L'interval training
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- N da 15 a 20; cioè da 15 a 20 ripetizioni.
- LV da 100 a 400 m; cioè distanze tipiche delle ripetute brevi.
- nella durata del recupero che in genere è paragonabile al tempo della prova (anche se in atleti evoluti può arrivare fino a soli 2/3 di tale durata) e quindi può essere inferiore a quel limite di 1' fissato per le prove ripetute.
- nel tipo di recupero che, a differenza delle prove ripetute, in genere è la corsa blanda in souplesse (sono da considerarsi prove ripetute quindi le sedute dove la velocità della frazione di recupero è quella della corsa lenta o addirittura della corsa media).
L'interval training non è molto adatto ai principianti o agli atleti con
scarsa esperienza perché è molto facile non recuperare opportunamente,
rendendo l'allenamento molto casuale.L'interval training (come il fartlek) è il classico allenamento che mostra i limiti dell'uso del cardiofrequenzimetro; infatti a causa della brevità dello sforzo, la frequenza cardiaca non sale paragonabilmente con lo sforzo che l'atleta avverte.
L'interval training sviluppa il massimo consumo d'ossigeno (VO2 max) perché le variazioni stimolano il cuore, migliorandone la gittata. Il breve recupero consente di migliorare la capacità di gestione dell'acido lattico. Inoltre è innegabile il miglioramento dell'azione di corsa perché l'atleta è costretto a utilizzare i polpacci e la reattività dei piedi per mantenere sostenuta la velocità di corsa.
Il ritmo da tenere è ovviamente in funzione delle prove; per le varie distanze sono buone le seguenti accoppiate: per i 1500 m 10x200 (ritmo 1000) con recupero 200 m, per i 5000 m 12x400 (ritmo 3000) con recupero 200 m, per i 10000 m 25x400 (ritmo 10000) con recupero 200 m.
Un concetto ormai superato (IT friburghese) è la definizione del recupero in funzione delle pulsazioni cardiache (si riparte quando sono attorno a 120) poiché tale concetto è in contrasto con il principio del sovraccarico e in genere causa recuperi troppo lunghi.
L'interval training può essere eseguito tutto l'anno, avendo cura di prevedere le sedute più impegnative solo quando l'atleta è quasi al top (tipicamente nel periodo agonistico o preagonistico).
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