La definizione di doping
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Poiché non è sempre chiara la distinzione fra integratori e doping, vediamo le varie definizioni di sostanze lecite, molte delle quali riprese da una classificazione proposta da Arcelli, uno dei più attenti commentatori dell'argomento.
Le sostanze devono essere prese per bocca - Se ciò fosse vero, un atleta che per gareggiare si fa fare un'iniezione antidolorifica oppure un atleta che effettua una cura ricostituente con iniezioni sarebbero esempi di atleti dopati.
Le sostanze devono essere proteine, grassi, carboidrati, vitamine o minerali o alimenti normalmente consumati dall'uomo e non devono essere ormoni o avere un effetto di tipo ormonale - Se il caffè rientra in questa categoria perché prendere venti caffè deve essere considerato doping? Se non vi rientra, anche un caffè preso per svegliare l'organismo deve essere considerato doping.
Devono essere alimenti consumati da millenni dall'uomo - Ovviamente molti farmaci come l'acido acetilsalicilico (la normale aspirina) dovrebbero essere considerati doping. Idem dicasi degli antistaminici, degli antibiotici ecc.
Non devono esistere sospetti di tossicità acuta o cronica - Il sospetto di far male alla salute non è scientifico, né morale: dal punto di vista etico equivale a tenere in carcere una persona perché c'è il sospetto che sia colpevole. Ciò che può essere sospetto per uno studioso può essere certezza per un altro. Si pensi alla vitamina E: per alcuni è lecita e consigliabile un'integrazione di 800 mg, per altri tale dose può produrre spiacevoli effetti collaterali.
Non devono essere sostanze inserite nelle liste di prodotti proibiti - Certo queste liste possono essere stilate con criteri complessi e dopo attente valutazioni, ma sono sicuramente qualcosa di astratto, il compromesso fra tante posizioni. Spesso si è arrivati all'assurdo nella colpevolizzazione o si sono assolti atleti poco puliti.
Non devono essere sostanze assunte per migliorare la prestazione - È questa la posizione più estrema, ma anche la più assurda. Poiché bere durante una maratona mi permette di migliorare il mio tempo finale, anche l'acqua diventa una sostanza dopante!
Una nuova definizione di doping
Poiché ciò che conta è la salute dell'atleta, mi sembra logico proporre questa definizione di doping:È doping l'assunzione di sostanze che porti i parametri fisiologici dell'atleta al di fuori degli intervalli di normalità.
Qualunque sostanza fa bene o fa male a seconda della quantità che se ne assume; un'integrazione di ferro che porti la sideremia a 200 o i depositi di ferro (ferritinemia) a cinque volte quelli normali deve essere considerata doping, anche se non migliora sicuramente le prestazioni rispetto a un'integrazione corretta. Così l'uso di un farmaco che innalzi qualche parametro al di fuori della soglia di normalità deve essere considerato doping perché, anche se non migliora la prestazione, pone l'atleta in condizioni potenzialmente pericolose. Con la definizione sovraesposta il problema del doping non viene più affrontato come un truffa nell'ambito sportivo, ma allo scopo di tutelare la salute dell'atleta. Si stempererebbero in questo modo i toni di polemiche spesso troppo accese perché quando c'è di mezzo la morale, nessuno accetta di essere accusato più o meno ingiustamente.Gli errori dei media
Prima di scrivere,
informarsi - Leggo sulla Gazzetta dello Sport: "Si
tratta di un prodotto, indicato anche per i casi di affaticamento, che però
contiene una sostanza vietata nota come Dhea". Da alcuni anni a
questa parte il DHEA è stato ampiamente pubblicizzato su molte riviste
italiane come possibile ormone della giovinezza e negli Stati Uniti e in
altri paesi è venduto senza ricetta medica; perché considerarlo doping se
assunto da un atleta di 35 anni, mentre se ne consiglia l'assunzione (sotto
controllo medico) per rimanere giovani, proprio dai 35 anni in su?
