Le prove ripetute
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Bisogna subito premettere che, rispetto agli enormi progressi che un principiante può compiere in pochi mesi, le prove ripetute a volte non aggiungono che qualche secondo al km di miglioramento alla prestazione dell'atleta evoluto. In altri termini, consideriamo due soggetti simili per tutti gli altri fattori che interessano la prestazione, ma:
- A si cimenta periodicamente su una certa distanza (per esempio 10 km) con una prova massimale (gara o simulazione di essa) senza inserire prove ripetute nel suo programma.
- B si allena inserendo prove ripetute ottimali nel suo programma di allenamento.
Questo deve far riflettere quei runner che pensano che con le ripetute dure e massacranti si possa arrivare ovunque. Il ragionamento è molto semplicistico ed è simile a quello di colui che per sollevare un toro iniziò ogni giorno a sollevare un vitellino appena nato con la speranza che, di giorno in giorno, sarebbe riuscito a sollevare anche l'animale adulto, pesante ben 10 volte tanto.
Si deve infatti ricordare che non è consigliabile inserire più di due (preferenzialmente una) sedute di prove ripetute alla settimana. Viceversa, si rischia di spremere troppo l'organismo ricavandone un danno piuttosto che un beneficio.
Oltre a considerazioni fisiologiche, è necessario sottolineare il vantaggio psicologico di un allenamento con prove ripetute. Tale vantaggio è sicuramente rappresentato dal fatto che ognuno di noi incrementa l'allocazione delle proprie risorse a fini prestativi in vista del traguardo; con le prove ripetute il soggetto è stimolato a reggere fino alla fine della prova, ricevendone come compenso una notevole diminuzione dello sforzo (frazione lenta).
La ripetuta semplice
Fatte queste premesse, è altresì necessario capire che le ripetute, per
essere allenanti devono essere corse bene. In questo articolo forniremo una
parametrizzazione del concetto di ripetuta semplice.La ripetuta semplice è un tipo di allenamento svolto in piano, su superficie scorrevole, caratterizzato dai seguenti parametri:
- LV = Lunghezza frazione veloce
- RV = Ritmo frazione veloce
- N = Numero frazioni veloci
- LL = Lunghezza (o durata) del recupero (frazione lenta)
- RL = Ritmo frazione lenta.
Il fartlek nella sua versione svedese non può essere assimilato a una forma di ripetuta semplice, mentre lo diventa nella sua formulazione americana.
Lo scopo delle ripetute semplici dovrebbe essere quello di incrementare le grandezze tipiche del runner (fra parentesi le terminologie meno precise).
- VO2Max
- SAN (potenza aerobica)
- SAE (resistenza aerobica)
- Capacità aerobica
- Capacità anaerobica.
Per il confezionamento di una seduta di prove ripetute è necessario pertanto fissare la distanza di riferimento D. Poi occorre conoscere come parametri i ritmi del fondo lento (FL) e del fondo medio (FM) dell'atleta. Questo è il modo più semplice per descrivere le frazioni lente.
Inoltre occorre precisare che le ripetute semplici nella maratona hanno uno scopo non sempre prestativo, ma servono anche per verificare che il ritmo gara sia corretto (in altri termini, se l'atleta non ha una certa SAN è irrealistico pensare che possa correre la maratona in un certo tempo) e che l'atleta abbia una buona sensibilità al ritmo (sappia correre uniformemente al ritmo maratona). Per questo le ripetute del maratoneta possono deviare dallo schema che daremo, schema che vale per le distanze dai 3000 m alla mezza maratona.
D è quindi compresa fra 3 e 21 km.
I parametri
LV – In genere varia da 200 m a 5 km. La somma delle frazioni veloci (N*LV) deve andare da 0,4 a 1,2 D (Vincolo 1). Il rapporto N*LV/D si definisce impegno delle ripetute (minimo 0,4 e massimo 1,2). Se per esempio preparo un 10000, una seduta di ripetute 3x1000 ha come impegno 3/10 (tutte le distanze devono espresse nella stessa unità di misura), cioè 0,3: le ripetute non sono adatte alla distanza che preparo.RV – Ovviamente deve essere sostenibile e deve essere fissato in base al record dell'atleta sulla distanza D e sugli altri parametri delle ripetute. Sostenibile significa che l'atleta non deve calare nelle prove finali della seduta.
