Guida agli integratori alimentari
Oxygizer
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L'Oxygizer è una delle tante acque arricchite di ossigeno nella misura di 150 mg/l, cioè 30 volte quello contenuto normalmente nell'acqua minerale.
Qualche anno fa era partita una campagna pubblicitaria che lo aveva portato all'attenzione degli sportivi come una possibile arma per migliorare la prestazione. La pubblicità vantava ricerche scientifiche secondo le quali:
a) nei lavori aerobici si è ottenuto lo stesso rendimento, ma con frequenza cardiaca minore ossia (secondo i produttori) con minore sforzo;
b) nei lavori anaerobici si è riscontrato un abbassamento della frequenza cardiaca e del livello di acido lattico;
c) nel recupero l'abbassamento della frequenza cardiaca ha permesso di stabilire che il recupero è stato più rapido che in condizioni normali.
Da questi dati chissà quanti avranno pensato che l'Oxygizer è il miglior integratore al mondo, quello che farà migliorare la prestazione, consentendo l'accesso a traguardi insperati, finale olimpica compresa.
I più affezionati amici del sito conoscono già la principale obiezione: molte ricerche non sono affatto attendibili perché la ricerca non è scienza. Quindi sono solo il primo passo, un punto di partenza che deve essere poi confermato dalla pratica. E la pratica ha chiaramente mostrato che non c'è stato quel passaparola che caratterizza gli strumenti che funzionano.
Oggi di Oxygizer non si sente quasi più parlare, tant'è che sono solo 36 le pagine in rete che ne parlano contro le 311.000 per esempio del termine "creatina" (ovviamente che se ne parli non significa che un integratore funzioni, la condizione è solo necessaria, non sufficiente!).
Inoltre i risultati scientifici citati (a prescindere dalla loro attendibilità) praticamente non hanno nessuna rilevanza. Vediamo perché.
oxygerIl punto a) chiarisce già che il rendimento non aumenta (quindi come si può parlare di miglioramento della prestazione?); è vero che diminuisce lo sforzo per cui ci si potrebbe aspettare che con lo stesso rendimento si possa continuare per un tempo maggiore. Purtroppo la durata dello sforzo che il soggetto può sostenere non è data dalla frequenza cardiaca, ma dal suo sistema esoergonico, cioè da come riesce a produrre energia. L'energia spesa per correre una maratona dipende solo marginalmente dalla frequenza cardiaca a cui si corre (se a 160 o a 158 pulsazioni al secondo: sì, perché per uno scienziato il fatto che la frequenza cardiaca diminuisca anche di due pulsazioni è importante, ma per la vita quotidiana questa è una scoperta ininfluente...), ben più importanti sono le scorte di glicogeno e la capacità di bruciare i grassi acquisita con l'allenamento.
Il punto b) sarebbe interessante se fosse attuabile. Mentre al cicloergometro è possibile compiere sforzi anaerobici assumendo contemporaneamente la bevanda, ve lo vedete un runner durante un 1500 che beve mezzo litro d'acqua per andare più forte? Poiché la componente anaerobica diminuisce al crescere della distanza (già nei 10000 è di qualche percento e nella mezza maratona è trascurabile), ben si comprende come il punto b) sia ininfluente dal punto di vista pratico.
Il punto c) è quello che praticamente potrebbe essere sfruttato. Sfruttato sì, ma non nella corsa. Infatti il recupero dopo una gara o un allenamento tirato non è dovuto alla presenza d'ossigeno. La disponibilità d'ossigeno consente di pagare il debito d'ossigeno contratto durante la prova; ma tale debito (che è collegato alla produzione di acido lattico) normalmente si paga in poche decine di minuti, qualche ora al massimo nelle condizioni più critiche. Infatti, contrariamente a quanto credono ancora tanti runner, i problemi di recupero che si avvertono il giorno dopo una gara non sono dovuti all'acido lattico (che come detto scompare mediamente dopo circa un'ora), ma al mancato reintegro delle scorte energetiche (glicogeno), ai microtraumi (si pensi alla corsa in discesa anche a velocità non massimali in soggetti non allenati), al catabolismo muscolare ecc. Praticamente il maggior recupero da un surplus di ossigeno potrebbe essere sfruttato in quegli sport o quelle condizioni in cui sforzi anaerobici intensi si alternassero a pause di 5-10'.


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