L'allenamento mentale negli sport di resistenza
Mente e maratona
(Speciani-Trabucchi)
INTERESSANTE PER: ???
 
Se Lo zen e l'arte della corsa lo trovavo un libro fresco e coerente con il personaggio dell'autore, Mente e maratona lo trovo molto poco coerente, abbastanza confuso e molto spesso fuori tema. Il lavoro ha sicuramente richiesto molto tempo, ma manca quel potere di sintesi che molti lettori si aspetterebbero. Molte divagazioni letterarie e molte altre "personali" appesantiscono inutilmente il testo che poteva essere molto più snello. Bastano come esempio le sei pagine di introduzione che ammazzeranno chi non è particolarmente portato alla lettura "colta". La mia impressione è che siano convogliate nel libro molte "crociate" dell'autore, non sempre attinenti al tema. E che comunque il lettore "paga".
Il capitolo dell'alimentazione e quello sull'integrazione si sono dilatati oltremisura: 110 pagine, spesso impregnate di posizioni che francamente sono sostenibili, ma poco scientifiche. Non capisco perché riprendere tutta una serie di temi che con mente e maratona poco c'entrano per il solo piacere di ribadire certe posizioni. Alcuni esempi.
  • "… una mela appena colta ha un valore biologico diverso rispetto alla stessa mela dopo due settimane… Il tutto naturalmente a parità di composizione in nutrienti… Da dove nasce la differenza fra cibi di alto valore biologico e cibi impoveriti, se la composizione chimica è identica?" e viene esposta la fantasiosa, ma per nulla certa teoria, delle vibrazioni. L'errore è in quel "se la composizione chimica è identica". Non c'è bisogno di scomodare le vibrazioni per sapere che un cibo fresco ha una composizione chimica differente da uno non fresco (idem per uno cotto), basta la chimica classica: le vitamine si degradano (dal 20 all'80%), i minerali sono meno assimilabili perché la trasformazione dei composti che li legano porta a sostanze meno digeribili, i grassi e le proteine si degradano, si formano sostanze, se non nocive, sicuramente non utili all'organismo, ecc.
  • "il saccarosio viene sottoposto a un ciclo biochimico di reazioni che coinvolge numerosi cofattori di tipo vitaminico, enzimatico e minerale. La zolletta di zucchero…ci sottrae le vitamine e i minerali". Ma è banale che, se voglio ottenere una certa quantità di energia, quelle vitamine e quei minerali li devo usare, sia che parta da saccarosio al 100% o da uno zucchero al 50%.
  • Si parla ancora di indice glicemico per salvare il piccolo piatto di pasta integrale contro le due zollette di zucchero, quando ormai tutti parlano correttamente di carico glicemico.
Questi esempi sottolineano come alla base di molti passi del testo (quelli fuori tema) si voglia "riscrivere" la scienza. Ciò rende dubbio anche ciò che di scientifico è nel testo. A mio avviso Speciani non ha ancora saputo superare il naturalismo assoluto dei primi anni '80 quando, molto sbrigativamente, tutto ciò che era naturale era buono. Ovvio che cercando di conciliare questa posizione con una visione "tutta scienza" della realtà si cada vittima di molte incoerenze.
Anche il capitolo sull'integrazione e il doping è veramente troppo pesante, 50 pagine per ribadire ancora tesi personali poco in tema con il titolo dell'opera.
La crociata contro i cortisonici può essere sensata, ma per sostenerla non si può arrivare a dire che sono addirittura penalizzanti: favorendo la mobilitazione dei grassi, favoriscono la prestazione perché, se l'atleta parte al ritmo corretto, spostano il muro in là di circa 8-10 km: è per questo che sono considerati doping. Così pure tutte le pagine a sostegno del fatto che il doping con EPO alla fine poi non migliori molto. A prescindere da chi a ragione o torto, se l'EPO non migliora le prestazioni dell'atleta perché nelle stesse pagine si esprime chiaramente il concetto "doparsi = barare"? Se io mi presento ubriaco al via di una gara (con grave danno delle mie prestazioni) non baro, sono stupido! Per dimostrare che il doping migliori le prestazioni bastano le decine di atleti di secondo piano che, dopo anni di militanza su livelli mediocri (tipo 2h20' per gli uomini o 2h40' per le donne), con lo stesso allenatore, improvvisamente nel giro di sei mesi sono migliorati di 6-7' in maratona. Ovvio che l'EPO faccia migliorare 10"/km. Speciani mi cita moltissimo; la cosa dovrebbe farmi piacere, ma spesso non è così perché ha l'abitudine a forzare un po' il discorso per avvalorare sue tesi, a interpretare fatti e frasi in modo favorevole: io dico che l'EPO non fa di un ronzino un purosangue, Speciani dice che non migliora la prestazione. C'è una bella differenza, sia di contenuti sia di sostanza scientifica.
Sprecare poi venti pagine per parlare di aglio, peperoncino, erbe aromatiche ecc. in un libro di allenamento mentale sinceramente mi sembra fuori luogo.
La parte veramente ben fatta (Trabucchi?) è la 2, ma sono solo 60 pagine che meritavano di essere rese più divulgative (sono veramente difficili per il lettore medio) dando loro lo spazio rubato da peperoncino, crociate contro i farmaci spesso approssimative, teorie sul capobranco che poteva scegliersi le femmine con le quali riprodursi ecc.
La terza parte, quella pratica, conferma la mia primitiva impressione: il libro è stato progettato più pensando alle vendite che all'utilità del lettore. In quarta si parla di un testo utile all'agonista, all'hard-gainer, agli amatori come a chi corre per puro diletto. Ebbene la terza parte (e siamo a pag. 214) ci fa scoprire che:
a) L'MBW è adatto a chi è già evoluto ed è passato per lavori in pista, tecnica di corsa ecc..
b) L'MBW è adatto, a mio avviso, a chi vuole entrare nel corpo dei marines. Infatti è importantissimo che l'atleta "si trovi a dover soffrire, a dover impegnarsi per arrivare in fondo"; gli accenni alla durezza delle prove si sprecano: a pag. 165 si legge "alcuni atleti che non riuscivano a terminare i lavori scoppiavano in lacrime".
c) È necessario un coach (o allenatore o preparatore che dir si voglia).
Bastano questi tre punti per farci capire (chi sono gli amatori che hanno un coach serio e preparato?) che il libro è leggibile (forse) solo ad atleti da 2h30' in giù.
Nelle ultime 40 pagine continua la confusione fra tema del libro e interessi personali, passando a recensioni di libri sul cancro o sulla teoria della luce e della materia allo zen e il tiro con l'arco.


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