Lo stretching del runner
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Riprendiamo
il nostro discorso sullo
stretching, dal punto in cui lo avevamo lasciato nella
sezione generale:... è veramente molto ottimistico sperare di eseguire bene lo stretching senza un acculturamento preciso! Diffidate di chi vi propina soluzioni senza essere preparato.
Quindi se non avete letto e compreso i fondamenti dello stretching non potete aspettarvi granché.
L'errore logico - La proposta dello stretching a ogni occasione deriva spesso da una fondamentale ignoranza e dalla superficiale speranza che un aumento dell'elasticità non possa che fare bene.
L'errore logico abbastanza comune consiste nel:
traslare sulla totalità dei soggetti indicazioni valide in casi particolari.
La carnitina è eccellente per i cardiopatici, nelle persone normali non ha grande utilità; in chi è anemico il ferro può essere utile (se l'anemia è causata da carenza marziale), in una persona con sideremia normale l'assunzione di ferro può essere dannosa ecc. I punti da considerare sono:1) per chi ha subito un'immobilizzazione articolare o per qualche altro motivo ha la viscoelasticità muscolo-tendinea diminuita è chiaro che lo stretching ha una finalità terapeutica;
2) in individui normali è altrettanto ovvio che tale elasticità non si può aumentare oltre certi limiti, anzi superati certi confini si ha un danno;
3) altrettanto ovvio che se la struttura è lesionata fare stretching non fa certo bene. Contrariamente a quanto pensano molti, non può essere curativo di lesioni che prescindono dalla diminuita elasticità (infiammazioni, calcificazioni, degenerazioni tissutali ecc.). In presenza di un tendine infiammato non si comprende quale possa essere l'utilità dello stretching; anche ammesso che l'infiammazione derivi da una carenza di elasticità, prima si deve risolvere l'infiammazione e poi si potrà parlare di stretching. Lo stretching non cura l'infiammazione!
Premesso tutto ciò, dobbiamo chiederci:
Serve? - Fino a qualche anno fa ero convinto che fare stretching fosse difficile, ma che si potesse trovare un giusto approccio. Avevo anche ideato un test che riporto: "Per capire se eseguite bene lo stretching provate ad associare all'esecuzione che state attuando una descrizione di poche parole, per esempio "una tensione al limite del dolore", "un fastidio piacevole", "uno sforzo impegnativo" ecc. Poi applicate la stessa definizione a una stretta di mano: se la definizione calca a pennello ed è positiva, state lavorando bene. Per esempio "una scioltezza energica" è OK perché indica una stretta di una persona estroversa e vitale; "un blando stiramento" indica una stretta magari lunga, ma flaccida, "una tensione fastidiosa" indica una stretta energicamente seccante, "una posizione innaturale" non è nemmeno tanto riferibile a una stretta di mano".
In realtà le ricerche degli ultimi anni mi hanno convinto che anche per lo stretching vale il concetto di "alta professionalità". Provate a chiedere a un terapeuta perché si deve fare stretching. La risposta più gettonata è: "per prevenire gli infortuni". "Perché si prevengono gli infortuni?" ecc. ecc. Insomma continuando con i "perché" capite che le risposte sono generiche e apparentemente logiche, ma molto superficiali. In realtà l'analisi di oltre 60 studi pubblicati negli ultimi anni sulle maggiori riviste di medicina sportiva (La verità scientifica sullo stretching) rivela che:
lo stretching non previene gli infortuni, anzi può contribuire a innescarli.
Gli stessi studi concordano che per l'amatore che vuole prevenire è molto
più importante il riscaldamento che lo stretching. Quest'ultimo è importante
per il professionista che vuole dare il meglio, soprattutto in gare e sport
in cui la velocità, la potenza e l'elasticità sono importanti. Si comprende
facilmente che un riscaldamento non è mai traumatico (al massimo è fatto
male), mentre un esercizio di stretching può essere devastante se fatto
malissimo. Basta leggere le e-mail che arrivano ai forum di stretching!Per chi non fosse ancora convinto, chiedo di illustrarmi il semplice esercizio di stretching del surale (quello che si fa spingendo contro un muro con una gamba avanti e l'altra tesa dietro):
a) quanto deve durare?
b) a che distanza deve essere il tacco della gamba davanti dalla punta di quella dietro?
c) quante ripetizioni si devono fare?
d) con che recupero fra una e l'altra?
e) le gambe devono essere naturalmente divaricate o una in fila all'altra?
f) è preferibile farlo a piedi nudi o con le scarpe?
g) si deve fare prima o dopo il riscaldamento?
Siete sicuri di saper rispondere a tutte queste domande? Impossibile, visto che gli stessi esperti dissentono: il bello è che chi sostiene la tesi x condanna la y e viceversa.
Riassumendo
Riabilitazione da interventi o blocchi della mobilità - FONDAMENTALEPost-infortunio - MOLTO IMPORTANTE
Durante la fase acuta dell'infortunio - SCONSIGLIATO
Jogger o runner che non ricerca la prestazione al secondo - Meglio il riscaldamento scientifico (warming)
Runner che ricerca la prestazione ottimale - CONSIGLIATO, ma solo dopo averne compreso perfettamente l'esecuzione.
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