I muscoli posteriori della coscia
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Caratteristiche degli ischio-crurali
Originano
dall'ischio (un osso del bacino) e si inseriscono nella tibia (nella parte
superiore); i principali sono il semitendinoso, il semimembranoso (si
inseriscono nella parte interna della tibia) e il bicipite femorale (si
inserisce nella parte laterale della tibia). Sono muscoli biarticolari, cioè attraversano 2 articolazioni (anca e ginocchio) e svolgono due azioni biomeccaniche principali:
- Estensione dell'anca (freccia 1).
- Flessione del ginocchio (freccia 2).
Durante la corsa svolgono diverse funzioni:
- appena il piede appoggia al suolo, si contraggono insieme ai muscoli anteriori della coscia (quadricipite) per stabilizzare l'articolazione del ginocchio.
- Nella fase successiva in cui il piede è in appoggio permettono l'estensione dell'anca e quindi l'avanzamento del corpo (vedi freccia 1).
- Durante la fase di oscillazione della gamba (cioè nel momento in cui non appoggia) flettono il ginocchio mentre questo avanza (vedi freccia 2).
Ischio-crurali e allenamento
Per
un runner è improbabile pensare di sviluppare e mantenere in maniera
specifica la forza dei muscoli ischio-crurali con le macchine per la
muscolazione; infatti, l'utilizzo di questi attrezzi obbliga il muscolo a
lavorare in un dinamismo coordinativo scorretto. Vediamo un esempio: nella
figura riportata a destra è rappresentato uno degli esercizi più usati nelle
palestre per il potenziamento degli ischio-crurali; i limiti di questo
esercizio sono:- si lavora solamente sulla flessione del ginocchio e non sull'estensione dell'anca.
- Si contraggono solamente gli ischio-crurali e non gli altri muscoli con cui lavorano in sinergia durante la corsa; per esempio durante la fase di spinta della falcata (cioè poco prima che il piede lasci il terreno) la contrazione di questi muscoli avviene in sinergia al quadricipite, ai muscoli del polpaccio, ai glutei e ad altri muscoli fissatori delle articolazioni.
- L'elasticità è difficilmente sviluppabile con questo metodo e la propriocettività non viene sollecitata.
deve essere sviluppata in maniera funzionale (cioè secondo i parametri di forza, elasticità e propriocettività) alle necessità del gesto della corsa.
Ma quali sono i metodi ideali per l'incremento della forza degli ischio-crurali con i pesi?Uno degli abbinamenti più corretti (dal punto di vista biomeccanico) di esercizi con i pesi per lo sviluppo della muscolatura coinvolta nella corsa (compresi gli ischio-crurali) in maniera funzionale è il seguente:
|
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| Figura 1: squat | Figura 2: stacchi da terra |
- Squat.
- Stacchi da terra (in questo caso la sollecitazione degli ischio-crurali avviene in sinergia con i quadricipiti, come nella fase di appoggio).
- Estensioni sulle punte, a gambe tese con il bilanciere sulle spalle (in alternativa: calf machine in piedi).
Quindi, alla luce di queste considerazioni,
non è particolarmente consigliabile per il podista allenarsi in palestra.
Ma qual è allora il metodo migliore per lo sviluppo e il mantenimento della forza (ma anche dell'elasticità e della propriocettività) degli ischio-crurali in sinergia con il resto della muscolatura coinvolta nella corsa?Secondo una recente analisi di Paton e Hopkins [2] l'utilizzo corretto di allenamenti intensivi (espressione utilizzata per identificare tutti gli esercizi che impiegano un livello di forza superiore a quello del gesto di gara) ha come risultato più evidente quello del miglioramento dell'economia di corsa;
gli allenamenti che sono più efficaci per raggiungere questo risultato sono quelle esercitazioni esplosive con movimenti simili al gesto della corsa, in altre parole le sedute per la reattività neuromuscolare.
Lontano dalle gare possono essere utilizzati metodi come salite brevi, pliometria, corsa balzata ed esercizi per i piedi. Visto che l'efficacia sperimentale di questi allenamenti è attualmente stata indagata solamente nel periodo generale della stagione (cioè lontano dalle gare), è consigliabile sospendere queste sedute nel periodo immediatamente precedente e nelle settimane di gara. In questo periodo, per non perdere efficienza di corsa sono consigliati il collinare, le salite lunghe e le sedute per l'efficienza di corsa.Importante: il runner non abituato a questa tipologia di esercitazioni deve avvicinarsi in maniera graduale a queste strategie; sarebbe opportuno farsi consigliare da personale qualificato o seguire programmi che prevedono un avvicinamento graduale agli esercizi più difficili.
Ischio-crurali: curiosità
Ischio-crurali e calcio al pallone: è facile ipotizzare come la forza propulsiva data durante un calcio al pallone sia dovuta alla muscolatura anteriore della coscia (cioè al quadricipite) e non agli ischio-crurali (che sono localizzati posteriormente).È anche da ricordare che il funzionamento biomeccanico del gesto sportivo è molto complesso e tiene in considerazione dell'integrità delle strutture articolari e scheletriche. Infatti, gli ischio-crurali (cioè i muscoli posteriori della coscia) lavorano, nella fase finale del calcio al pallone, con un'azione frenante per evitare che l'azione del quadricipite comprometta l'integrità dell'articolazione del ginocchio con un'estensione della gamba troppo violenta.
In altre parole, se gli ischio-crurali sono deboli, l'estensione della gamba (che determina la velocità del calcio al pallone) sarebbe interrotta precocemente per consentire la frenata in tempo utile; viceversa, ischio-crurali forti consentono di ottenere una maggior velocità nel calcio al pallone in quanto sono in grado di frenare l'azione del quadricipite anche nell'ultima fase del movimento. Questa è un'ulteriore dimostrazione di come quando si lavora sulla muscolatura è necessario tenere in considerazione tutti i parametri biomeccanici del movimento.
Ischio-crurali e fibre muscolari: gli ischio-crurali hanno una porzione relativamente elevata di fibre veloci [1]; analogamente a quello che accade per il polpaccio, è necessario alternare stimoli di velocità a stimoli di resistenza per avere uno sviluppo armonico della muscolatura coinvolta nella corsa.
Bibliografia
[1] Garrett WE Jr, Califf JC, Bassett FH 3rd. Histochemical correlates of hamstring injuries. Am J Sports Med. 1984 Mar-Apr;12(2):98-103.
[2] Paton CD, Hopkins WG. Effects of High-intensity Training on Performance and Physiology of Endurance Athletes. Sportscience 8, 25-40, 2004 (www.sportsci.org/jour/04/cdp.htm)
[3] Wirhed R. Anatomia del movimento e abilità atletica (Seconda edizione). Edi Ermes Milano; 1999.
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