Il plantare
Copyright by THEA 2005-2006
Si deve usare:
- In soggetti all'inizio della loro vita sportiva (primi tre anni) che lamentino patologie riconducibili a un cattivo appoggio.
- Nella riabilitazione dopo interventi chirurgici o eventi traumatici.
Un po' di buon senso
Ognuno di noi è fatto in modo diverso con lunghezze degli arti, muscolatura, articolazioni, elasticità dei tendini diverse. È abbastanza assurdo pensare di proporre per tutti un unico modo di gestire il proprio appoggio. Infatti il peso durante la corsa con il plantare viene semplicemente ridistribuito. Magari preservo il tendine d'Achille, ma vado a caricare maggiormente il ginocchio. Se sono già diversi anni che corro, il tendine guarirà, ma il ginocchio, non abituato al nuovo carico, farà crac. Semplice.Le considerazioni sopraesposte spiegano la sostanziale differenza che andiamo ad analizzare
Nel caso di atleti giovani (come età sportiva!), il plantare è sicuramente indicato quando lo specialista rileva che un infortunio è strettamente correlato a un'anomalia anatomica (e non per esempio a esagerazioni iniziali del principiante); ci si potrebbe chiedere che differenza c'è fra un atleta che inizia e un atleta che corre da anni se entrambi presentano lo stesso problema (piede cavo, piede piatto, eccessiva pronazione ecc.). La risposta è semplice: il podista che corre da anni con un problema anatomico (o presunto tale) ha sicuramente dei meccanismi d'equilibrio che lo hanno preservato dagli infortuni; se incorre in una fascite plantare non avrebbe molto senso attribuirla alle sue anomalie anatomiche e cercare di risolverla con un plantare, in quanto le cause sicuramente sarebbero altre: tolte quelle, ritornerebbe a correre senza problemi.
Quello che sfugge ai più è che il nostro corpo ha comunque un carico
allenante massimo, per cui è importante conoscere la nostra
distanza critica. È assurdo
che un maratoneta in sovrappeso atletico (per esempio 72 kg per 175 cm)
pensi a un plantare piuttosto che a dimagrire per esempio di 5-6 kg. Se
vuole mantenere quel peso è più logico che di dedichi a distanze più brevi.In altri termini, se non si segue un criterio di gradualità e non si sta sotto il livello quantitativo e qualitativo che il proprio corpo sopporta, plantari o non plantari, si avranno sempre dei problemi. La teoria dell'allenamento non serve solo a far ottenere la miglior prestazione, ma anche a far durare a lungo l'atleta. In modo ancora più chiaro, se 10-15 anni fa si pensava che gli infortuni fossero in gran parte dovuti a malformazioni anatomiche dell'atleta, oggi è ormai chiaro che gli infortuni sono, nel 99% dei casi, errori di sovraccarico quantitativo o qualitativo.
In genere conviene guarire perfettamente da un infortunio "difficile" (anche con un lungo periodo di stop) e affrontare la ripresa con uno spirito più orientato a durare a lungo che alla singola prestazione: aumentare le proprie capacità di recupero, base organica molto forte (fare qualità solo con una quantità alle spalle sufficiente), potenziamento e tecnica di corsa ecc.
L'altro caso in cui il plantare è certamente giustificato è nella fase di riabilitazione dopo un infortunio traumatico o un intervento chirurgico. Infatti il plantare consente di moderare il carico, consentendo un recupero graduale.
Non si deve usare:
- Per cercare di curare patologie sportive; il plantare previene, ma non cura. Prima si guarisce, poi si prende in considerazione l'idea del plantare.
- Per cercare di prevenire patologie sportive in atleti che comunque da tempo non hanno problemi. Non si fa altro che alterare equilibri ormai consolidati.
- Per cercare di "convivere" con patologie sportive. Si dilaziona solo il problema...
Il circolo magico - Perché allora il plantare è così di moda? Perché fa parte di quell'insieme di tentativi che si fanno per curare patologie croniche o acute di cui non si conosce la causa. Chi non riesce a venire a capo di un infortunio entra in quella spirale che io definisco "magica": plantare, chiropratico, osteopata, agopuntura, medicine alternative, pranoterapeuta, santone. Ognuno di questi tentativi è giustificato (persino il santone se la patologia è psicosomatica da paura dell'avversario che in quel periodo è in gran forma...), ma solo con cognizione di causa. Se non si conosce (o si fa finta di non conoscere, come chi tenta di tutto per evitare un intervento chirurgico) la causa, rivolgersi al terapeuta sbagliato non può che aggravare la situazione, facendo perdere tempo e soldi.
