La cottura dei prodotti ittici
di Christian Frezza - Copyright by THEA 2008
Le
modificazioni indotte dal calore nei prodotti ittici sono
simili a quelle che si osservano nella cottura
della carne. Una sostanziale differenza fra carne e pesce è la bassa
percentuale di tessuto connettivo presente in quest'ultimo; è per questo
motivo che la cottura ne provoca spesso lo sfaldamento e la disgregazione
delle fibre muscolari. L'elevato contenuto proteico del pesce dovrebbe
orientare verso cotture brevi e a bassa temperatura per non provocare
eccessive perdite di principi nutritivi. In linea di massima, i pesci grassi
andrebbero cotti preferibilmente arrosto o alla griglia mentre per quelli
magri è preferibile orientarsi verso una
cottura al vapore o in umido. Generalmente
il prodotto ittico richiede un tempo di cottura sufficiente a provocare la
coagulazione delle proteine, coagulazione che dovrebbe avvenire in modo
piuttosto rapido per far sì che non vi sia un'eccessiva fuoriuscita dei
liquidi cellulari i quali contengono gran parte dei principi nutritivi. Il
pesce generalmente presenta un basso contenuto glicidico che ne rende
obbligatoria la panatura in caso di frittura del prodotto. Un'altra tecnica
di cottura, usata in particolare per i prodotti ittici, è la cottura al
cartoccio in cui il pesce, avvolto in carta alluminio o carta forno, cuoce
grazie al vapore prodotto dai suoi stessi liquidi organici; questa tecnica è
ottima per evitare che il pesce diventi troppo asciutto.Dott. Christian Frezza
Ricercatore presso
Apoptosis and Tumour Physiology Lab - The Beatson Institute for Cancer Research
Switchback Road, Bearsden
Glasgow
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