Dimagrisci e rinasci: il metodo Albanesi
Runner's World
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Runner's World è una rivista che ha ormai quasi cinque anni, il primo numero dell'edizione italiana (la casa madre è statunitense) uscì infatti nelle edicole nel gennaio 2006; durante questo arco di tempo la rivista si è conquistata un suo spazio editoriale e sicuramente appare come l'unico vero concorrente di Correre (a onor del vero dovremmo citare anche La Corsa, ma quest'ultima è una rivista bimestrale e i dati relativi alla tiratura sono, seppur ragguardevoli, decisamente più bassi rispetto alle altre due riviste).
Il direttore editoriale della rivista è Adalberto Falletta, mentre il direttore responsabile è Marco Marchei che per 25 anni è stato direttore di Correre.
Alcuni dati statistici relativi alla rivista sono reperibili nel nostro articolo dedicato all'editoria della corsa in Italia.

Runner's World: il nostro giudizio

Spesso ci capita di ricevere mail che ci chiedono un parere su una determinata rivista podistica. Ecco dunque il nostro giudizio su quella diretta da Marco Marchei; le nostre conclusioni potrebbero essere tacciate di imparzialità dal momento che fino al settembre 2010 abbiamo collaborato con Correre, il diretto concorrente di Runner's World, ma il nostro intento è unicamente quello di dare un giudizio il più obbiettivo possibile. Come vedrete elencheremo punti negativi e positivi. Partiamo con le cose che non vanno (che sfortunatamente sono in numero superiore):
Runner's Worlda) articoli tradotti dalla versione americana. A parte piccoli problemi di adattamento (da miglia a km) che rendono poco comprensibili certe distanze metriche, la realtà dei runner americani è molto diversa da quella italiana. Nella società americana esiste una netta dicotomia fra sportivi e no, cosa che in Italia non c'è visto che esiste il limbo dei tanti che "tentano di essere sportivi". Le firme italiane non sono particolarmente numerose; alcune di esse sono vecchie conoscenze dei lettori di Correre (Fulvio Massini e Sergio Migliorini per esempio).
b) Molti articoli sembrano più da giornale femminile che da rivista della corsa con promesse impossibili, esaltazioni di questo o di quello (tipo "scopri qual è il cibo più salutare"; in realtà non esiste un cibo più salutare di altri perché nessun cibo è sufficiente all'alimentazione del soggetto). Manca cioè un certo equilibrio nel valutare soluzioni e problemi.
c) La concezione della corsa che emana da Runner's World è eccessivamente maniacale, non a caso una delle sezioni della rivista s'intitola Personal Best. Non si promuove la corsa se si parla troppo di record personali!
Vediamo invece le note positive: la rivista dà molti consigli facili e veloci che sono la manna per chi non ama leggere (sembra assurdo parlando di una rivista, ma dall'esperienza del sito sappiamo che a moltissime persone viene il mal di testa quando superano le 30 righe di lettura, situazione che evidenzia la disastrosa situazione culturale italiana).
Un ultimo breve cenno al portale di riferimento della rivista (www.runnersworld.it); come nel caso di Correre, anche i vertici editoriali di Runner's World sembrano non volersi rendere conto che il futuro dell'editoria viaggia in Rete; il sito sembra infatti un qualcosa di "dovuto" piuttosto che un'opportunità da non lasciarsi sfuggire. Maggiori dettagli sono reperibili nell'articolo citato all'inizio: L'editoria della corsa in Italia.

Il diretto concorrente: Correre.
 