Evidentemente sarebbe opportuno che i media si informassero reciprocamente.
Il secondo punto su cui l'informazione è drammaticamente carente è la
pericolosità delle sostanze, spesso dipinte come vera peste del terzo
millennio. Mentre alcuni prodotti (steroidi anabolizzanti, amfetamine -
ricordate la morte di Simpson sul Ventoux? -, ormone della crescita, IGF1
ecc.) sono veramente molto pericolosi perché i loro effetti (oltre a
esistere) sono difficili da tenere sotto controllo, altri (DHEA, creatina,
la stessa eritropoietina…) sono molto meno pericolosi. Pensiamo allo
scalpore indotto l'anno scorso dal caso creatina: che io sappia non esistono
casi mortali per assunzioni di dosi massicce di creatina, mentre nel mondo
milioni di persone muoiono a causa del fumo… L'ultimo punto da sottolineare
è l'esaltazione di alcuni protagonismi sia fra magistrati sia fra
scienziati: non posso credere che (sempre sulla Gazzetta) un responsabile
della Commissione scientifica del CONI (medico tra l'altro) abbia affermato,
parlando dei valori di ematocrito, che "i successivi
scostamenti devono essere inferiori al 10%".
Personalmente ho verificato di avere un ematocrito di 38 a luglio dopo un'intensa attività agonistica e di arrivare a 42,6 a dicembre (+12%).
Un ronzino non diventerà mai un purosangue - Questo è forse il punto su cui i media sono più diseducativi. Pompando l'effetto doping, lasciano intendere agli atleti che con il doping si può arrivare ovunque. Con tale conclusione non si fa altro che stimolare l'attenzione verso le sostanze proibite che possono spalancare le porte alla ricchezza. Il tutto è poi amplificato da allenatori e atleti che spiegano ogni sconfitta con il sospetto che il vincitore abbia fatto ricorso a sostanze proibite. Il caso di Ben Johnson può essere d'esempio: se con il doping corro i 100 m in 9"8, mentre senza li corro in 10"1, il miglioramento (3 decimi) è sensibile a livello mondiale, ma è del tutto ininfluente a livelli locali; per un ragazzo che a 22 anni corre i 100 m in 11"5 non c'è doping che tenga: le Olimpiadi non le vedrà nemmeno con il binocolo!
La condanna morale - Non si capisce perché i media e molti addetti ai lavori, anziché proporre soluzioni, si profondano in un sacco di considerazioni morali, "distruggendo" gli atleti che incappano nelle maglie del doping. Perché non considerare "drogati" anche le migliaia di fumatori? Se poi si considerasse la popolazione italiana sopra i quarant'anni e la si sottoponesse a controlli antidoping, in un anno almeno il 50% dei soggetti verrebbe trovato "positivo", fra spray nasali, corticosteroidi e farmaci vari (spesso non necessari…). Nelle erboristerie si possono acquistare prodotti stimolanti (per esempio decotti di efedra) senza nessuna ricetta medica. Un'ultima considerazione sulla moralità: quando non c'erano i controlli antidoping, si sa che anche grandi campioni assumevano sostanze proibite (la "bomba") per andare più forte; eppure nessuno oggi si sogna di cancellare dalla storia dello sport i nomi di quei campioni perché "baravano"!
Le soluzioni
Controlli, controlli, controlli - Non servono indagini o inchieste, basta effettuare i controlli. Attualmente ci sono gli strumenti per fermare tutti gli atleti che ricorrono a sostanze proibite e non si vede perché turbare il lavoro di quelli che sono puliti con sospetti, interrogatori o altro. Non c'è bisogno di alcun intervento penale: se un atleta vuole doparsi lo faccia, ma se i controlli ci sono e sono obbligatori, non avrà mai la possibilità di gareggiare. La campagna "Io non rischio la salute" promossa dal CONI ha tutte le carte in regola per proporre atleti che non ricorrono a sostanze dopanti. È il modo migliore per pensare al futuro, accanirsi sul passato è un modo facile per soddisfare certi protagonismi.Cooperazione internazionale - Senza una diffusione internazionale della filosofia della campagna del CONI, si rischia di renderla autolesionistica e troppo moralistica; non basta coinvolgere le Federazioni, ma occorre anche sensibilizzare gli organizzatori delle maggiori manifestazioni: che senso ha portare alle Olimpiadi atleti puliti se poi le maratone con montepremi di centinaia di milioni potrebbero essere vinte da atleti che non si sono sottoposti ai controlli? Si ripeterebbe la beffa che nel nuoto o nei lanci (atletica) per anni ha visto primeggiare gli atleti dell'Est europeo.