N – In genere va 4 a 20 e deve combinarsi con LV per soddisfare il Vincolo 1.
LL – Può andare da 0,5 a 1 LV (Vincolo 2). Nel caso che si ragioni in termini di durata occorre tradurre la distanza in tempo di percorrenza. Se decido di recuperare con 3' di corsa lenta e vado a 4'30"/km, ecco che il mio recupero di 3' equivale a 666 m; tale dato deve soddisfare il vincolo 2. In genere nel recupero di corsa è preferibile recuperare a distanza e non a tempo. Se il recupero è da fermo (RL=0), la durata del recupero può andare da 1' a 5'. La finalità della durata del recupero da fermo dipende in primis da come si vuole gestire lo smaltimento del lattato in funzione della seduta. La durata del recupero dovrebbe essere tanto maggiore quanto minore è N e quanto minore è l'impegno. Infatti con un ampio recupero è possibile andare più forte e tale condizione è possibile solo se l'impegno delle ripetute non è eccessivo.
RL – Si hanno due possibilità. La prima consiste in RL=0, cioè nel recupero da fermo. La seconda specifica la velocità del recupero di corsa. Canonicamente tale velocità deve variare fra FL e FM. Anche in questo caso la scelta di RL deve essere sostenibile. Alcuni autori (Pizzolato) introducono l'indice di recupero come il rapporto fra le due velocità, RL/RV. Per un atleta che corra la frazione veloce a 4'/km e quella lenta a 5'/km, l'indice di recupero è 0,8. L'indice di recupero aumenta quanto più l'atleta è allenato e quanto più è performante.
Da notare che, rispetto a un'impostazione del tutto generale, nel nostro schema non è previsto il recupero in souplesse, verso il quale non siamo particolarmente favorevoli per il mezzofondista prolungato.
Un altro discorso che resta fuori dal nostro schema è l'aspetto puramente agonistico (piuttosto che prestativo), tipico del professionista, ma di scarso peso nell'amatore, soprattutto se quest'ultimo è interessato solamente al tempo. Infatti, il professionista può aver interesse a svolgere sedute di prove ripetute per affinare lo sprint o la volata lunga in occasione di gare molto tattiche e quindi può derogare dal vincolo numero 1.
La funzione dell'allenatore
Dallo schema precedente sembrerebbe che chiunque possa confezionare una buona seduta di ripetute. In realtà, se non si possiede una buona competenza in materia di allenamento è abbastanza facile sbagliare. Infatti è necessario non solo rispettare i due vincoli, ma anche definire RV e RL in modo che l'allenamento sia sostenibile. Spesso l'atleta fai da te (quello che non riesce mai a diventare l'allenatore di sé stesso, ma crede di esserlo) sbaglia sempre questi due ritmi oppure per rispettare ritmi illogici non rispetta i due vincoli con una serie infinita di errori, fra i quali si devono ricordare:- le frazioni veloci diventano sempre più lente al procedere della seduta. RV è troppo ambizioso.
- Le frazioni veloci diventano sempre più veloci al procedere della seduta. RV è troppo conservativo. In questo caso, come nel precedente, le grandezze fisiologiche dell'atleta sono allenate in modo non ottimale e si rischia (nel primo caso) uno stress organico eccessivo.
- Le frazioni lente sono troppo veloci; significa che l'atleta tende a gestire le ripetute come un fondo impegnativo, ma uniforme. L'appiattimento del ritmo (cioè frazioni veloci e frazioni lente sono poco differenziate) è contrario allo spirito stesso delle ripetute.
- Le frazioni lente sono troppo lente. Tipico di quando si è scelto un RV troppo ambizioso: per rispettarlo si è costretti a recuperare troppo lentamente.
- Il primo vincolo non è rispettato. Errore poco comune, si ha soprattutto con le ripetute corte, per esempio un 10x200 m per preparare un 10000 m (meglio 10x400 m).
- Il secondo vincolo non è rispettato. Per esempio 5x400 m con recupero 1000 m FL. La lunghezza della frazione lenta è eccessiva e di fatto rende piuttosto insensate le velocità toccate nei 400 m.
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