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Correre a piedi nudi
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La corsa a piedi nudi affascina molti runner dai tempi di Abebe Bikila. Ancora oggi riceviamo periodicamente mail che chiedono di trattare l'utilità di correre senza scarpe. Esistono veri e propri sostenitori di tale tipo di corsa (nell'immagine, Ken Saxton creatore di un suo sito, attivo da oltre dieci anni sulla corsa a piedi nudi), anche se, sinceramente, da un punto di vista agonistico gli esempi di Bikila e Zola Budd cominciano a essere datati.
Per capire l'inutilità di correre a piedi nudi occorre premettere che esiste una profonda differenza fra l'eseguire esercizi a piedi nudi (tipo balzi ecc.) e correre a piedi nudi. Nel primo caso basta isolare una zona senza "problemi", dopodiché, se l'atleta è integro, può avere giovamento dall'utilizzo dei piedi senza scarpe (per esempio migliora la propriocettività), invece correre a piedi nudi in modo produttivo è praticamente impossibile. I "problemi" sono costituiti da:
1) Fondo - Da evitare ogni fondo variabile (come per esempio lo sterrato, l'erba ecc.) perché i vari possibili corpi offendenti (sassi più o meno aguzzi, lattine, vetri ecc.) non sono facilmente visibili.  Dove ho una scarsissima probabilità di non farmi male? Solo su terreni molto compatti, a visibilità massima, per esempio l'asfalto o la sabbia. Quest'ultima deve essere scartata da qualsiasi runner che utilizzi anche le normali scarpe. Resta l'asfalto, proprio la superficie per la quale è consigliabile calzare scarpe ben ammortizzate. Correre a piedi nudi sull'asfalto, ben che vada, diminuisce di molto la distanza critica.
correre a piedi nudiPer quanto riguarda la prestazione, c'è da dire che i pochi atleti che correvano a piedi nudi lo facevano perché non tolleravano le scarpe ed è veramente molto difficile sostenere che a piedi nudi la prestazione migliora. Anzi, in chi è abituato all'uso delle scarpe, è facile dimostrare il contrario.
2) Traumi - Il piede è soggetto a traumi occasionali anche nella parte non a contatto con il suolo: un ramo, un ostacolo, la caduta di un qualunque peso ecc. La scarpa svolge anche la funzione di proteggere il piede da qualunque contatto; in particolare le dita sono molto sensibili a urti occasionali con materiali resistenti; ricordiamo che una frattura al mignolo del piede può costare uno stop di un paio di mesi, quando sarebbe bastata la protezione della scarpa per evitarla. Molti anni fa, un'estate, ero scalzo in casa. Suona il telefono, con un balzo vado a rispondere. Peccato che il piede cozzi contro lo spigolo di un tavolino e io mi fratturi il mignolo: 45 gg di stop. Bastava indossare delle scarpe...
3) Psicologia - Ultimo punto: il senso di libertà individuale che dà il correre a piedi nudi. Personalmente penso che la libertà sia un concetto molto più profondo e che non possa ridursi a un paio di scarpe o a un vestito (nudismo). Anzi chi pone questioni esteriori è forse incapace di realizzare vere condizioni interiori di libertà.
Da tempo mi sono rafforzato nella convinzione che la corsa  debba essere semplice e collegata a una condizione generale di equilibrio di chi la pratica (equilibrio che l'immagine di Ken Saxton sinceramente non mi ispira). Spesso i runner cercano soluzioni che ne aumentino la visibilità, che li facciano sentire dei duri, che li rendano unici, eroici, irripetibili campioni di una disciplina che magari hanno inventato loro. Tutto ciò è al di fuori di un vero equilibrio e tutto sommato lesivo per la diffusione della corsa. Quale genitore sedentario vedendo passare Saxton avvicinerebbe il figlio alla corsa?


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