COMMENTI E MAIL
Siamo tutti dopati (come siamo caduti in... Basso)!
Ogni
volta che c'è un caso di doping il solito ritornello sui valori sportivi, la
delusione per il campione che è caduto ecc. Un copione un po' stancante.
Stavolta c'è la novità che Ivan Basso ha confessato. Mi ha fatto ridere che
abbia confessato un "tentativo di doping", del resto, è ovvio, nessuno può
dubitare che mai, prima del fattaccio, si fosse dopato. Ci mancherebbe
altro.Se facciamo una rapida statistica scopriamo che, oggi come oggi, in certi sport o non si è presi o probabilmente si è abbastanza bravi da… non essere presi. Nel residence di Nizza dove risiedo abitualmente, il proprietario, persona intelligente e affidabile, mi raccontava che dopo l'Ironman le stanze erano piene di siringhe vuote e flaconi di medicinali usati. Sembrerebbe quindi che lo sport abbia perso la sua battaglia con il doping e che i moralisti abbiano di che lamentarsi.
In realtà io non mi scandalizzo più di tanto. Perché? Perché
è attualmente impossibile stilare una lista doping coerente.
Se non c'è la lista, ogni controllo appare ridicolo, una specie di sparatoria nel mucchio, con la speranza di prendere i pesci più grossi. Anche coloro che si scagliano contro il malcostume del doping non sanno proporre che controlli a sorpresa, elenchi dove si penalizzano persino sostanze innocue perché "potrebbero mascherare il doping", limiti e margini operativi artificiosi, pene casuali che variano da sport a sport. Insomma, una confusione che non fa onore all'atleta beccato, ma nemmeno a chi pretende di essere il morigeratore di turno.
Il
titolo è chiaro:
siamo tutti dopati. Perché ogni atleta nella ricerca della
massima prestazione ha cercato un aiutino, magari da integratori che
sembrano innocui, ma che possono fare comunque gravi danni perché ogni
sostanza che fa qualcosa (altrimenti perché prenderla?) altera comunque gli
equilibri del corpo umano e quindi ha effetti collaterali: persino
l'acqua che si beve copiosamente e a volte scriteriatamente ai ristori delle
maratone può provocare la morte (iponatriemia).
Chi si sta scandalizzando, provi a stilare una lista coerente di sostanze e
tecniche vietate. Fatto? Bene allora provate a superare questi test.1) Avete messo l'eritropoietina, ma non il magnesio e il ferro? Ma come? Io sono carente di ferro (il mio corpo non produce abbastanza globuli rossi perché manca la materia prima) e posso prenderlo, mentre se sono carente di eritropoietina (il mio corpo non produce abbastanza globuli rossi perché manca la quantità dell'ormone) non posso assumerla?
2) Ah, l'EPO fa male. E il ferro? Sapete quanti atleti sono finiti con il fegato intossicato dal ferro preso in eccesso? Come si può sperare che minerali o sostanze fondamentali non abbiano nessuna controindicazione? Le sostanze nella lista doping farebbero malissimo? E allora perché il servizio sanitario nazionale le passa (cortisonici, betabloccanti, diuretici, la stessa EPO nei casi di tumori o di grandi interventi chirurgici) per curare malattie comunissime?
