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L'allenatore del terzo millennio
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allenatoreUn atleta si rivolge a un allenatore per migliorare le proprie prestazioni, per esempio per correre la maratona sotto le tre ore. L'allenatore cosa fa? Chiede informazioni sulla vita sportiva dell'atleta e poi parte con il programma di allenamento. Cosa c'è di sbagliato in questo atteggiamento? Molte cose.
1) L'allenatore non si preoccupa della salute dell'atleta. Non vengono fatti esami, non si valuta l'alimentazione, non si esegue un test per la valutazione della massa grassa ecc. L'atleta potrebbe avere il colesterolo a 300 con HDL a 30 (indice di rischio cardiovascolare=10!) e morire d'infarto al primo allenamento. Gli allenatori più scrupolosi chiedono all'atleta il certificato di idoneità sportiva, un documento la cui validità generale è abbastanza bassa (non vengono effettuate analisi del sangue per valutare il rischio cardiovascolare, non si fa nessun discorso alimentare, di sovrappeso ecc.). In ogni caso la semplice richiesta del certificato è il primo passo per lavarsi le mani riguardo a ogni questione medica.
2) Il programma di allenamento deve essere tarato in base alle caratteristiche fisiologiche dell'atleta. I programmi generici non arrivano mai a ottenere il massimo. Si supponga che due atleti corrano i 5000 m in 20': il primo ha un ematocrito di 39, mentre il secondo di 45. Come si fa ad allenarli allo stesso modo? Dovrebbe essere ovvio che il secondo ha migliori qualità aerobiche di base e probabilmente è limitato da fattori dove invece il primo eccelle.
3) Un atleta professionista ha a sua disposizione un'equipe medica, mentre il comune mortale può al massimo servirsi di un allenatore perché un medico sportivo (uno generico è spesso controindicato!) non è facilmente disponibile sia per il costo che per la reperibilità. Non si può pretendere che il singolo sia il solo medico di sé stesso; insieme ai consigli sulla preparazione occorre dare consigli sull'integrazione alimentare, sulla fisiologia sportiva, sulla medicina in generale. Vendere notizie riprese da altri, da riviste, da libri è il peggior servizio che si può fare al soggetto. Occorre capire. Un allenatore che non vuole studiare è come un atleta che non ha voglia di allenarsi.
Come si possono riassumere i punti precedenti? L'allenatore del terzo millennio deve essere un

medical trainer

o per dirla all'italiana, un preparatore atletico con competenze di alimentazione, dietologia, fisiologia, medicina sportiva ecc.


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