Per correre bene la maratona
Le ecomaratone
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Le ecomaratone si stanno diffondendo come specialità parallela alle usuali maratone su strada. Si tratta di manifestazioni che uniscono al fascino della gara di Filippide la magia del correre nel verde e quindi, a prima vista, potrebbero sembrare un novità interessante. In effetti l'accoppiata che propongono è molto allettante, ma in chiave salutistica le ecomaratone non sono l'optimum e questo articolo ha lo scopo di definire i limiti di tali manifestazioni.

Gli infortuni

Dovrebbe essere a tutti evidente che uno sforzo prolungato su terreno irregolare è decisamente più pesante che non su asfalto o sterrato regolare (il fondo probabilmente migliore, ma quasi impossibile da trovare per lunghi tratti). Informatevi quindi non solo sulla bellezza paesaggistica del percorso, ma anche e soprattutto sul tipo di fondo. Un fondo "difficile" rende la prova ben più lunga dei classici 42 km, questo almeno per quanto riguarda tendini e articolazioni e accorcia la vita media del runner, se l'ecomaratona diventa un appuntamento continuo.
Da tenere poi in considerazione che la probabilità di infortuni traumatici è piuttosto elevata; alcuni di questi (come la classica distorsione alla caviglia), se gravi, possono non essere totalmente reversibili. Quindi non liquidate la faccenda con un semplicistico "tanto a me non capiterà mai".

La psicologia

Stupisce il fatto che molti runner corrano l'ecomaratona senza un reale interesse naturalistico; alcuni lo fanno come ulteriore sfida (correre in un bosco può far pensare a un'avventura alla Rambo) cercando in percorsi nostrani il fascino che possono dare prove come le maratone nel deserto. Ma sono pochi. Altri hanno uno spirito decisamente (e giustamente) competitivo, correndo la prova per vincerla o arrivare nelle prime posizioni. Ma anche questa categoria è poco numerosa. Esiste invece un'ampia classe di atleti che corre l'ecomaratona per non avere la pressione psicologica della maratona. Infatti, una volta raggiunto il loro top, molti maratoneti preferiscono non confrontarsi più con il declino delle loro prestazioni e, con l'atteggiamento tipico delle non competitive, passano alle ecomaratone, dove il tempo finale, appesantito dal percorso, può essere interpretato ottimisticamente come si vuole. Con il tempo, questo atteggiamento fa scadere inesorabilmente il valore atletico e la carica agonistica del soggetto che ritorna semplicemente a partecipare, anziché a buttare il cuore oltre il traguardo.


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