Correre in città
Copyright by THEA 2008-2012
Diversi anni fa alcuni studiosi del Dipartimento di Scienze della Salute dell'Università di Genova condussero un'indagine fra gli atleti che erano soliti correre in città, utilizzando come marcatore l'idrossiprolina. Si tratta di un aminoacido non essenziale contenuto nel collagene. Il biossido d'azoto (il principale inquinante da traffico) irrita il tessuto polmonare con conseguente predisposizione alle infezioni respiratorie. Il danno è misurato con la quantità di idrossiprolina trovata nelle urine (idrossiprolinuria), valore che indica la degenerazione delle cellule del tessuto polmonare a causa dello smog. Comparando i valori rilevati nei runner che erano soliti correre in città con quelli di atleti che si allenavano in campagna e con persone che non si allenavano, ma si muovevano normalmente nel traffico, si rilevò che:
a) il contatto con gli inquinanti nel runner è circa cento volte superiore a quello del sedentario;
b) il danno è sensibilmente maggiore nel runner cittadino che in quello campagnolo.
Che valore ha lo studio? Sicuramente correre in città non è ottimale, ma non sono stati rilevati dati del tutto sicuri sull'irreversibilità del danno. Infatti l'affermazione a) non porta certo a concludere che un runner cittadino soffre di patologie respiratorie in misura cento volte superiore rispetto a un sedentario. Quello che accade è che, come sempre, si attuano dei principi di difesa per cui l'organismo è in grado di riparare velocemente i danni subiti. L'importante è non superare le capacità di difesa del proprio fisico. Poiché lo studio è stato condotto su amatori quasi professionistici, si può concludere che il danno diventa significativo in quei runner che svolgono allenamenti intensi (con deficit respiratorio, cioè anaerobici) in atmosfere fortemente inquinate.
Gli svantaggi del correre in città però non sono soltanto relativi alla cattiva qualità dell'aria; oltre all'inquinamento atmosferico infatti si deve considerare quello acustico che, a seconda delle zone, può essere effettivamente di una certa entità; del resto l'utilizzo di cuffie è sconsigliato perché potrebbero impedirci di sentire segnali di avvertimento.
Al di là della questione inquinamento si deve anche rilevare che il traffico cittadino in sé non è certo un compagno ideale d'allenamento.
Del resto è necessario fare buon viso a cattivo gioco perché non a tutti è
dato di avere a disposizione paesaggi incontaminati, larghi lungomari o parchi.L'allenamento in città allora è sempre e comunque negativo? Non esattamente; con un po' di buona volontà si possono intravedere anche aspetti positivi. Vediamo quali.
Conoscendo bene la propria città, i runner più smaliziati possono divertirsi a studiare percorsi con vari ostacoli e caratterizzati da diversi livelli di difficoltà; in molte città sono presenti dei cavalcavia più o meno impegnativi e incroci che costringono a brusche accelerazioni; in molti ambienti cittadini infine non mancano scale più o meno ripide che possono mettere alla prova anche il runner più esperto. Insomma, con un po' di fantasia è possibile preparare percorsi vari e impegnativi che, tutto sommato, possono in parte consolarci dei vari problemi legati al correre in città.
Si deve anche dire che molti ambienti cittadini sono particolarmente vari e interessanti e ciò può evitarci la noia che magari talvolta potrebbe assalirci quando si percorrono chilometri e chilometri utilizzando sempre lo stesso anello in zone poco trafficate, ma anche un po' monotone.
IL COMMENTO
Il killer che viene dal cieloNell'articolo corrispondente a "Correre in estate" ed anche su tutto il sito non ho trovato nessun riferimento a quello che ogni estate viene definito un "pericolo" per chi fa attività fisica all'aperto: l'ozono. Quanto c'è di vero ?
A sentire la TV ed a leggere i giornali sembrerebbe che uno si possa allenare solo al mattino presto quando la calura non è ancora elevata, mentre anche il correre in tarda serata (soprattutto in parchi o zone alberate) rimane ancora più pericoloso per il rilascio dell'ozono che dicono avvenga proprio nelle tarde ore pomeridiane.
Qual è il tuo punto di vista sull'argomento? Mauro.
Il mio punto di vista? Non ne parlo perché non sono un fobico. Non so se segui la parte psicologica del sito, ma il fobico è colui che applica sbrigativamente il principio di precauzione (se una cosa può far male evitala) senza aver fatto un'analisi approfondita del reale pericolo e dei costi/benefici (tutto in realtà può far male!).
L'ozono si forma per azione del sole in ambienti ricchi di ossidi di azoto, ossigeno e idrocarburi. Logico pensare all'inquinamento dovuto al traffico e all'attività industriale. Purtroppo le persone che denunciano il rischio ozono non si curano minimamente di considerare le concentrazioni dello stesso per capire il reale rischio. Una persona equilibrata agirebbe così:
1) Qual è l'eventuale danno da ozono? Scopre che: se la concentrazione di ozono supera certi livelli, possono verificarsi irritazioni alle vie aeree. Questo è l'unico danno evidente.
2) Come si fa a sapere se l'ozono supera certi livelli? Visto che il nostro soggetto è intelligente, capisce che il suo organismo è il miglior indicatore possibile. Infatti se corre e non avverte fastidi (bruciori, irritazioni ricorrenti ecc.), il livello dell'ozono è basso e non pericoloso.
Il punto 2 è vero anche per altri inquinanti. Le nostre prime vie aeree (naso, gola), ma anche la mucosa degli occhi sono i rilevatori migliori. Quindi se si corre da tempo nella zona X senza particolari problemi (ovvio che il fobico darà la colpa all'ozono per il mal di gola che si prenderà a gennaio, dimenticando che magari l'avrebbe preso anche in mezzo a purissime montagne), la zona X non è pericolosa. Se invece si hanno sempre le mucose irritate, beh, allora non è necessario essere premi Nobel per capire che l'aria che respiriamo non è il massimo.
Consiglia l'articolo su Google, clicca