La serietà professionale - Il problema di fondo è valutare la serietà professionale degli appartenenti al circolo magico. Come si fa? Se una persona sana va da un podologo che vende plantari o da un chiropratico, lamentando sintomi di una particolare patologia, quanti richiedono esami per valutare la gravità e quanti invece partono subito in quarta dicendo che è necessario un plantare o è necessaria una manipolazione? Un professionista è veramente tale quando ammette i limiti della proprio campo d'azione; purtroppo ci sono specialisti che pretendono di curare ogni patologia con la loro disciplina.
Come deve essere - Spesso i plantari vengono usati anche da atleti professionisti (in verità in percentuale non eclatante); alcuni lo usano a scopo scaramantico, altri lo usano perché il plantare è stato realizzato sulla loro biomeccanica. Se si analizzano le caratteristiche di questi plantari si scopre perché molti plantari non funzionano. Un plantare dovrebbe:
- essere realizzato dopo una prova statica e una prova dinamica.
Essere realizzato con tecnologia computerizzata. - Essere rivisto periodicamente.
- Essere realizzato in materiale idoneo (durevole, lavabile, igienico ecc.), in particolare un singolo plantare non dovrebbe pesare più di 45 g (misura 9 USA).
- Il primo punto è chiaro: una semplice prova statica non è interessante per uno sportivo.
Il terzo punto fa parte del concetto di personalizzazione.
L'ultimo punto è forse il più importante e, direi, decisivo: se il plantare non è del tutto assimilabile a una normale soletta di una scarpa da running non è utilizzabile a fini sportivi.
COMMENTI E MAIL
Prova i nuovi plantari CAD/CAM!Periodicamente vengo contattato da strutture che mi suggeriscono di provare i loro plantari con una logica tipo questa: "anche nel caso lei non avesse rilevanti patologie/deformita del piede noterà un miglioramento della performance del passo con meno dispendio bio-meccanico".
I risultati di questa prova su atleti amatori e professionisti sono piuttosto deludenti (ovviamente ogni volta mi si dice che il risultato degli "altri" non conta e che con i propri plantari è "diverso"). Penso che questo delirio di onnipotenza derivi dal fatto che il terapeuta non consideri l'effetto fuga: una persona si fa fare un plantare per correggere la patologia, lo porta per un po', poi o la patologia non si risolve o, se si risolve, scopre che, anche senza plantare, non ha più problemi (e quindi probabilmente la patologia non è dovuta a cause anatomiche, ma a un carico eccessivo) e non lo usa più. Il terapeuta lo annovera statisticamente fra i suoi successi!
Dai dati in mio possesso con la tecnologia CAD/CAM (c'è un centro anche qui a Pavia): i dati sono questi:
a) il 30% dei plantari devono essere comunque ritoccati una o più volte. Questo implicitamente smonta la tesi che il sistema computerizzato è preciso. Gli adattamenti sono resi necessari dal fatto che il plantare sembra non produrre nessun miglioramento.
b) Su 100 atleti che si sono fatti fare il plantare solo 10 continuano a usarlo dopo 1 anno.
c) Anche per i sedentari (magari in sovrappeso) vale l'effetto fuga; molti sperano che il plantare risolva il mal di schiena o dia sollievo alle gambe, ma, passata l'euforia iniziale (effetto placebo), ecco che si ritorna come prima e il plantare non si usa più.
Dal punto di vista sportivo, "un miglioramento della performance del passo con meno dispendio bio-meccanico" è molto accattivante. Purtroppo con atleti amatori ben allenati o professionisti è difficile barare. Se ci fosse veramente un miglioramento, un plantare farebbe volare chiunque e i record fioccherebbero. Purtroppo in atleti già ottimizzati ciò non accade. Quindi è difficile parlare di miglioramento della performance del passo.
Plantari: un rischio da... correre?
27/02/2006
Visita dott. XXX specialista in medicina dello sport...
Metatarsalgia sx (piede cavo con retropiede valgo) si consiglia valutazione podobarometrica per adozione plantare eventualmente radiografie, mi dice di lasciare perdere la corsa e di spostare gli attacchi del pedale indietro (così si evita di scaricare la pedalata nel punto già dolente, corrispondente al miglior punto per tutti i ciclisti, articolazione tra metatarso e alluce).
Prendo appuntamento dai tecnici che mi ha indicato, mi fissano l'esame dopo un mese, intanto continuo a pedalare con le tacchette dei pedali in posizione arretrata e tutto sembra funzionare veramente bene. 80 euro.
27/03/2006
Esame dei piedi in fase statica e dinamica presso la YYY.
