Arrostire i cibi
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Il
termine
arrosto è, per antonomasia, il piatto di carne di
bovino cucinato secondo l'omonimo metodo di cottura. Tale metodo tuttavia
può essere esteso a molti altri cibi, anche se di solito si prediligono la
carne, la selvaggina e i crostacei di grandi dimensioni. La tecnica è
caratterizzata dalla cessione costante di calore, per un tempo prolungato,
sempre alla stessa temperatura. Questo permette di conservare al meglio il
contenuto liquido dei cibi, senza seccarli e quindi lasciando intatte le
loro caratteristiche organolettiche. Per effetto del calore costante, sui
cibi si forma una leggera crosta che mantiene il gusto, i profumi e gli
aromi. Si può arrostire per fuoco diretto, in una pentola, facendo
attenzione che il liquido di cottura non si prosciughi e aggiungendolo
costantemente senza abbassare troppo la temperatura interna. In alternativa,
si può arrostire in forno o allo spiedo. Nel primo caso il calore si
trasmette oltre che tramite i grassi in cui è immerso l'arrosto, anche
mediante l'aria che circola nel forno. Per eliminare il vapore che si forma
all'interno, sarà necessario aprire il forno di quando in quando. Arrostire
allo spiedo è invece più facile, perché il cibo cuoce senza formare una
crosta eccessivamente dura e secca; inoltre l'assenza di ristagno di vapor
acqueo permette ai cibi di conservare maggiormente i sapori.I vantaggi – Arrostire al forno, in pentola o allo spiedo permette di graduare attentamente il livello di cottura del cibo e l'aggiunta di grassi, in quanto occorre controllarne costantemente tutte le fasi. Inoltre si preservano maggiormente i sapori (della carne e della selvaggina in particolare).
Gli svantaggi – Si tratta di un metodo di cottura molto lento e che richiede inoltre, come la frittura, una notevole aggiunta di grassi.
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