova, di
pollame, di pesci, formaggi e yogurt, e olio di oliva. Sotto questo livello
si trova un livello composito, popolato da frutta, legumi, noci e legumi e
verdura. La base della piramide è costituita da pane, pasta, riso, polenta,
cereali e patate. In una versione proposta dai
promotori dello stile
di vita mediteranneo-asiatico (!), la piramide si appoggia su una base di
esercizio fisico giornaliero, anche se tale indicazione non compare in tutte
le descrizioni della piramide mediterranea. Le indicazioni per ogni livello della piramide - Fino al livello di formaggi e yogurt gli alimenti si possono consumare giornalmente (senza indicazioni di quantità, anche approssimative). Dal livello del pesce ai dolci il consumo consigliato è quello settimanale (ovvero poche volte alla settimana), mentre la carne ha un consumo mensile.
Bevande - L'unica bevanda prevista è l'acqua, mentre si consiglia di bere il vino "con moderazione".
Indicazioni mancanti o parziali - Oltre alla mancanza di una qualsiasi indicazione quantitativa precisa sulle porzioni e sul consumo mensile e settimanale (istruzioni vaghe come "poche volte al mese"), nella piramide non si accenna esplicitamente all'uso dello zucchero e dei condimenti: l'unica precisazione riguarda l'uso quotidiano dell'olio di oliva.
Conclusioni - La piramide alimentare mediterranea, oltre ad avere tutti i limiti intrinseci dei piani alimentari basati su piramidi, ha il difetto di mettere al piano inferiore (quello fondamentale) pasta, pane, riso ecc. Si tratta sicuramente di alimenti ottimi, ma che non si possono mangiare a volontà tutti i giorni se si vuole conservare il peso forma. La demonizzazione dei grassi saturi ha portato a privilegiare oltre misura l'olio di oliva, peraltro non quantificato nell'apporto quotidiano, con il rischio di far fallire il piano alimentare, nel caso la sua aggiunta ai piatti cucinati o alle verdure sia eccessivamente "generosa". Infine, la demonizzazione delle carni rosse (in cima) a scapito delle carni bianche (il pollo è tre livelli più sotto) è un'altra convinzione obsoleta e ormai abbandonata nell'alimentazione moderna.

Bibliografia
[1] Kromhout D, Keys A, Aravanis C, et al. - Food consumption patterns in the 1960s in seven countries. American Journal of Clinical Nutrition (1989) 49:889-894.
[2] Keys A. - Seven countries: a multivariate analysis of death and coronary heart disease. London: Harvard University Press, 1980.
[3] Keys A. - Mediterranean diet and public health: personal reflections. American Journal of Clinical Nutrition (1995) 61:1321S-1323S.
Consiglia l'articolo su Google, clicca
