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La non idoneità sportiva
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La visita sportiva rappresenta un passo fondamentale per chi vuole praticare sport a media-alta intensità (non necessariamente gareggiando). Rimandiamo pertanto all'articolo che descrive la visita e le sue eventuali appendici (ulteriori esami di accertamento) per avere tutte le informazioni sull'argomento.
In questo articolo ci preme considerare il verdetto di non idoneità sportiva, cioè in termini pratici la non concessione del certificato di idoneità.
Dal punto di vista medico - Se spesso gli esami di accertamento sono normale routine per togliersi ogni dubbio (e l'atleta non deve preoccuparsi più di tanto), quando questi danno esito negativo è necessario capire fino in fondo il motivo della non idoneità. Fissiamo due punti fondamentali:
  1. una persona che non riceve l'idoneità sportiva non è una persona sana.
  2. Nonostante ciò, in molti casi può svolgere un'esistenza del tutto normale.
Il punto 1 dice che non si deve sottovalutare l'esito della visita. Ciò non deve essere fatto né dal medico sportivo ("lei è sano, ma non può fare sport"), né dall'atleta ("ma io sto bene!"). Questo punto, analizzato prima del verdetto finale, dovrebbe leggersi come una bocciatura per le due posizioni "lei è sano, ma è meglio non faccia sport" e "se sto bene perché dovrei non fare sport?".
Compito del medico sportivo è spiegare il perché della non idoneità e compito dell'atleta è di mettere in atto subito una serie di provvedimenti atti a "limitare i danni".
Purtroppo per motivi di privacy, la certificazione di colore rosso inviata all'atleta (la non idoneità) non riporta il motivo della inidoneità. È pertanto fondamentale che, durante la visita e gli eventuali accertamenti successivi, l'atleta chieda al medico notizie del suo stato e degli eventuali problemi, senza nessuna soggezione.
Il punto 2 dice che non si deve sopravvalutare l'esito della visita. In altri termini cadere nel panico, fare testamento o cose simili. È invece necessario capire fino in fondo cosa non va e cosa fare per migliorare o tamponare la situazione.
visita sportivaGli sviluppi - L'inidoneità può essere temporanea o permanente. I termini sono già chiari di per sé. Aggiungiamo solo che, in caso di inidoneità temporanea l'atleta ha tutto l'interesse a risolvere la situazione prima della successiva visita.
In caso di inidoneità permanente l'atleta può appellarsi in giudizio (anche in caso di sospensione temporanea, ma di solito conviene attendere la visita successiva). Infatti esistono casi in cui la condizione dell'atleta è borderline, cioè al limite, e può essere oggetto di diversa valutazione medica; esistono anche casi di patologie ora non più ritenute tali (come molti soffi cardiaci). L'evoluzione della medicina e l'interpretazione dei dati possono cioè creare casi dubbi. In questi casi (e solo in questi) è opportuno appellarsi.
L'appello (le modalità sono descritte nella documentazione che accompagna il certificato di non idoneità; si tratta di un'azione a livello regionale) non deve essere visto come un atto legale, ma come un consulto medico: l'atleta deve cioè portare ampia documentazione che attesti un parere diverso dalla non idoneità. In mancanza di questa documentazione è inutile tentare un appello.
Da non fare - Tentare un'altra visita in un altro centro. Infatti poiché viene fatta firmare all'atleta una dichiarazione di non aver mai subito una non idoneità, l'attestazione del falso è un reato di natura penale.
E dopo? - In caso di inidoneità permanente sostanzialmente si presentano due scenari.
  1. La patologia è di media/alta gravità e il soggetto deve rinunciare a ogni forma di sport o di attività definita pesante.
  2. La patologia è di lieve/media gravità, ma il soggetto può fare sport, purché non agonistico.
In realtà "fare sport non agonistico" significa di fatto non superare mai certi livelli di sforzo. La cosa non chiara a molti è che tali livelli poco hanno a che fare con il concetto di agonismo con il quale la visita è correlata. Infatti se non sono idoneo perché soffro di pressione alta, una partita a calcetto con gli amici, la rincorsa di un autobus in salita, lo spaccare la legna per la casa in montagna ecc. possono essere più traumatici che 20 km di corsa corsa a ritmo lento.
Nel caso del punto 2 è perciò fondamentale capire quali sono le reali limitazioni non solo sportive, ma della vita di tutti i giorni. Infatti in molte patologie lo sport aerobico non massimale è addirittura considerato come migliorativo della situazione.


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