La pioggia
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Il malanno… - Anche runner molto esperti e allenati temono la pioggia, vedendola come sinonimo di malanno. Non si sa in base a quale spiegazione medica, correre nella pioggia dovrebbe provocare mal di gola, raffreddori ecc. È fondamentale capire che
i malanni di stagione dipendono dalla temperatura, non dalla pioggia in sé.
In altri termini se piovesse acqua calda, nessun malanno. La pioggia però venendo a contatto con il corpo (direttamente o tramite i capi bagnati) lo bagna e l'acqua, evaporando, lo raffredda ulteriormente, aggravando la situazione termica che in inverno non è certo ottimale. L'atleta ha però un vantaggio rispetto al sedentario che casualmente si inzuppa d'acqua in
una giornata con
temperatura già rigida: essendo sotto sforzo, il suo corpo è già pronto a
reagire a un abbassamento di temperatura con calore prodotto dall'interno. Il
trucco quindi per evitare malanni non sta pertanto nel coprirsi oltremisura
(anzi, è controproducente perché sudando molto, il sudore è del tutto
equivalente a una pioggia "dall'interno" con lo stesso principio di evaporazione
raffreddante descritto per l'evento atmosferico), ma nel non rimanere al freddo
bagnati, una volta finito lo sforzo e iniziato il recupero; si consideri che il
periodo in cui si ritorna in condizioni di normalità (cioè quando il corpo
smette di funzionare da stufa) dipende dallo sforzo fatto: in
quest'ottica il runner esperto, arrivando a intensità di sforzo maggiori
rispetto al principiante, è sicuramente favorito. In genere il periodo di
riequilibrio termico per uno sforzo medio non è mai inferiore a 5'; in tale
lasso di tempo conviene cambiarsi (anche all'aperto), indossando abiti asciutti.L'abbigliamento - Da quanto detto è inutile e controproducente coprirsi tanto, come pure usare capi poco traspiranti; meglio utilizzare capi leggeri (ma termici, se in inverno) a manica lunga (gli stessi usati in assenza di pioggia) con un giubbino impermeabile a mezze maniche, traforato posteriormente per una traspirazione ideale. Le gambe possono essere nude (calzoncini) o protette da una calzamaglia. In testa un cappellino può servire se la pioggia è debole; se invece è forte spesso rischia di essere controproducente, una volta inzuppato: tanto vale non usare nulla, entrare in sintonia con la pioggia e correre!
La prestazione - Molte di queste osservazioni saranno già state "metabolizzate" dai runner più esperti. Sono però importanti perché
la pioggia deprime la prestazione quanto peggio la si affronta.
Da un punto di vista oggettivo, la pioggia non è molto penalizzante in pista o su strada (asfalto). Si deve al più considerare l'effetto scivolo sul percorso (che con scarpe superleggere lisce può non essere indifferente) e l'effetto di diminuire la temperatura percepita di qualche grado. Se è una pioggia normale, non battente, con temperatura esterna superiore a 5 °C, la pioggia di per sé non peggiora la prestazione che di 1-2"/km. Purtroppo si rileva che i peggioramenti sono molto più cospicui, andando dai 3 ai 10"/km. Se si analizzano le situazioni si scopre che l'atleta ha commesso uno degli errori sopra descritti (si è coperto troppo, ha usato capi non traspiranti, cappellini che non tengono l'acqua, si è riscaldato poco, partendo freddo ecc.) oppure psicologicamente è stato scaricato dall'evento atmosferico che percepisce come molto sgradevole.Per evitare quest'ultimo problema non c'è che un modo: imparare a correre in sintonia con la pioggia, proprio come quando fate la doccia. A prescindere dai primi istanti, quando lo sforzo ha raggiunto una certa intensità, ecco che anche l'aspetto negativo di avvertire freddo cessa e la sintonia con l'evento atmosferico può diventare totale.
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