Corsa e fertilità maschile
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(Griffith et al.) aveva registrato cali di libido e di produzione spermatica in atleti che avevano aumentato il loro carico allenante passando da un'ora a due
ore al giorno di allenamento per un periodo di almeno due settimane. Al contrario, soggetti sedentari che avevano iniziato programmi di allenamento moderato (un'ora al giorno per tre/quattro giorni alla settimana) avevano riscontrato un miglioramento delle performance sessuali
che, con tutta probabilità, era direttamente correlato al miglioramento della
forma fisica (White et al., 1990). Uno studio del 1988 (Baker et al.) aveva
riportato che le percentuali di gravidanze ottenute con spermatozoi provenienti
da atleti donatori erano più basse delle percentuali di gravidanze ottenute con
lo sperma di donatori che non praticavano un'attività sportiva particolarmente
intensa e che lo sperma dei primi mostrava motilità e volume ridotti; tali conclusioni erano state confermate da un altro studio del 1994 (De Souza
et al.) nel quale si affermava che atleti che svolgevano carichi settimanali di
allenamento superiori ai 100 km o che comunque si allevano per più di otto ore a settimana mostravano una notevole riduzione di motilità e volume dello sperma. Tali alterazioni non erano state riscontrate in soggetti che svolgevano sedute di allenamento con carichi settimanali non superiori ai 60 km o che comunque non si allevano per più di cinque ore alla settimana.
A livello puramente pratico, le conclusioni degli studi soprariportati sembrano suggerire che gli atleti la cui partner ha difficoltà nel rimanere incinta, dovrebbero considerare una riduzione dei carichi allenanti se questi ultimi sono particolarmente intensi e considerare come limite massimo di distanza percorribile i 100 km settimanali, un limite che per un atleta amatore è comunque da considerarsi ragguardevole.
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