IL COMMENTO

 
L'ambiguità corre in rete?
ambiguità in rete?Non prendete per oro colato i miei giudizi. Dovete sapere che i miei rapporti con Marco Marchei, il direttore di Runner's World, non sono ottimi. Anni fa, quando ancora dirigeva Correre, osai criticare alcuni articoli della rivista, come pure, in seguito, qualcuno di quelli comparsi sui primi numeri di Runner's World e fu la fine. Da parte mia non c'è nulla di personale, anzi, se passa da Pavia gli offro volentieri un pranzo, ma purtroppo sono ormai sul suo libro nero. Peccato, non si può piacere a tutti!
Forse non a caso nel numero di settembre 2009, Marco Bonarrigo firma un articolo L'ambiguità corre in rete dove è molto critico con il mio sito (i commenti in rosso sono la mia risposta).
...
E quando parliamo di patologie tipiche dello sportivo, le cose migliorano? Se inseriamo nel motore di ricerca due guai purtroppo popolarissimi fra i runners, la periostite e la pubalgia (che bravo, ha beccato proprio quelli dove siamo primi! Che caso!), i due primi risultati di Google ci riportano alla sezione specifica di un altro sito sorprendente: (ovvia la valenza negativa del termine) albanesi.it. La pagina sulla pubalgia, tra l'altro, è infestata da annunci pubblicitari di prodotti per il dimagrimento rapido a base di creme (Bonarrigo di informatica non deve essere esperto e non si è nemmeno accorto che quello è lo spazio della pubblicità Google, gestito da Google stesso: sarebbe come condannare Runner's World perché a pag. 10-11 viene fatta la pubblicità di un improbabile superintegratore che promette di "coprire ogni chilometro come fosse il primo"!).
...
Cerchiamo di identificare chi gestisce il sito. Proviamo a capire se si tratta di un'istituzione e non di un privato (applicando il ragionamento di Bonarrigo al running, solo la FIDAL e pochi altri potrebbero parlare di corsa) e con che tipo di competenze. Anche qui il nostro compito è impegnativo (ma parla sul serio? In tutte le pagine c'è un Chi siamo con la biografia e le "competenze" del direttore, che vuole di più?). Su albanesi.it c'è una pagina "chi siamo", che riporta la scritta "Il sito si propone di migliorare la qualità della vita di chi lo visita. Molte posizioni possono sembrare controcorrente, e lo sono perché non è serio illudere le persone che si possa arrivare facilmente alla felicità!". Va bene, ma chi si occupa del sito? (qui la logica crolla. Verificare chi dirige un sito per bocciarlo è come bocciare le auto della Fiat perché l'azienda non viene diretta da uno che sa tutto di auto, magari un meccanico. Fra l'altro, Bonarrigo non si è nemmeno accorto che ci sono contributi di diversi medici, ved. Elenco Special Friend Formazione). C'è una voce "biografia del direttore", da che scopriamo che il direttore in questione è un ingegnere elettronico che si occupa di informatica e scacchi (e il resto?) e ha scritto (e pubblicato in proprio) (qui Bonarrigo dimentica che il primo libro sulla corsa Correre per vivere meglio me l'ha pubblicato un importante editore di Milano, Tecniche Nuove) una decina di volumi su temi che vanno dalla raziologia (sic) (il sic non l'ho capito, ha il singhiozzo mentre scrive?) (qui nel testo originale c'era una virgola che però in italiano non ci va!) alla maratona, all'economia domestica, alla cucina, alla filosofia spicciola (continua il tono denigratorio di Bonarrigo, per lui centinaia di pagine di psicologia sono filosofia spicciola). Espressamente citato (ed è il motivo perché qui lo riprendiamo come esempio (bel tentativo di giustificare i suoi attacchi gratuiti: bellissimo, perché Bonarrigo attacca Google e proprio il sito della Sanit si avvale della tecnologia Google per la ricerca al suo interno, ricerca che non dà nessun risultato per "albanesi.it") nel convegno romano della Sanit, il sito albanesi.it (che di base si occupa di vendere libri e manuali) spunta da Google come "primo risultato" in lingua italiana per decine di pagine di patologie e principi attivi (penso che a Bonarrigo verrebbe un coccolone se sapesse che Bing, il motore di ricerca di Microsoft, ci tratta ancora meglio di Google).

In sostanza che dire? Premesso che
  • non ho nulla contro Bonarrigo, tanto da offrire anche a lui un pranzo se passa dalle mie parti,
  • con le recenti notizie di cronaca, sarebbe facile fare dell'ironia dicendo che è meglio essere curati da un ingegnere, da un ragioniere o da un netturbino piuttosto che da un medico,
mi chiedo una cosa:

o Bonarrigo non è addentro al mondo della corsa (e allora perché scrive su Runner's World?) oppure, se è ben introdotto, perché fa finta di non conoscermi e cita solo presunti difetti senza citare tutto quello che, nel bene o nel male, ho fatto per la corsa (e la salute dei runner) in questi ultimi dieci anni di sito, tacendo per esempio che sono l'autore del libro in italiano più completo sulla corsa oggi presente sul mercato?



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