Il tempo di esaurimento
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Nell'esempio precedente, il riferimento a una percentuale del VO2max ha lo scopo di svincolare il tempo di esaurimento dalla prestazione del singolo soggetto; ciò è molto importante perché permette di studiarlo correttamente in relazione a parametri più oggettivi che vanno oltre la fisiologia individuale.
Se lo sforzo è totalmente aerobico (diciamo per velocità paragonabili o inferiori a quelle di maratona), il tempo di esaurimento dipende sicuramente dalla quantità di energia che il soggetto riesce a immagazzinare sotto forma di carboidrati (cioè il glicogeno muscolare ed epatico) e dalla sua capacità di bruciare altri substrati energetici, lipidi e proteine. Dalla letteratura sportiva si sa che:
- la quantità di glicogeno è superiore nell'atleta allenato rispetto al sedentario (circa doppia);
- la quantità di glicogeno è superiore se è alta (almeno il 70%) la quota di carboidrati nella dieta (circa il 25% in più).
Questo spiega perché, a prescindere da problemi meccanici, chi non abitua il
corpo a bruciare i grassi incontra il famoso muro.Esistono molte sostanze che promettono di aumentare il tempo di esaurimento, semplicemente fornendo altri carboidrati durante la gara oppure mobilitando fisiologicamente i grassi. Per esempio la caffeina (3-6 mg per kg di peso corporeo) è in grado di aumentare il tempo di esaurimento del 20% di un atleta che pedala all'85% del suo VO2max al cicloergometro. Non a caso è inserita nella lista antidoping (si risulta positivi per dosi di circa 9 mg per kg, cioè circa sei caffè).
Queste sostanze ergogeniche sono un esempio di seminformazione (si diffonde un concetto corretto sperando che il ricevente lo trasformi in un altro scorretto, ma molto accattivante, di solito favorevole a chi trasmette il messaggio originario) perché in genere le ricerche che le promuovono si esprimono come segue: "la sostanza X ha consentito al gruppo che l'ha assunta di pedalare il 10% più a lungo". Il ricevente il messaggio (non certo un cultore di fisiologia dello sport) interpreta la frase come "la sostanza X fa andare più forte". In realtà ciò è vero solo in quei casi in cui l'esaurimento energetico è la principale causa del calo della performance (avere più benzina non fa andare più forte un'auto, ma la fa marciare più a lungo!). Per esempio, la sostanza in esame non servirebbe per distanze fino alla maratona o per distanze come la cento chilometri dove solo il 30-35% dell'energia deriva dai carboidrati; potrebbe servire per quei casi di atleti non molto allenati che trovano il muro verso la fine di una 42 km e che grazie a X lo sposterebbero leggermente più in là.
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