Per sapere veramente tutto sulla corsa
Correre
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Correre è una delle riviste storiche del podismo italiano. Da quasi 30 anni sulla breccia (è nata nel lontano 1981), nel 2006 ha cambiato direzione, oggi affidata a Marco Sbernadori (direttore editoriale), Orlando Pizzolato (direttore responsabile) e Daniele Menarini (Condirettore); nel dicembre 2011 uscirà il numero 326.
Alcuni dati statistici relativi alla rivista sono reperibili nel nostro articolo dedicato all'editoria della corsa in Italia.

La mia storia con Correre

Nel 2006, quando Pizzolato (che aveva sostituito il dimissionario Marco Marchei, passato a Runner's World) mi aveva spiegato l'intenzione di allargare i contributi di Correre a tante altre firme, diversificando lo stile della rivista, mi sembrò un'ottima idea e accettai molto volentieri la sua proposta. Se su una rivista scrivono tante persone, che magari hanno anche visioni diverse della corsa, il lettore potrà veramente farsi un'opinione a 360 gradi e scegliere la strada più consona al suo sentire. Non a caso, nel sito ho coniato un termine (wellrunness) per indicare la mia concezione della corsa, orientata al vivere meglio e integrata con altri aspetti della qualità della vita.
Ho cioè sempre sostenuto che la corsa può essere interpretata in molti modi diversi e che una rivista come Correre deve, imparzialmente, cercare di dare voce e spazio a tutti, senza diventare l'organo ufficiale di una corrente o di poche persone. Il modo migliore di realizzare questo scopo è proprio quello di consentire a chi ha qualcosa di sensato da dire di farlo, aprendo un dibattito che non può che essere fruttuoso. Può darsi che all'interno dello stesso numero ci siano tesi non del tutto sovrapponibili, ma il lettore ha, spero, il cervello per decidere da sé quale sia la strada per lui più proficua.
Addio o arrivederci? - Dal settembre 2010 ho lasciato la rivista perché in essa è diventata ingombrante la presenza dei fratelli Speciani, con i quali dissento pesantemente su molte questioni relative alla corsa e all'alimentazione. Poiché Luca Speciani è persona che non accetta minimamente critiche o concorrenze (ricordo la sua ira molto poco zen* quando pubblicai il mio testo L'allenamento mentale negli sport di resistenza, ira espressasi con mail non particolarmente gradevoli verso la mia persona) e poiché io scrivo per divertirmi, ho preferito abbandonare una rivista dove, inspiegabilmente, 10 pagine a numero vengono monopolizzate dalla famiglia Speciani che le usa anche per promuovere la propria attività professionale, insistendo sempre su temi e teorie (come quelle sulle intolleranze alimentari) sulle quali la medicina convenzionale è molto scettica.

Correre: cosa va e cosa non va

CorrereNella rivista ci sono punti positivi e punti negativi. Partiamo con i primi. Da un punto di vista prettamente giornalistico non si può non notare una certa professionalità; professionalità che, a onor del vero, emerge anche da un punto di vista squisitamente editoriale; la grafica è decisamente buona, l'organizzazione dei contenuti è notevole e la visione della materia trattata è di ampio respiro. Dal punto di vista prettamente quantitativo (senza contare l'ottima qualità del materiale cartaceo), considerato il fatto che il prezzo è identico a quello di altre riviste concorrenti, Correre è sicuramente una spanna sopra gli altri, notevole infatti la mole di informazioni relative alle gare svolte e a quelle da svolgere. Altro particolare non di poco conto è il numero di firme italiane che compaiono mensilmente, cosa che è sicuramente garanzia della volontà, da parte dei responsabili della testata, di capire il movimento. Questa puntualizzazione è riferita in particolar modo alla realtà della diretta concorrente, Runner's World, dove si trovano anche molti articoli di autori statunitensi; checché se ne dica, la realtà americana, per quanto simile, non è certamente uguale a quella del nostro Paese.
Veniamo alle note dolenti; sostanzialmente il tutto può riassumersi nella pluralità di posizioni negli articoli di formazione. Cosa c'è di male nella pluralità? La domanda è certamente lecita, ma la risposta non è sicuramente scontata.
La pluralità di posizioni è un plus quando si fa "informazione", cioè quando si commentano notizie, ma quando si fa "formazione" (come nel caso della nutrizione o della teoria dell'allenamento), pluralità equivale a confusione. Se in un numero di Correre, Rondelli dice che le ripetute sui 1000 m sono un toccasana per il maratoneta e in quello successivo Pizzolato dice che sono assolutamente controproducenti, il lettore non potrebbe che esserne disorientato. Alla fine, da non esperto, a chi deve credere? Come può "fidarsi" di Correre?

Conclusioni - Correre è un'ottima rivista, ma, quando la leggete, saltate a pié pari gli articoli del clan Speciani e della loro dieta Gift (Luca e Attilio Speciani, Lyda Bottino, Antonella Carini, Gabriele Piuri ecc.): nonostante le loro sicurezze granitiche temo che non vinceranno mai il Nobel.

Il diretto concorrente: Runner's World.

* Luca Speciani è autore de Lo zen e l'arte della corsa e coautore di Mente e maratona (con Trabucchi).


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