La dieta a punti
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In cosa consiste - La dieta viene formulata assegnando a 100 g di ogni cibo un punteggio: viene lasciata libertà di comporre il proprio menù giornaliero, rispettando il vincolo che la somma complessiva dei punti corrispondenti a quanto mangiato sia compreso tra 40 e 60. Dal momento che vi sono anche cibi a zero punti (per esempio 100 g di salmone), significa che alcuni cibi possono essere consumati a volontà. Il punteggio è assegnato in modo da privilegiare alimenti proteici e lipidici, mentre penalizza (attribuendo punteggi alti) quelli con alto contenuto di carboidrati. Il legame tra punti e calorie è del tutto aleatorio, per esempio si assegnano 5 punti a 10 g di fette biscottate (tipicamente 40 kcal), mentre 0 punti a 100 g di tonno sott'olio (sgocciolato? 240 kcal circa).
Cosa promette - La dieta non prevede un periodo massimo, né un calcolo di una perdita di peso aspettata.
Mantenimento - Non vengono date indicazioni specifiche su un regime di mantenimento diverso da quello della dieta stessa.
Punti deboli - I punti deboli di questa dieta sono parecchi:
Ripartizione errata dei macronutrienti - La dieta è caratterizzata da una ripartizione dei macronutrienti decisamente sbilanciata verso le proteine e i grassi, anche se l'arbitrarietà nel comporre i 60 punti giornalieri impedisce di parlare di ripartizione classica in termini percentuali. Tuttavia, i criteri favoriscono sicuramente proteine e grassi, a scapito dei carboidrati. Inoltre il vincolo quotidiano dei punti (60) non è legato in alcun modo alle condizioni iniziali del soggetto (peso iniziale, calo ponderale atteso, sesso).
Demonizza alcuni alimenti - Attribuire molti punti ai cibi ricchi di carboidrati trasmette l'idea che tali cibi facciano ingrassare, mentre quelli a zero punti siano innocui! Per come è composta la tabella dei punti poi, si penalizzano alimenti ricchi di vitamine (come le verdure) e, in generale la dieta risulta fortemente penalizzata nell'apporto dei micronutrienti (vitamine, minerali e fibre).
Non trasmette una coscienza alimentare - L'idea di attribuzione dei
punti prescinde da qualunque discorso di educazione alimentare: il paziente
non comprende la differenza tra gli alimenti con punteggio uguale e li
reputa interscambiabili. Inoltre, l'eccessiva permissività nel comporre il
menu giornaliero e la mancanza completa di un controllo calorico (esplicito
o implicito, mediante i punti) possono causare il completo insuccesso della
dieta. Calcolo delle calorie - La dieta a punti non si basa sul calcolo delle calorie e, per come è pensato il meccanismo del punteggio, può rivelarsi del tutto inutile o addirittura far guadagnare peso, se chi confeziona il menu giornaliero non ha alcuna conoscenza dell'apporto calorico dei vari alimenti.
Punti di forza - L'unico punto di forza trovato, rispetto ad altre diete ancora meno scientifiche e razionali, consiste nel fatto che, per lo meno, l'applicazione del metodo del punteggio costringe il soggetto a pesare gli alimenti (anche se non tutti!).
Esercizio fisico - Nella formulazione propagandata in rete, non si fa alcun riferimento alla necessità di abbinare l'esercizio fisico al regime alimentare dimagrante.
Commento finale - Un'inutile complicazione con scarsissimi risultati pratici (gli unici sono ottenuti con persone che si sovralimentavano in maniera decisamente eccessiva). Se ci si deve districare fra pesate e somme di punti, non è meglio capire cosa c'è veramente dietro i cibi che mangiamo, cioè formarsi una coscienza alimentare?
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