Regione: Liguria
Chef: Davide Cicciotti
Per 2 persone (440 kcal a porzione)
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Preparazione
In una pentola, abbastanza capiente da contenere tutti gli ingredienti, far bollire abbondante acqua, aggiungere il sale e gettare i fagiolini, le patate e quindi le trenette. Scolare tutto al dente, mettere in una pirofila, aggiungere il pesto diluito con l'acqua di cottura fino a formare una crema morbidissima e mescolare delicatamente per non rompere le patate.
Note
Avvantaggiate è un termine ligure per definire un modo di fare il pesto
o la pasta da esso condita (vedi Un po' di storia).
Per questa ricetta è possibile utilizzare un pesto genovese pronto che contenga
solo olio extravergine di oliva, senza conservanti e additivi vari (sono ammessi
l'acido ascorbico (E 300 o Vitamina C) e l'acido citrico (E 330). Se è corredato
di etichetta nutrizionale, l'ideale è che non superi le 500 kcal/100 g.
Altrimenti potete sbizzarrirvi a fare il pesto in casa con questa ricetta:
- 50 g di foglie di basilico, possibilmente ligure, ma non è un vincolo
- 140 g di Fiore Sardo DOP
- 80 g di Parmigiano
- Reggiano DOP
- 1-2 spicchi di aglio a seconda dei gusti (facoltativo)
- 50 g di pinoli
- 4-5 grani di sale grosso
- 100 g di olio extravergine di oliva
Preparazione al frullatore: frullare tutti gli ingredienti con solo una piccola parte dell'olio per il minor tempo possibile, questo per evitare di surriscaldare la salsa e deteriorare i grassi dell'olio e dei pinoli; infine aggiungere il resto dell'olio e mescolare.
Un po' di storia
Il pesto è la più celebre salsa della cucina ligure, anche se sarebbe
più corretto dire della riviera settentrionale del Mediterraneo perché, come è
noto, ne esistono innumerevoli versioni sia in Liguria che in Francia lungo la
costa di Provenza, dove esiste una formula simile chiamata sauce pistou.
Il pesto genovese deve essere preparato assolutamente in un mortaio di marmo
bianco e pestato con un pestello in legno di bosso o di pero (legni molto duri e
compatti) perché è tradizione che il basilico non debba venire a contatto con il
metallo. Il basilico dovrebbe essere possibilmente ligure, ancora meglio se di
Prà, un quartiere di Genova situato nel ponente cittadino (pare che abbia
le caratteristiche organolettiche migliori) e raccolto al momento della
fioritura. Anticamente le foglie di questa pianta crescevano sui balconi e i
davanzali delle vecchie case, nei carrugi (vicoli), all'interno dei
barattoli vuoti delle conserve di pomodoro, di frutta sciroppata o di pesce
sotto sale o sott'olio. Oggi, invece, viene prevalentemente coltivato in serra.
Uno degli ingredienti che rende unico questo condimento è, oltre al basilico, il
formaggio che, anche in questo caso, cambia in qualità e proporzioni a seconda
della zona di produzione. Nei più vecchi testi di cucina genovese si trovano
ricette dove non vengono utilizzati né il pecorino né il parmigiano, bensì il
formaggio d'Olanda (pare che la prima versione di pesto genovese sia nata
proprio con questo ingrediente), in altre ricette solo pecorino e, in altre
ancora, solo parmigiano. Oggi, la versione più diffusa è quella che prevede il
50% di uno e il 50% dell'altro, con prevalenza del pecorino se piacciono i gusti
più decisi o del parmigiano se si amano i gusti più delicati. Con il pesto
solitamente si condiscono trofie, gnocchi, testaroli o trenette, il tipo di
pasta utilizzato proprio in questa ricetta denominata avvantaggiata.
Questo termine, secondo alcuni autori, è dato per l'aggiunta di crusca
nell'impasto delle trenette, che in pratica sarebbero integrali; secondo altri,
invece, per l'aggiunta di fagiolini e patate. Il pesto, ormai, non è più solo il
simbolo gastronomico della Liguria, ma rappresenta egregiamente il nostro paese
e, dal 2007, a Genova, si tiene il campionato del mondo di preparazione di pesto
al mortaio al quale partecipano centinaia di cuochi provenienti da tutto il
mondo.
L'evoluzione ASI della ricetta
Ecco un'altra ricetta tradizionale che, nonostante la presenza del
pesto, condimento ipercalorico per eccellenza, può essere facilmente
trasformata in ricetta ASI senza che ne sia eccessivamente
snaturata l'origine. Questo a dimostrazione del fatto che, con un
pizzico di fantasia, tanta buona volontà e la giusta modestia da parte
di chi ritiene la cucina italiana il top dal punto di vista salutistico,
è possibile godere dei piaceri della buona tavola senza necessariamente
rinunciare alla linea.
Tutti sanno che il pesto genovese è molto calorico, infatti, nelle
preparazioni casalinghe, può raggiungere e superare con facilità le 600
kcal per 100 g, ma anche nelle preparazioni industriali si raggiunge
facilmente questo tetto calorico. Detto questo, si comprende facilmente
che il punto critico del piatto è appunto questa salsa che deve essere
considerata un vero e proprio condimento grasso (come l'olio e il burro)
e quindi come tale deve essere usato. Per mantenere la densità calorica
del piatto nei limiti dei vincoli ASI abbiamo sfruttato al massimo la
presenza dei fagiolini. In una ricetta tradizionale sono spesso presenti
nella quantità di 20 g a testa e a volte anche meno, nel nostro caso
abbiamo elevato la quantità a 200 g, ben 10 volte quella originale! Le
patate invece sono state ridotte di oltre la metà: da 200 g a 80 g.
Probabilmente il ligure, abituato ad assaporare questo piatto cucinato
in modo tradizionale, troverà la ricetta povera di condimento e, come al
solito, troppo ricca di verdura, ma nell'insieme il piatto rimane
comunque equilibrato e, se il pesto è di qualità, conquisterà i palati
più esigenti col suo inconfondibile profumo.




