Intervista a Vito Intini
(Campione italiano 2010 della 12 ore)
(Campione italiano 2010 della 12 ore)
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Parlaci di te: chi è Vito Intini?
Figlio di emigrati italiani in Germania. L'integrazione nella cultura germanica è stata una componente fondamentale nella formazione della mia personalità.
I miei genitori non hanno mai negato la loro origine italiana, ma hanno capito la fondamentale importanza della interculturalità. Amici tedeschi, scuole in quartieri tedeschi ed in casa si parlava solamente il tedesco. Insomma niente ghettizzazione italiana, ma solamente 4-5 settimane all'anno di immersione totale nella culla della loro origine pugliese. I miei genitori hanno solamente qualche anno di scolarizzazione elementare, ma avevano intuito che era più importante dare ai loro figli la possibilità di scegliere il proprio futuro invece di consegnare loro un futuro già scelto da altri.
Il rientro in Italia a 15 anni non è stato facile, ma sicuramente complementare nella mia crescita psicologica. Catapultato nel "medioevo", affrontavo quotidianamente la lotta del diverso. In Germania ero "l'italiano", in Italia ero (forse sono) "il tedesco" con tutti gli aspetti negativi che conseguono.
Un ricordo dell'esame di maturità. Il professore dopo l'interrogatorio finale mi dice: "Lei non vorrà mica continuare gli studi con quell’accento tedesco? Le consiglierei di fare domanda alle Ferrovie dello Stato per un posto come controllore nelle zone di frontiera con l'Austria". La mia risposta è stata: "Certo, è una buona idea, le farò sapere. Sarebbe un onore rincontrarla sul treno per Vienna". 13 anni dopo l'ho incontrato per caso a Bari in un ristorante. Dopo avergli ricordato quell'episodio all'esame di maturità, gli dico: "Purtroppo non ero idoneo come controllore, allora mi sono laureato con 110 in Filosofia con una tesi in sociologia pedagogica centrata su Adorno e la scuola di Francoforte e attualmente faccio l'amministratore di una società informatica "Austriaca" quotata in Borsa a Francoforte. Sarebbe comunque un onore poterle offrire la cena". Lascio a voi l'immaginazione dello sguardo di stupore.
Come hai conosciuto il sito albanesi.it?
In modo molto curioso. Non attraverso il passaparola o magari navigando in Internet, ma correndo. In quel periodo, era il 2001, vivevo a Pavia e correndo per le vie fuori città ho incrociato Roberto... Albanesi. Per i miei frequenti spostamenti corro maggiormente da solo e quando capita di incontrare qualcuno in forma atletica mi aggancio per conoscere nuove storie magari di persone realmente vive. Qui però voglio sottolineare un particolare. Roberto non mi ha citato i suoi lavori da subito, solamente dopo alcune settimane e diversi allenamenti fatti insieme ha "citato" tra le righe il suo sito. Mi ha ottimizzato la vita!
Non era programmato all'inizio dell'anno. Volevo ottimizzare la mia prestazione sulla 100 km attraverso il programma della maratona di Albanesi con l'aggiunta di un lungo (oltre i 30 km) il giorno dopo alla seduta lunga prevista dal programma. Il risultato è stato positivo. Non ho mai superato i 40 km in allenamento (così come prevedono molti programmi da parte di personaggi conosciuti), ma il miglioramento psico-fisico era evidente. Niente gare, solamente il test finale due settimane prima nella gara "Strasimeno" (58 km) affrontati come allenamento. La 100 km programmata è stata quella di Seregno che ho finito in 8h05’ ore.
Ed eccoci alla 12 ore.
Sono personalmente convinto che estendendo sia le tecniche di allenamento che le tecniche mentali proposte nei vari scritti sulla corsa da Albanesi, si possa riscrivere la storia nell' Ultramaratona.
Così ho voluto mettere in pratica la teoria. Ho continuato ad applicare il programma usato in precedenza con un test finale due settimane prima attraverso la gara del Passatore (100 km) affrontati come allenamento (9.22 ore).
Nel campionati italiano a Fano ho percorso 120,398 km in 12 ore.
Il risultato finale al livello cronometrico è mediocre (anche se è attualmente il 45° tempo mondiale dell'anno). Due fattori hanno inciso notevolmente sulla prestazione. Il primo fattore è stato la temperatura che per tutta la giornata era abbondantemente oltre i 30° gradi con sole su un percorso senza tratti ombrati. Il secondo fattore forse proprio a causa del primo fattore è stato la mancanza di concorrenza.
Qual è il ricordo sportivo più bello?
La maratona del Piceno nel 2009. Anche in questo caso è stato una giornata caldissima con 30° gradi. Sono arrivato 20° assoluto e 1° di cat. MM40, ma davanti c'erano 6 africani e diversi atleti italiani di notevole caratura (G. Calcaterra, P. Batelli, R. Barbato...insomma atleti che corrono anche sotto le 2h20'). Il mio tempo finale è stato 2h56'34", ma sono arrivato davanti a gente che corre intorno alle 2h40'. La sensazione della prestazione l'ho avuta negli ultimi 10 km dove superavo continuamente gente che per il caldo era entrato in crisi.
Probabilmente non avevano letto il paragrafo 12 de "Il manuale completo della maratona" di R. Albanesi. Insomma non era giornata da best performance e dunque parto più piano cercando di idratarmi in modo corretto. Anche qui la conoscenza delle proprie possibilità (ed accettarle) sta alla base del connubio sport e salute.
Quali sono i tuoi futuri programmi?
A livello sportivo voglio riprovare ad affrontare una gara di Ultramaratona (forse il campionato italiano di 100 km in pista) cercando di ottimizzare le tecniche finora usate.
Nella vita privata ho da poco cambiato il mio lavoro. Diventando il "padrone della gestione del mio tempo" (così l'ha definito R. Albanesi). Quello che vorrei ancora migliorare sono i continui viaggi di lavoro, farne di meno per poter stare più tempo con moglie e figlio.
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