Guida agli integratori alimentari
Nandrolone
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Il nandrolone (il cui nome scientifico è nortestosterone e ha formula bruta C18H26O2, differendo dal testosterone per l'assenza del gruppo metilico legato al carbonio in posizione 19) è uno steroide anabolizzante (cioè stimola la sintesi proteica) che viene normalmente impiegato nei casi di magrezza costituzionale, di denutrizione, di fragilità ossea e come cicatrizzante. Immesso sul mercato nel 1959 è uno dei prodotti dopanti più diffusi in tutte quelle attività sportive dove la forza gioca un ruolo importante. Il primo punto da sottolineare è proprio questo: in attività dove la forza e la potenza sono secondarie o, meglio, limitate da altri fattori, il nandrolone non trova una giustificazione scientifica. Ben si comprende il suo abuso nel calcio, nel ciclismo (dove la forza ha il suo peso) e nella velocità (nella foto Marlene Ottey, fra i casi di positività alla sostanza), un po' meno nelle discipline di resistenza come il fondo o lo sci di fondo, soprattutto da parte di uomini, dove un incremento esagerato della massa muscolare può risultare persino controproducente. Per le donne il discorso è diverso perché comunque un aumento della massa muscolare ha un effetto mascolinizzante che migliora le prestazioni.

Positività al nandrolone

Viene rilevato rintracciando i prodotti della sua degradazione, ma, non essendo chiaro se l'uomo lo produca naturalmente, viene considerato positivo un atleta che superi la concentrazione nelle urine di 2 nanogrammi/ml (per le donne 5 ng/ml). Il nandrolone non è in grado di trasformare un brocco in un campione, ma, aiutando i tempi di recupero oltre che aumentando la forza, è una frode in ambito professionistico. Le giustificazioni di chi viene pizzicato sono diverse:
a) il nandrolone è contenuto in tracce in normali integratori il cui uso prolungato farebbe superare la soglia;
b) in alcuni individui la produzione endogena sarebbe superiore ai limiti consentiti;
c) anche l'alimentazione potrebbe favorire l'incremento dei valori: 300 g di carne di cinghiale porterebbero il livello a 6-7 ng/ml.
nandroloneDalla ricerca in rete scopriamo con disappunto che spesso si tratta solo di articoli giornalistici che fanno riferimento alle solite due o tre pagine e che riportano pari pari le poche informazioni sul nandrolone: come dire che ci sono tanti "esperti", ma pochi che sanno veramente di cosa si parla. A livello di studi, si rileva che:
"La Federazione Internazionale calcistica (Fifa), l’anno scorso, contestò il tetto di 2 ng/ml sostenendo che uno studio provava che, in molti calciatori, la produzione naturale di questo ormone fosse più elevata, specie in concomitanza d’uno sforzo fisico intenso. Si aprì così una disputa tra il dottor Graf-Baumann della Fifa e il professor Arne Ljunqvist, membro della commissione medica del Cio, vice-presidente della IAAF e responsabile dell’antidoping della Federazione Internazionale di atletica. Ljunqvist fu in grado di dimostrare, anche con l’apporto della dottoressa Christine Ayotte, direttrice del laboratorio di analisi di Montreal, che gli studi condotti avevano provato proprio un bel nulla. Anzi: che dei 137 giocatori non professionisti esaminati, sia prima che dopo l’allenamento, 129 avevano mostrato un livello di concentrazione di metaboliti di nandrolone sotto 0,2, sette tra 0,2 e 0,5 e uno tra 0,5 e 1 ng/ml. E in un altro gruppo di 358 giocatori professionisti, testati solo dopo lo sforzo, soltanto uno aveva avuto un valore di 2,7: ma il caso non venne ulteriormente investigato. D’altro canto, un’altra ricerca condotta in Gran Bretagna, e sponsorizzata dalla Federazione inglese di atletica e dalla Iaaf, non ha portato ad alcun risultato circa una naturale, più alta produzione endogena di nandrolone in concomitanza con un allenamento intenso e l’assunzione, anche in dose massiccia, dunque non fisiologica, di integratori alimentari".

I rischi del nandrolone

Il nandrolone provoca o accentua (se ereditaria) la tendenza al diabete; provoca danni al sistema cardiovascolare, disfunzioni al pancreas; nelle donne la mascolinizzazione è evidente. Poca cosa, se si considerano i lunghi elenchi associati ad altre sostanze, ma una modifica del quadro ormonale dell'individuo può manifestare problemi molto diversi e a lunga scadenza che sfuggono a ricerche troppo affrettate.
 
Per chi volesse saperne di più: Il metabolismo degli androgeni.


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