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L'allenamento dei campioni
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Anni fa circolava un articolo a cura di R. Canova, uno dei più noti allenatori nazionali, in cui veniva descritto l'allenamento di Christopher Koskei, campione mondiale dei 3000 m siepi. L'articolo descrive brevemente l'atleta e qualitativamente le metodiche usate durante la stagione; nella seconda parte vengono riportati gli allenamenti da aprile a fine stagione. È proprio questa seconda parte che è sconvolgente. Canova è noto per aver sempre attaccato gli atleti italiani, rei a suo dire (e probabilmente con un fondo di verità) di non allenarsi duramente come i keniani o come gli spagnoli nella maratona; l'allenamento di Koskei è quanto di più blando ci possa essere in circolazione e fa sorgere molti dubbi. Vediamo alcuni esempi considerando come confronto un amatore che abbia un personale di 35' sui 10000 m.
a) durante il mese di maggio Koskei ha effettuato 5 gare; solo gli allenamenti dell'8, dell'11, del 19, del 21 hanno tempi tali che il nostro amatore non sarebbe riuscito a seguire il keniano. Come è possibile che 4 allenamenti al mese facciano la differenza fra un keniano e un amatore nemmeno tanto quotato? Se così fosse si dovrebbe ammettere che i keniani hanno una marcia in più e che allenarsi non serve granché (proprio il contrario delle tesi di Canova).
b) Anche negli altri mesi il discorso non cambia. Il bigiornaliero classico (12 giugno) è: 1 h a 4'15"/km (14 km) e al pomeriggio 45' a 4'/km (11 km) + stretching e diagonali. Un allenamento che è alla portata di moltissimi runner over 40. Di 1.233 km percorsi ben 1035 sono sopra ai 3'45"/km con una media giornaliera di 24 km. Per chi corre a 2'36" sui 5000 m un ritmo di 3'45" equivale a un ritmo di 4'30"/km per chi ha un record di 17'30" sui 5000 m. Quasi tutti i runner che valgono 17'30", senza problemi di lavoro (cioè supposti professionisti), riuscirebbero a fare un bigiornaliero a 4'30"/km (12 km al mattino e 12 al pomeriggio), ma dubito che questo tipo di allenamento faccia migliorare. Quindi nemmeno la quantità può campioniessere un parametro degno di nota nell'allenamento di Koskei. O forse Canova trascura volutamente dei dettagli? Per esempio che Koskei andava sì a 4'15"/km, ma su pendenze del 10%? Dall'articolo non sembra così perché quando nell'allenamento sono previste le salite sono esplicitamente citate. Per cui se di dimenticanza si tratta, si tratta di dimenticanza con dolo.
c) Anche i valori ematici riportati fanno sorgere parecchi dubbi (che mi sembra Canova trascuri volutamente). Secondo tali valori Koskei arriva al massimo della forma con un ematocrito di 38,8! Personalmente ho un ematocrito che va dai 40,5 ai 42; nelle rare occasioni in cui mi è sceso a 38 ho attraversato un periodo di scarsa forma, ma soprattutto di astenia generale (non vi descrivo i capogiri e gli altri sintomi) che mi ha fatto peggiorare di circa 10"/km. Se poi si parla di sciatori di fondo e di ciclisti che hanno l'ematocrito oltre i 50, se fosse veramente possibile vincere un campionato del mondo dei 3000 m siepi con un ematocrito a 38 come si fa a considerare l'eritropoietina doping? Si dovrebbe parlare piuttosto di pseudodoping. Oppure se Koskei arrivasse con l'ematocrito a 50 in quanto correrebbe i 3000 m siepi: 7'30"? Un'altra ipotesi è che i keniani abbiano parametri fisiologici diversi dai nostri, ma anche in questo caso occorrerebbe lasciar perdere ogni sogno di gloria per i bianchi o cambiare le regole, inserendo, oltre alle categorie maschili e femminili, anche quella dei keniani.
Tutte queste riflessioni hanno uno scopo che va molto al di là dell'articolo di Canova: il runner che desidera adattare il programma di un campione a sé stesso farebbe bene a valutarlo con attenzione per capire se tale adattamento sia veramente utile.


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