La frittura
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Si
tratta di un metodo di cottura in cui l'alimento viene a contatto con un
grasso (vegetale o animale) portato ad alta temperatura. I cibi fritti
acquistano un carattere dorato e croccante. Sarebbe buona norma per una
corretta frittura non riutilizzare il grasso in cui sono
già stati immersi e fritti i cibi. Olio di oliva (extravergine e spremuto
meccanicamente) e burro sono i grassi più indicati per la
frittura;
il primo è da preferire agli oli vegetali perché più
stabile alle alte
temperature, mentre il secondo è utilizzato per friggere piccole quantità di
cibo o preparare basi per intingoli o sughi. Risulta inoltre molto
importante non raggiungere mai temperature tali da far "fumare" il fritto e
questo è il motivo per cui l'olio di oliva risulta il grasso più indicato.
Il burro per esempio ha un punto di fumo estremamente basso (circa 130 °C),
a meno che non sia chiarificato (procedura con la quale viene rimossa
l'acqua e gran parte della caseina), nel qual caso il punto di fumo arriva a
180 °C, situazione auspicabile in caso di frittura. Chi fosse interessato ad
approfondire l'argomento può consultare la terza edizione de
Il manuale completo
dell'alimentazione, Gli acidi grassi, Capitolo 3.I vantaggi – I cibi fritti assorbono parte dei grassi e quindi risultano più appetibili e consistenti, specie alcuni tipi particolari di alimenti come le patate, i molluschi e alcuni pesci.
Gli svantaggi – La frittura comporta un'aggiunta notevole di calorie non del tutto calcolabile, in quanto parte dei grassi si lega ai cibi e parte rimane nella pentola o nella friggitrice. Inoltre, per i cibi non preparati personalmente (al ristorante, alla mensa) non è possibile controllare la qualità dei grassi impiegati, con il rischio di avere un piatto di caratteristiche nutritive scadenti e comunque ipercalorico.
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