3) Avete messo la nicotina? No? Ma se state stilando la lista in base a ciò che può far male all'atleta, dovreste considerare che tutti i calciatori che fumano sono dopati (e in effetti lo sono, visto che non riescono a smettere).
4) Avete messo anche l'ormone della crescita e magari il DHEA. Ma come? Negli USA vendono il DHEA come elisir di giovinezza per gli ultrasessantenni; in Svizzera lo si vende addirittura al banco, per rimanere giovani. Un sessantenne può prenderlo e un povero Ivan Basso no?
5) Fra le pratiche avete messo anche che è vietato per la gente di pianura oltrepassare i 1.800 m, a causa del probabile effetto sul sangue, del tutto simile a quello dell'EPO? No, perché è naturale? Ah già, il naturale non fa male. E allora perché avete messo nella lista doping il caffè (la dose doping è di circa sei tazzine) o la cocaina?
6) Sì, vi siete convinti che dire che una sostanza fa male o fa bene è molto semplicistico, bisognerebbe indicare anche la quantità della sostanza che si prende (è ovvio che se mi faccio un'autoemotrasfusione con una sacca di sangue posso avere problemi, mentre se la faccio con 10 cc del mio sangue sfido chiunque a dimostrare che è pericoloso); allora ragioniamo in termini di etica. Certe sostanze non si dovrebbero prendere perché significherebbe barare. Sì, lasciamo perdere la salute, ecco, non ci si deve dopare perché così facendo si bara! E allora quali sostanze mettere? Mah, quelle toste: per esempio vietiamo gli ormoni (vi siete già dimenticati dell'esempio al punto 4…). Se uno prende un ormone e gareggia (il sessantenne che vuole rimanere giovane non lo facciamo gareggiare), allora è chiaro che vuole barare. Tutto chiaro, finalmente! Ah, no??? Mi state dicendo che nel mondo ci sono milioni di donne che gareggiano e prendono la pillola che altro non è che una combinazione ormonale e che la mia trovata di escludere gli ormoni è di cartapesta?
Come vedete non è facile (comunque mandate le vostre liste, se ce la fate a superare i punti sopraccitati); quindi, perché ogni volta alzare un polverone? Perché, come direbbe un mio conoscente, tanto rumore per nulla? Mi sembra normale che nella confusione ognuno cerchi di approfittarne. Anziché condannare sarebbe meglio cercare di dissipare la confusione legislativa in materia. Per farlo si può cominciare con queste due cose:
- stilare elenchi e pene per sport. È francamente ridicolo che uno scacchista e un maratoneta abbiano la stessa lista antidoping (è così!) oppure che i tranquillanti siano trattati nello stesso modo per un arciere (dove evitare la tensione è fondamentale) e un calciatore.
- diminuire drasticamente il numero delle sostanze dopanti, lasciando solo quelle che possono realmente migliorare la prestazione. Se uno prima di una maratona prende 27 caffè perché è convinto di andare molto più forte, vuol dire che è talmente idiota che è inutile tutelarne la salute.
Scrivo
perché ho molti dubbi sull'ambiente sportivo che frequento; ho 28 anni,
pratico atletica a livello agonistico, e dopo una gara mi sento sempre
stanco e spesso la settimana successiva non gareggio per recuperare energie
(capita anche che gareggi a seconda delle gare). I dubbi mi sorgono quando
vedo gente come me, anche più in su con l'età, a cui spesso capita di fare
due maratone in una settimana, addirittura dopo New York, con il viaggio
sulle spalle e lo sbalzo del fuso. Sono circa 10 anni che pratico questo
sport, e conosco ormai la stanchezza che si ha dopo una gara corta, media o
lunga che sia, e ciò mi pare molto dubbio. E secondo lei? M. V. da Livorno.
Non bisogna commettere errori di generalizzazione, cioè pensare che ciò che vale per noi deve valere per tutti. Se io non riesco a correre i 100 m in 11" non è detto che nessuno ci riesca e, se uno ce la fa, non è detto che sia dopato. Il recupero è una grandezza che, al pari della prestazione, può essere molto diversa da soggetto a soggetto, anche per cause genetiche. Esistono però anche cause psicologiche.
