Il manuale completo della corsa
Il valore di un atleta
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Haile GebrselassieÈ possibile definire diversi valori atletici e dalla loro gestione un atleta deve trarre i giusti spunti per un allenamento produttivo. In base a cosa si deve decidere il ritmo di preparazione?
Record personale - Dovrebbe essere chiaro che si tratta di un tempo ben preciso e quindi fonte potenziale di informazione. L'unico rilievo è che molti runner considerano record personali ottenuti in condizioni non chiare, come per esempio corse su strada la cui distanza era stata volutamente o per errore gonfiata dagli organizzatori. Completamente opposto è l'atteggiamento di chi considera record solo quelli ottenuti in condizioni superufficiali (condizioni che un runner amatore spesso vive solo qualche corsa all'anno). Poiché in medio stat virtus, la soluzione migliore è considerare come record personali quelli giudicati tali con spirito critico oggettivo.
Record stagionale - Il record personale fatto dieci anni fa non ha un grosso valore (anche se ci sono runner che si iscrivono a un 5000 con il tempo di vent'anni fa e poi si lamentano se arrivano staccatissimi nella loro batteria). Il record stagionale è più ragionevole, anche se non sempre si corrono tante prove su una distanza da avere un riscontro attendibile. La soluzione consiste nel parametrare tutto a una distanza base conoscendo i propri differenziali (cioè le differenze al km fra 5000, 10000, maratonina ecc.). Così è possibile avere per ogni gara un valore immediato riferito sempre alla stessa distanza. Per esempio se un runner due mesi fa ha corso i 5000 in 20' e oggi corre i 10000 m in 41'10" (e sa che il suo differenziale è di 10"/km fra 5000 e 10000), può stabilire che il suo valore odierno sui 5000 è di 19'45" (3'57"/km), cioè è più in forma di due mesi fa.
Valore in allenamento - Un buon allenatore riesce a capire dai tempi di un allenamento e dalla condizione con cui l'atleta ha finito, il valore attuale dell'atleta stesso. Questo è il tempo da prendere in considerazione per i successivi allenamenti. Poiché in gara esistono atleti che rendono molto di più e altri che addirittura rendono di meno, è dannoso prendere come riferimento per gli allenamenti il record stagionale o comunque il valore in gara dell'atleta.
Valore psicologico - È il valore che l'atleta sente di valere. In teoria è pericoloso affidarsi a questo indicatore, anzi l'atleta che corre a sensazione è un atleta irrazionale che può fare di tutto, la grande impresa, ma anche il più grande fallimento. In ogni caso il dialogo con un atleta psicologico è veramente impossibile e a volte frustrante: pensiamo alle tremende crisi di chi è convinto di valere meno di 3h nella maratona quando in realtà vale 3h05'. L'atleta parte a 4'15"/km, acquista sicurezza fra il quinto e il ventesimo chilometro ("L'allenatore non capisce niente"), poi, arrivato al trentacinquesimo, inizia una crisi terrificante ("Perché non ho dato retta all'allenatore?") che lo porta a concludere in 3h10'.  

COMMENTI E MAIL

Se sei primo a Morterone
 
Stefano BaldiniVi scrivo per proporvi di inserire un articolo nel sito in cui si indicano i valori, per le distanze più comuni (per esempio, 10.000, mezza e maratona), dei record nazionali, regionali e provinciali, ma anche il limite inferiore per essere considerati rispettivamente a livello nazionale, regionale e provinciale. Diciamo che sarebbe un modo per confrontare il proprio valore con quello di atleti professionisti. Vorrei poter dire che il mio 45' sui 10.000 almeno sia a livello comunale. Mail firmata.
 
