L'allenamento mentale negli sport di resistenza
La mia maratona
(Arcelli-Massini)
INTERESSANTE PER: atleti sopra le 3h15'
 
Arcelli completa il discorso maratona, abbinando questo testo a quello scritto con Canova per l'atleta di medio-alto livello. Personalmente penso che il libro sarebbe stato migliore se fosse stato scritto dal solo Massini (a lato impegnato nella maratona di Ferrara 2002). Fulvio è un tecnico che spesso cade nella comprensibile, ma errata strategia del "facciamo correre tutti" e quindi è più adatto a runner che iniziano la loro attività, mentre Arcelli è un tecnico che per sua estrazione è solito parlare a runner più evoluti. Ne scaturisce un libro un po' schizofrenico, in cui il lettore può non trovarsi perfettamente a suo agio.
Il primo capitolo (il sedentario) è un'analisi delle varie tipologie di chi "vuole correre una maratona" e sicuramente "salverà" molti aspiranti maratoneti. Il secondo è la logica continuazione: il terminare la maratona senza arrivare molto provati. A differenza di una certa filosofia che aleggia fra i runner, anche gli autori sposano la tesi che obbiettivo dell'allenamento alla maratona è di consentire di terminarla come una qualunque altra gara per cui si è allenati. Quando nel mio "La nuova maratona" indicai chiaramente che terminare strisciando una maratona "non è eroico, è stupido!" ricevetti moltissime critiche da runner per i quali evidentemente la sofferenza (direi "catartica") contava molto di più della reale prestazione atletica. In questo testo gli autori dedicano giustamente quasi 20 pagine per pianificare una maratona senza sofferenze.
Il terzo e il quarto capitolo sono più tecnici; vengono introdotti gli allenamenti e i test per "capire" l'atleta". Le informazioni sono esposte in modo rigoroso, ma non difficile, concreto e completo. Non sarà difficile applicare sul campo tutti i concetti letti in questi capitoli. Il piacere di leggere questa parte è soprattutto quello che consente al runner di diventare un allenatore di sé stesso, unendo al piacere della corsa, anche il piacere di scoprirsi a poco a poco. Troppo spesso questo processo avviene senza conoscenze specifiche: ognuno diventa "esperto" di corsa semplicemente analizzando le sue esperienze. Peccato che senza basi gli esiti siano spesso disastrosi. Il testo è sicuramente in grado di fornire in maniera efficiente queste basi.
Fulvio MassiniIl quinto capitolo descrive in modo un po' noioso i metodi di allenamento. Definire oltre una dozzina di sedute di allenamento (corto veloce, medio, lungo, salite brevi ecc.) se può essere corretto in un libro sulla corsa in generale, è a mio avviso ridondante in un testo sulla maratona. Il runner può avere la sensazione che siano tutti utili, inserirli a casaccio e operare in controtendenza a un allenamento ottimale. Ho ottenuto il mio record sulla maratona (2h58'43" a 49 anni) correndo solo medi, lenti, lunghissimi, progressivi e ripetute lunghe. Niente salite, interval training, ripetute brevi, corto veloce ecc. Ciò non significa che le tipologie che ho scartato siano inutili. Solo che non essendo un maratoneta puro (anzi sono più vicino al principiante descritto nel testo), mi importava di più arrivare bene che cercare di spaccare il secondo. E per arrivare bene è meglio concentrarsi su pochi e fondamentali tipi di allenamento. Ho l'impressione che parte del capitolo sulle tipologie dell'allenamento sia stato ripreso dall'Arcelli-Canova, dove però l'obbiettivo finale è diverso e anche una manciata di secondi può essere determinante. Interessante il concetto di day-after dopo il lunghissimo.
Il capitolo sull'alimentazione è invece da saltare a più pari. È triste vedere come un mito come Arcelli stia perdendo credibilità sposando incondizionatamente un modello alimentare che, se sostenibile, non è certo una certezza scientifica. Le mie perplessità sulla zona le potete leggere nell'articolo corrispondente, ma, a prescindere dalla valutazione del modello, non ha nessun senso inserire in un testo sulla maratona un modello alimentare che non è seguito da nessuno dei maratoneti non solo a livello mondiale, ma nemmeno italiano. È il classico caso di come innamorarsi di un concetto faccia perdere il contatto con la realtà (la zona in maratona non serve, anzi può essere alla lunga deleteria!).
Le appendici sono invece veramente ben curate e ricche di consigli e di avvertimenti molto utili. Essenziali, non promettono la luna. Le posizioni su tecnica di corsa, tonificazione muscolare (vengono proposti esercizi da camera), stretching ecc. sono molto concrete e trovano il culmine nella già citata appendice H (Gli errori da non commettere). 


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