Quanto racconti può avere una spiegazione molto più facile nel diverso approccio mentale alla gara. Tu per esempio dici che dopo una gara ti senti sempre molto stanco. Premesso che non è saggio gareggiare spesso (tutte le domeniche), il sentirsi "molto stanchi" è normale se si parla di una maratona o al più di una mezza, già lo è molto meno per gare più brevi. Il problema può essere studiato alla luce di due fattori:
- a percentuale di risorse che tu riesci a spendere in gara;
- a motivazione psicologica.
La percentuale di risorse che noi riusciamo a spendere in gara dipende anch'essa dalla nostra psicologia. Ci sono persone che non riescono a dare tutto, anche se "sembrano" visivamente stanche all'arrivo. Queste sono favorite nel correre più gare su buoni livelli (per loro); ovvio che se riuscissero a dare tutto, andrebbero ancora più forte.
Il primo punto è utilizzato magistralmente da runner molto forti che vincono facilmente nella loro categoria d'età: ovvio che non è necessario che tirino al massimo, per loro le gare sono spesso ottimi allenamenti e possono farne a bizzeffe.
Il secondo punto lega il recupero alla motivazione che ci spinge a correre. Ci sono runner che hanno bisogno della corsa per accrescere l'autostima (non imitiamoli!), altri perché non hanno null'altro nella vita, altri che semplicemente si motivano perché stanno ottenendo ottimi risultati. Per spiegarti quest'ultimo punto, un aneddoto personale.
Nel 2004 passo di categoria (50 anni) e mi tocca gareggiare nei 50-enni; grazie al fatto che molti forti runner sono più giovani di me di un anno o due (e quindi sono ancora nella categoria dei 40-enni), molte corse sono dei "trionfi". A settembre sono in formissima, c'è un giro a tappe delle province di Pavia e Alessandria, 4 giorni durissimi con clou finale: cronoscalata al sabato pomeriggio e gara la mattina dopo. I primi due giorni sono ottimi allenamenti, sono già primo in classifica. Al sabato non riesco a non gareggiare con quelli più giovani e vado fortissimo, visto che la salita senza discesa mi piace molto. Penso che la mattina dopo sarà dura, anche perché la gara finale vale anche per il campionato provinciale FIDAL e i miei coetanei che non hanno gareggiato nel giro a tappe sono riposatissimi. Decido di limitare i danni e di limitarmi a seguire i primi di categoria. Dopo 2 km mi accorgo che vanno piano; inebriato dalla sensazione di facilità di corsa, non sento la fatica e accelero, staccandoli facilmente. Sono convinto che loro avranno pensato che fosse impossibile che uno, dopo il giro a tappe, avendo gareggiato il pomeriggio prima, fosse ancora così fresco. Ma la motivazione altissima ha cancellato la fatica (ovvio che questo processo alla lunga può rivelarsi anche un boomerang che fa saltare in aria l'atleta). L'anno dopo, stesso giro a tappe, solo che erano passati nella mia categoria due forti ex 40-enni. Prime due tappe durissime, tentando, senza risultato, di non farmi staccare troppo. Ultime due un calvario, con gambe doloranti e quant'altro. Forse il dare il 100% anziché semplicemente il 99% oppure la mancata motivazione della vittoria, sta di fatto che, facendo gli stessi tempi dell'anno prima, la fatica "sembrava" tripla!