Conferma di quanto rilevato dal medico, proprio storti questi piedi, il sx più del dx... Mettono delle solette nelle scarpe, fanno camminare e il computer elabora i dati... e sì il piede non scarica come deve eccesso di questo... (però le mie scarpe sono consumate perfettamente, mah). Lasciano trapelare che il plantare usato sempre risolve tutti i problemi (corsa compresa). 75 euro.
Metà aprile 2006
Finalmente arrivano questi oggetti magici: "li metta e vedrà sparire ogni problema!"
150 euro.
Comunque tra due mesi ci chiami che rifacciamo l'esame, controlliamo, se non dovessero andare bene li rifacciamo (ovviamente senza sovrapprezzo).
Allora se è perfetto potrò forse riprendere a correre mi domando, se è perfetto riporto le tacchette dei pedali nella posizione "aurea". Dopo una settimana-10 gg. di pedalate con i plantari e le tacchette nella posizione consigliata da tutti i manuali di ciclismo avverto di nuovo dolore (in effetti senza plantare era quasi svanito).
03/05/2006
In seguito a questo mancato "miracolo" telefono al medico che mi ha visitato in febbraio, l'esame podobarometrico va bene, i plantari vanno bene, se dopo un mese dovesse fare ancora male la colpa è della bici, fare esame computerizzato sulla bicicletta per postura; fare anche le radiografie e spostare di nuovo le tacchette degli attacchi pedale indietro. Secondo me ha sparato un bel po' di cavolate. 50 euro.
Comunque con un poco di pazienza e pedalando con gli attacchi arretrati le cose sembrano piano piano andare veramente per il verso giusto.
18/06/2006
A seguito di escursionismo abbastanza intenso, con scarponi da 165 euro e plantari da 150 euro comincia a saltar fuori di nuovo un dolore per niente simpatico che diventerà sempre più presente.
07/07/2006
Male all'esterno dell'avampiede sx, faccio le lastre al piede e alla caviglia. 53 euro.
07/07/2006
Sotto consiglio del medico della mutua riesco a fissare un appuntamento da un ortopedico chirurgo "bravo", prendo la palla al balzo perché arriva da ZZZ solo una volta al mese. Dott. KKK.
Dopo la visita scrive piede cavo valgo bilaterale, ma aggiunge alluce rigido iniziale con IF bassa. Poi, con mio immenso stupore chiama il tecnico responsabile dei miei plantari (quello della YYY) che era presente in uno studio adiacente a quello della dottoressa e mi fa consegnare le ortesi; sempre con la mia presenza la dottoressa impartisce alcune modifiche da apportare alle solette.
Riparto con le mie Asics senza più alcuna soletta all'interno in attesa dei nuovi plantari che mi giungeranno la settimana seguente. 120 euro.
09/07/2006
Rinuncio ad una lunga escursione in montagna, ma faccio un bel giro in bici, 3.30 h
10/07/2006
Cammino con i miei sandali e mi sembra di rinascere, quel dolorino è quasi assente, va mooolto meglio.
Mi sto chiedendo ma ne varrà la pena? Anche ammesso che il difetto sia molto accentuato, dipendere da una soletta che forse sistema una cosa ma ne complica un'altra (anche se sembrano tutti convinti che prevengano eventuali problemi futuri) è un rischio che conviene affrontare?
In genere purtroppo in questi casi occorre una forte personalità e una certa esperienza: "dottore, so per certo che il 90% di chi ha messo i plantari non ha risolto proprio nulla. Lei mi garantisce che con questa soluzione risolverò i miei problemi? Non ne nasceranno degli altri? Sa, in fisica è noto: se ho una forza (peso) che distribuisco sul piede e con il plantare la ridistribuisco in un altro modo, scarico un punto, ma ne carico un altro" ecc. Spesso, il vero problema dell'amatore è che non se la sente di risolvere il problema con un intervento chirurgico, né il medico si sente di proporlo (come invece farebbe con un campione).
Il plantare può essere utile, ma in un numero esiguo di casi. La mia statistica (2000-2005) dà questi dati:
685 runner infortunati cui è stato consigliato il plantare.
A) 121 non hanno risolto il problema e hanno smesso di correre (a mio avviso sbagliando, perché si possono trovare altre soluzioni).
B) 310 hanno buttato il plantare entro sei mesi, hanno risolto l'infortunio e sono tornati a correre, correggendo le cause che avevano portato al problema.
C) 160 lo hanno portato "per scaramanzia" per più di un anno, ma dopo due anni lo hanno abbandonato.
D) 94 lo portano ancora dopo tre anni.
A questi ho chiesto di fare una controprova (controprova fatta dal gruppo C), correndo cioè senza plantare, ma mi hanno risposto che non se la sentono di rischiare...
Plantari? Plantiamola...
