Per sapere tutto sulla corsa
Biotest, radicali liberi e...
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I puntini che sono alla fine del titolo indicano che ci occuperemo non di alcuni esami specifici per uno sportivo, ma di una classe di esami: i test che vogliono mettere in rilevo deficienze nella macchina dell'atleta, correggendo le quali si ha un netto miglioramento.
Nel mondo sportivo esistono infatti test che verificano presunti fattori di limitazione della prestazione, indicando quindi la strada più veloce per il miglioramento. Ne analizzeremo tre, sicuri che il lettore sarà poi in grado di giudicare da sé altri esami analoghi.
Biotest - Verifica il livello di vitamine e di minerali del nostro organismo. Manca una vitamina? Ecco la causa di una defaillance. La scientificità dell'idea alla base del biotest è molto scarsa. Infatti se ci fosse veramente carenza di una vitamina o di un minerale, ci sarebbero anche manifestazioni extrasportive che in genere impedirebbero il gesto atletico o per lo meno la partecipazione a una gara. Qualunque carenza vitaminica reale produce sintomi gravi anche nella vita di tutti i giorni. Inoltre non è stato mai provato che una superintegrazione vitaminica migliori le prestazioni (mentre per esempio è stato provato il ruolo delle vitamine nella lotta anti-età), anzi si può ormai affermare con certezza che un'integrazione vitaminica non migliora la prestazione.
Radicali liberi - L'ultimo test nato da ricerche scientifiche (anche italiane). Analizziamone la pubblicità:
 
Tramite la misurazione dei radicali liberi si può monitorare lo stato di benessere psico-fisico dell'atleta, il livello di stress ossidativo dopo-gara e i tempi di recupero; permette di ottimizzare l'allenamento e in caso di bisogno permette di consigliare differenti abitudini dietetiche e una terapia antiossidante.
 
Di quelli analizzati è sicuramente quello attualmente più gettonato, ma anch'esso è inquinato da finalità troppo commerciali. Prima di tutto il benessere psico-fisico dell'atleta dipende in minima parte dalla quantità di radicali liberi: i radicali liberi sono scorie che possono danneggiare le cellule, ma la fatica da sport ha sicuramente cause molto diverse. Per capirlo basta considerare un giovane che fuma 20 sigarette al giorno. Ogni sigaretta produce 10 miliardi di radicali liberi, una quantità impressionante. Eppure moltissimi giovani si sentono in forma e sono di buon umore pur fumando venti sigarette al giorno: i danni dei radicali sono danni a lunga scadenza e non nell'immediato. Inoltre gli attuali antiossidanti (assunti con la dieta o con gli integratori) non sono comunque in grado di distruggere totalmente il problema (tant'è che ne sono allo studio di più efficaci).
Fra chi propone questi test ovviamente esistono ricercatori e personaggi meno "seri". Come distinguerli?
I ricercatori attribuiscono all'esame la finalità di conoscere meglio l'atleta, di farlo migliorare studiando alcuni aspetti che magari non erano stati indagati. Il ricercatore non fa promesse, non ha certezze assolute, ma cerca sempre di scoprire qualcosa di nuovo. In genere è molto disponibile, soprattutto per i casi particolari che diventano la base per una solida esperienza professionale.
I "commerciali" (chiamiamoli così) vogliono far credere all'atleta che gran parte delle sue prestazioni dipendano da un unico parametro (errore di monocausa). Utilizzano spesso procedure standard, uguali per tutti, e in genere non hanno un rapporto "personalizzato".
Mentre i primi sono un valido supporto, i secondi, oltre a far perdere tempo e denaro, distolgono l'atleta dai veri fattori di miglioramento, creano confusione tecnica, scientifica e psicologica e inquinano ciò che di buono esiste nella procedura che loro applicano in maniera superficiale e ripetitiva.


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