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Lo zombie
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zombieÈ la prima giornata fredda, piove, sono da solo, sono stanco per gli ultimi due giorni di caccia, ho uno strappo a un muscolo costale rimediato su un costone pieno di rovi sul quale (alla Rocky) gareggiavo con il cane per arrivare in cima (ha vinto il cane). Insomma ci sono tutte le premesse per lasciar perdere i 4x2000 con recupero di un 1000 a fondo lento.
Poi mi viene in mente uno zombie, poi un altro, alla fine è un vero e proprio cimitero.
Uno zombie è per definizione un morto vivente; nel mondo del running io chiamo zombie chi ha abbandonato la corsa o la pratica con una passione decisamente ridimensionata, anche se periodicamente conserva dentro al suo cuore un desiderio di ritorno (frasi classiche degli zombie sono: "ti ricordi…", "da giovane…", "quando avevo tempo…", "quando non ero grasso…" ecc.)
Il ricordo degli zombie alza la temperatura, rende impermeabili, cancella la solitudine, sopprime la stanchezza  e ripara ogni infortunio: pur di non diventare come loro, parto. E mi sento vivo. Arrivo alla fine dell'allenamento con le mani intirizzite che non riescono ad aprire la macchina; mentre cerco di scaldarmele, mi sovviene la "bella" pubblicità dei tapis roulant di Media Shopping che promuove l'articolo con la paura dei terribili malanni invernali causati dalla corsa all'aria aperta. I malanni li prendono solo gli zombie…


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