Mi chiamo Piero, ho 55 anni e ho iniziato a correre a giugno 2006. Sono esattamente come mi hai descritto fra quelli che correvano le gare senza ormai nemmeno allenarsi perché la pubalgia non mi permetteva di farlo, quando un fulmine mi illuminò e mi convinsi che forse era il caso di consultare un ortopedico. Non so cosa significhi "leggera pubalgia", fatto sta che non riuscivo nemmeno stare su di una gamba quando m'infilavo i calzoncini. Sto facendo la Tecar/diatermia sono alla sesta seduta e sto già veramente meglio. Poi farò 10/10/10 di mobilizzazione di vario tipo. Dalle sensazioni che ho, credo di stare recuperando in fretta, non sento dolore nemmeno facendo le scale.
Domanda: avendo capito la lezione, ora non so come ripartire, ho una tremenda paura di un nuovo infortunio. Quali sono i ritmi giusti per non ricadere nello stesso errore? Il mio limite era 5'/km e mi allenavo tra 5'10'' e 5'30'' i giorni dispari e la domenica avevo da poco iniziato lunghi da 2 ore.
L'esame baropodometrico mi consiglia ovviamente plantari, avendo piede cavo, carico ripartito male sui piedi e gambe vare che l'ortopedico vorrebbe correggere un po'. Ho letto anche il tuo parere dissacratorio sui plantari, è giusto farne a meno se poi li devo abbandonare, ma se non li provo come faccio a saperlo? Vorrei sapere il tuo parere in proposito e magari un consiglio.
Il centro della tua mail è la domanda:
>giusto farne a meno se poi li devo abbandonare, ma se non li provo come faccio a saperlo?
Non è una posizione logica, ed è su questa posizione che fa leva chi propone i plantari. A parte
l'esborso economico il fatto è che tutti praticamente hanno il piede cavo o piatto, che tutti hanno una gamba più lunga dell'altra, che tutti hanno un carico ripartito diversamente ecc.
Quello che la tua posizione non considera è che una persona ha equilibri consolidati da anni, cioè il suo apparato locomotorio si è adattato alla sua anatomia. Quando si corre si applica un carico alla propria struttura. Se si usa un plantare si modifica questo carico, ma ovviamente non si riduce la forza applicata. Ridistribuire il carico vuol dire per esempio alleggerire il bacino, ma l'alleggerimento magari andrà a interessare le ginocchia che subiranno un inaspettato infortunio. Logico e semplice, per cui non è affatto detto che l'uso di un plantare al più costi un po' di soldi e basta. In realtà, come detto nell'articolo sul plantare "un buon terapeuta dovrebbe prima guarire la patologia (ricondurre lo sportivo a un sedentario normale) e poi indagare l'uso del plantare come soluzione definitiva". Quindi prima guarisci. Sul fatto di come riprendere, ovviamente conviene farlo solo in assenza completa di dolore (la pubalgia può durare mesi se continuamente sollecitata con prove di ripresa a guarigione completa non avvenuta). Devi riprendere come un normale principiante, dandoti almeno un mese per ritornare a percorrere una decina di km. Inoltre è opportuno limitare le gare a non più di una ventina l'anno. Ultimo punto, probabilmente il più importante, il discorso sulla distanza critica.
Per una buona salute e per gare fino alla mezza i lunghi di 2 ore non sono assolutamente necessari. Molti runner hanno una distanza critica nettamente inferiore ai 20-25 km per cui può essere ottimistico pretendere di correre una seduta di oltre 20 km quando nella settimana se ne fanno al massimo 30. Non a caso nel runner la pubalgia si manifesta o per l'abbinamento ad altri sport (per esempio calcio) o per sedute di chilometraggio eccessivo, magari su fondi non ideali.
Sai se funzionano? Mah...
Vorrei un parere su un nuovo modello di scarpa (Il sito del produttore è www.swissmasai.it) che secondo l'ideatore Karl Müller migliorerebbe l'andatura distribuendo meglio il peso del corpo su tutto il piede. Il suo utilizzo permetterebbe:
- un miglioramento della postura di 10 gradi;
- un aumento del 19% dell'attività dei muscoli posteriori della coscia;
- incremento del 9% dell'attività dei muscoli glutei;
- +18% dell'attività dei muscoli dell'estremità inferiori;
- accresciuta attività dei muscoli addominali;
- -19% carico delle articolazioni del ginocchio e dell'anca.
Del resto nel sito del produttore (con un incredibile autogol a livello di marketing, facilmente rilevabile da chi ha spirito critico) esiste il parere degli "esperti": tre pareri striminziti, non certo decine di articoli su riviste mediche. Insomma, sono scarpe...
Consiglia l'articolo su Google, clicca