Abbiamo già la pagina sui record mondiali. Quello che ci chiedi non è molto "scientifico" perché il livello, più si scende, più diventa relativo al territorio. Rifletti:
>Vorrei poter dire che il mio 45' sui 10.000 almeno sia a livello comunale...
Se il tuo comune è quello della famiglia Baldini, sei spacciato!
Un modo più scientifico di analizzare il proprio valore è di rapportarlo ai limiti mondiali verificando la percentuale di peggioramento. Facciamo un esempio per i 10000. Supponiamo che il mondiale sia 26'40" (arrotondo per semplificare i calcoli, in realtà è di oltre 20" più basso), cioè 1.600 secondi. Ragionevolmente possiamo fissare quattro livelli (nazionale, regionale e provinciale, comunale chiamali come vuoi).
  • Primo livello - 10% -> fino a 1.760" cioè 29'20"
  • Secondo livello - 20% -> fino a 1.920" cioè 32'
  • Terzo livello - 30% -> fino a 2.080" cioè 34'40"
  • Quarto livello - 40% -> fino a 2.240" cioè 37'20".
Sembrano livelli molto restrittivi, ma indicano la possibilità che il soggetto ha di primeggiare in una certa cerchia, avendo escluso quelli della fascia più forte (in una gara regionale si suppone che non ci siano atleti nazionali, non interessati). Come dicevo, dipende molto anche dalle diverse realtà, ma in base alla mia esperienza il discorso tiene.
Mi spiace deluderti, ma né tu né io (quest'anno ho corso i 10000 sui 3'45"/km) siamo atleti a livello comunale. In un comune decentemente grande (diciamo 10.000 abitanti) qualcuno che va più forte di noi lo troviamo. Potremmo però trasferirci a Morterone (che io sappia il comune più piccolo d'Italia con 33 abitanti). Conosco dei runner che per primeggiare lo farebbero subito!

Supermaratoneta?
 
BekeleIl sito romano del maratoneta riporta oggi una strabiliante notizia, almeno per me che mi sono cimentato in quella affascinante gara che è la maratona è quindi so quale è la fatica nel portare a compimento una simile competizione, ovvero: domenica scorsa un atleta romano (anni ????) ha chiuso nella mattinata la maratona di Pisa in 3h05'00" e la sera, andando a Rimini, ha chiuso la relativa maratona in 4 ore e poco più. Cortesemente sai spiegarmi come ha fatto? Per me tale notizia ha dell'incredibile, comunque tanto di cappello a simile atleta la cui performance dovrebbe essere segnalata nei vari Tg di casa nostra, invece di annoiarci sul baratro in cui è sprofondato Maradona; Questo è l'esempio positivo che i giovani dovrebbero avere. Evviva la corsa, sempre! Ciao e grazie. D.
 
Stranamente non sono d'accordo, ma la mail è molto interessante perché permette di riflettere su come valutare una prestazione in assoluto.
Non vedo il problema di realizzare la performance citata. Per chi è allenato la difficoltà di correre lunghissime distanze è solo energetica e psicologica (di testa). Al mondo ci sono molti atleti che corrono la 100 km in 7 ore o meno, cioè passano alla maratona in 2h56' circa. Quindi se si considera che nel mezzo hanno potuto rifocillarsi e reintegrare in parte le scorte di carboidrati, per uno di questi atleti è abbastanza facile correre due maratone (mattina-sera) in meno di tre ore visto che ne corrono più di due attaccate allo stesso passo. Personalmente (vedi la mia polemica sulle ultramaratone) non è la quantità che fa il gesto sportivo, ma la qualità. È molto più difficile correre una maratona in 2h20' che farne due in un giorno in 3h05' e 4h circa. Chi va sulla quantità usa la strategia del secchione per cercare visibilità. Il difficile a scuola è prendere 10 studiando pochissimo (tipico del genio), non prendere 9 studiando 24 ore al giorno!
Ma veniamo al criterio di valutazione che mi è nato spontaneo dopo la ricezione di questa mail.

Se devo valutare un'impresa atletica sulle lunghe distanze, posso ragionare così: è tanto più eclatante quanto minore è la percentuale che io riuscirei a reggere.