Dopiamoci con l'alloro
Domenica
(5 marzo 2006 per chi legge – N.d.R.)
sono stati fatti dei controlli antidoping alle gare
"amatoriali". Personalmente la cosa mi ha fatto piacere in quanto la vivo
come una tutela per la salute, ma i commenti che ho sentito mi lasciano
perplessa. Si va dal "ma chi vuoi che si dopi in queste gare" al "non siamo
professionisti pagati per correre, non dobbiamo sottostare ai controlli". A
parte il fatto che una volta ho sentito un tizio che in occasione di una
gara a tappe raccontava che aveva fatto il "cambio del sangue", tra l'altro
non era nemmeno primo e la gara aveva circa 150 partecipanti, per me se uno
si irrita significa che nasconde qualcosa. è un "pregiudizio" troppo diffuso
che tra "noi" amatori non ci si dopi, siamo tutti bravi ragazzi ecc. tutto
perché siamo uniti dalla passione della corsa. Ma... per qualcuno diventa
ossessione per la ricerca di tempi e risultati. E se ribatti che è un bene
per la salute (degli spacciati - aggiungo io) che facciano questi controlli
non sanno cosa risponderti. Carla.Non so a quale gara amatoriale ti riferisci e alle modalità dell'antidoping.
Personalmente io sarei uno di quelli che avrebbero protestato e che non avrebbero corso. Ti espongo la mia posizione per punti, premettendo che dubito fortemente che i controlli vengano effettuati con il primario scopo di tutelare la salute degli atleti. In realtà agli organi sportivi interessa solo tutelare la correttezza della manifestazione; se così non fosse (cioè se si interessassero alla salute), dovrebbero escludere dalle manifestazioni anche tutti coloro che hanno comportamenti contrari a un corretto stile di vita, per esempio coloro che fumano: il fumo, si sa, fa migliaia di vittime l'anno.
1) Sicuramente fra gli amatori ci sono persone che si dopano, soprattutto ad "alti" livelli, tipo aspiranti al campionato italiano, a qualche maratona ecc.
2) Il doping è però rappresentato da farmaci che vengono normalmente somministrati alla popolazione.
3) Questo significa che i presunti danni da doping (nessuno parla di danno da farmaci!) sono comunque compresi negli effetti collaterali di tali farmaci. Poiché moltissimi farmaci vengono assunti inutilmente dalla popolazione, a mio avviso per la cura della propria salute non c'è nessuna differenza fra chi si dopa con l'epo o chi assume per diversi anni della propria vita tranquillanti (o peggio) per dormire la notte o statine per controllare il colesterolo o farmaci per il controllo della pressione: se una piccola percentuale della popolazione questi farmaci li deve assumere perché la patologia è indipendente dallo stile di vita, per il 90% non lo è. Che differenza fa fra doparsi per vincere una gara e fumare o assumere farmaci a vita per la pigrizia di non cambiare stile di vita? Per me moralmente è la stessa cosa. Quindi i controlli per la salute del runner sono solo fumo negli occhi quando poi si vendono sigarette e si prescrivono farmaci, la gran parte inutili in presenza di un buon stile di vita, ma comunque con gravi effetti collaterali.
4) Il controllo antidoping si fa (ed è giusto che si faccia) per la regolarità sportiva della manifestazione.
5) Fra gli amatori, almeno l'80% risulterebbe positivo se i controlli fossero frequenti come fra i professionisti. Pensa a tutti coloro che soffrono di rinite o asma allergica e usano spray al cortisone, a chi usa diuretici, betabloccanti, prodotti contenenti stimolanti, magari in misura minima (spray all'efedrina). Molti di loro non sanno nemmeno di essere dopati. L'alternativa è andare alla gara parrocchiale muniti di documentazione medica che certifica i medicinali che "abbiamo dovuto prendere". Questo mi sembra veramente ridicolo per una corsa amatoriale e francamente io mi asterrei, andrei a correre sull'argine.
Così facendo non si fa altro che lasciare la corsa in mano ai fissati (il termine non l'ho coniato io, ma mi piace così tanto che lo userò spesso), a coloro che si credono campioni e giocano a fare i professionisti, doping compreso.
L'alternativa è di smontare il doping togliendo importanza all'agonismo fra amatori: vinci una gara? Ti diamo una corona d'alloro. Ti sembra poco per "tutti i sacrifici" che hai fatto per arrivare a questo "grandioso risultato"? Non ami la corsa. Punto e basta.
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