Il discount alimentare
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Conservazione più lunga – L'uso di conservanti e additivi vari nonché di tecniche particolari (che in genere impoveriscono il prodotto, come l'UHT per il latte) e di ingredienti meno deperibili (come i grassi idrogenati) permettono tempi di scadenza più lunghi e quindi prodotti meno costosi.
Ingredienti – Mediamente gli ingredienti hanno qualità inferiore o alcuni di loro sono in quantità decisamente meno interessante. In uno yogurt ottimo la frutta può arrivare al 18%, in uno scadente non arriva al 6%: gli aromi fanno il resto.
Gusto – L'ultima cosa che dovete fare è quindi fidarvi del gusto: se un prodotto è buono non è detto che sia di ottima qualità. È ormai facilissimo, usando aromi, esaltatori di sapidità (glutammato), additivi (polifosfati), ottenere prodotti decisamente appetibili.
Accordi commerciali? – La favola della bontà dell'accordo commerciale con il produttore X per avere un prezzo inferiore è banalmente contraddetta dalle regole dell'economia. Qualunque grande catena di supermercati vende molto di più delle piccole catene di discount. Se in un discount trovate un prodotto che costa di meno che in un supermercato normale, osservate la data di scadenza: nel discount: è sempre molto più breve. Si potrebbe obbiettare che ciò non è significativo perché se il tal prodotto scade fra tre mesi o fra un anno poco importa, visto che lo consumo oggi. In realtà la data di scadenza non risponde alla logica del sì o del no. Un prodotto più fresco di un altro è sempre migliore. Provate con il formaggi,o scegliendo una ricotta a un giorno dalla scadenza e la stessa marca a dieci giorni dalla scadenza. La data di scadenza non sempre è indice di degrado del prodotto dal punto di vista igienico; spesso è indice del degrado del gusto. Molti prodotti con il tempo perdono acqua e, diventando più secchi, diventano decisamente meno buoni. Provate con barrette alimentari vicine alla scadenza e capirete il reale significato della data di scadenza.
La filosofia – La filosofia del discount è errata in linea di principio. Basare le scelte alimentari sul prezzo vuol dire avere scarsa cura della propria alimentazione che, prima del prezzo, deve basarsi sulla salubrità dei prodotti. È molto facile dimostrare che
l'alimentazione non può essere un collo di bottiglia economico nella qualità della propria vita.
Questa affermazione stupirà soprattutto coloro che lottano mensilmente per
sopravvivere, ma è del tutto logica se si pensa ai tanti errori "economici"
che si commettono, salvo poi tentare di porvi rimedio con l'errato ricorso
al discount. Di seguito alcune semplici "dritte" per spendere bene e
mangiare meglio.- Scegliete 2 o 3 supermercati di alta qualità e verificate le offerte. Prodotti di medio-alta qualità vengono periodicamente offerti anche con sconti del 50%. Se i prodotti consentono una conservazione lunga, approfittate delle offerte.
- Dotatevi di strumenti (congelatore, affettatrice ecc.) che consentano di ottimizzare i costi, permettendo di acquistare prodotti a prezzi favorevoli perché in quantità.
- Dotatevi di strumenti (macchina del pane, yogurtiera ecc.) che consentono risparmio di denaro e (importante) di tempo.
- Non fissatevi su alimenti precisi, ma verificate alternative equivalenti. Ciò vale soprattutto per frutta e verdura e per il pesce (ricordatevi per esempio che tonno e salmone sono salutisticamente ottime scelte, spesso meglio di costosissimi branzini od orate di allevamento).
IL COMMENTO
Meglio poco cibo che cibo da poco
Paolo
ci segnala un interessante
articolo (in lingua inglese) apparso sul sito del Wall Street Journal,
articolo nel quale vengono ancora una volta indagate le cause dell'obesità e
del sovrappeso.L'aspetto che più mi ha colpito è quello che parla dell'economicità odierna del cibo come una delle cause fondamentali del problema; mi ha colpito perché quando ho ricevuto il contributo stavo facendo analoghe riflessioni sulla solita statistica che dà Firenze come città italiana meno cara per la spesa alimentare (per l'igiene e per i prodotti per la casa).
È importante cioè chiedersi cosa si intenda per "economicità" del cibo. Se è vero che il progresso consente costi molto inferiori del prodotto finito, è altrettanto vero che "economicità" spesso significa scarsa qualità. Per questo inchieste come quella che promuovono Firenze (di Altroconsumo) non sempre hanno valenza positiva perché trascurano un parametro che nell'analisi è fondamentale (che senso ha confrontare prodotti di un discount con quelli di un supermercato di medio-alta qualità, mischiandoli poi nelle conclusioni globali? Più serio era scegliere 100 prodotti di alta qualità e verificare le differenze di costo). Le stesse associazioni sono quelle che bocciano Mc Donald's senza capire che molti prodotti industriali italiani hanno la stessa qualità dei prodotti Mc Donald's.
Oggi come oggi risparmiare sul cibo (anziché su altre spese voluttuarie) è indice di scarsa intelligenza, anche nel caso di famiglie meno abbienti (dove per esempio ogni figlio ha un cellulare) perché la strategia giusta non è "mangiare tanto, spendendo poco", ma "mangiare meno, spendendo il giusto". Alla fine i conti tornano comunque.
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