Alcuni esempi (il ragionamento è sui miei miseri tempi, ma vale per tutti)
Pisa-Rimini. Ora, se corro la maratona in meno di tre, quella di Pisa la finisco relativamente fresco (ho 10"/km circa di margine): massaggio, alimentazione, integrazione, parto per Rimini, dove corro a 6'/km. Senza essere presuntuoso, se non finisco, almeno faccio metà della maratona. In totale arrivo al 75% dell'impresa. Voto all'impresa: 6.
100 km. Al ritmo dei primi (sotto ai 4'/km!) io non reggo una maratona. Diciamo che reggo 25 km, cioè un 25%. Voto 7-8
10000 m. Al ritmo di Bekele (2'38"/km) non reggo un km, ma che dico? Non reggo che 500 m, se becco un suo chilometro "lento". Cioè un 5%!!! Voto: 10.
Se si deve parlare di superman io citerei Bekele…
 
La prestazione di Ardemagni
 
Buongiorno Roberto,
mi piacerebbe leggere un tuo commento su una prestazione che mi ha lasciato stupito: il tempo di Ardemagni ai mondiali della 100 km: 6h18'24" = media 3'47"/km.
Sembra un'impresa fuori dal comune, per chi, come me, che sbuffa a correre un km a questo ritmo, forse più di effetto che una maratona corsa a 3' al km.
So che la tua visione salutistica della corsa non prevede prove di chilometraggi superiori alla 42 km, ma mi incuriosisce sapere cosa ne pensi di una prestazione del genere, come pure mi piacerebbe che proponessi una tabella di comparazione fra i migliori tempi delle due gare.
Grazie e buona settimana (perfetto il tuo articolo sulla patosensibilità, che condivido completamente). Roberto.

 
Posso esprimermi liberamente? Grande prestazione, ma minimamente paragonabile al tempo di Tergat sulla maratona e probabilmente a quello di un maratoneta da 2h20'.
Perché? La tua idea della tabella di comparazione si ottiene facilmente considerando un qualunque amatore (tu, io ecc.). Avevo già espresso il concetto nell'articolo sulle ultramaratone, dove spiegavo come certe prestazioni sulla 100 km sono equivalenti a correre un km in 7', un tempo da passeggiata veloce:
... Molti ultramaratoneti hanno contestato questo paragrafo, con la motivazione che corrono le 100 km per loro stessi. Se fosse vero, non si vede perché debbano partecipare a manifestazioni ufficiali arrivando a sette o otto ore dai primi/e: se per loro l'importante è vincere la sfida, potrebbero farlo da soli. Partono da casa e, al più seguiti da coniuge o amici (la crisi incombe sempre!), arrivano al centesimo chilometro dove festeggiano il loro successo. Tanto per distruggere un sogno: prendere otto ore dal primo/a (480 minuti in 100 km) è come prendere 4'48" su un km, cioè correrlo in 7' quando il recordman mondiale lo corre in 2'12". Forse possono ingannare gli amici che nulla sanno di corsa...  
Consideriamo Ardemagni e un maratoneta a livello mondiale che va a 3'/km (Tergat e altri ci scendono di poco sotto). Consideriamo Roberto Albanesi al massimo della forma, in condizioni climatiche ideali ecc.
Riesce a reggere 3'47"/km per circa 20 km, cioè un quinto della prestazione di Ardemagni. Il 20% della distanza.
Riesce a reggere 3'/km per un km, cioè meno di un quarantesimo della prestazione di Tergat, cioè SOLO il 2,4% circa!!!
Mi sembra banale che l'impresa del maratoneta da 3'/km sia di gran lunga più importante.
Consideriamo che il 20% di una maratona sono circa 8,4 km. In stato di massima forma riesco a correre 8 km a circa 3'35"/km che dà sulla maratona 2h31' e rotti, guarda caso proprio i tempi che fa Ardemagni sulla gara. Ciò dimostra che i tempi sulla cento km sarebbero ampiamente migliorabili se i migliori specialisti del mondo della corsa di resistenza si orientassero a essa. Letto in altri termini, metti un milione di euro di premio a chi ti corre la 100 km in meno di 6 h e vedi quanti ci riuscirebbero!
Ovviamente il tutto continua a reggere anche nel tuo caso. Consideriamo un amatore che corre al massimo un mille in 3'47"; a mio avviso avrebbe grosse difficoltà a correre un 200 m al ritmo che Tergat corre la maratona. Dietro ad Ardemagni reggi un km, ma dietro Tergat non reggi 200 m!!! Anche in questo caso le percentuali sulla distanza totale parlano a favore del maratoneta.


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