Per prevenire e curare gli infortuni
Il danno muscolare
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Una sensazione familiare a chi pratica la corsa è quella di sentire i muscoli delle gambe doloranti, il più delle volte non in un punto preciso, ma diffuso lungo tutto l'arto. Il dolore muscolare è spesso associato non tanto a uno sforzo massimale, ma principalmente a esercizi ai quali non si è abituati (una corsa in salita o in discesa). In modo intuitivo, si dice di aver "i muscoli rotti"; con un approccio più scientifico, cosa si può dire su questa dolorosa esperienza? Uno studio del 1992 [1] ha messo in evidenza le principali caratteristiche degli esercizi muscolari che provocano un danno muscolare.
Esiste un tipo di esercizio particolare che genera dolore muscolare? – Nella maggior parte dei casi

i muscoli sono doloranti solo dopo un lavoro eccentrico.

ovvero il muscolo si contra, ma non è in grado di distendersi perché non riesce a superare una forza che si oppone. Di solito la forza che si oppone è quella di gravità, per esempio si scende da una gradino o una sedia (se i muscoli interessati sono quelli delle gambe) oppure si muove un peso verso il basso, per i muscoli delle braccia (il classico spostamento di un televisore dal tavolino a terra). Uno degli esercizi che più provocano dolore muscolare è la salita-discesa da un gradino abbastanza alto (o un cubo). Lo sforzo eccentrico è quello della gamba che sale; infatti, una volta salita, la gamba deve vincere la forza di gravità per alzare tutto il corpo: il muscolo (polpaccio, meno il quadricipite) si contrae, ma non riesce a distendersi poi completamente perché bilanciato dal peso del corpo. Inoltre il gesto, frenato dal peso, riduce l'escursione articolare e ciò aumenta il danno.
Infatti il più delle volte

il dolore muscolare insorge negli esercizi in cui l'estensione articolare è limitata.

dolore muscolareIl dolore muscolare equivale a un danno muscolare? – L'espressione "muscoli rotti" ha un minimo di verità: infatti l'esecuzione di esercizi eccentrici in un atleta non allenato a questo tipo di sforzo modifica la struttura del muscolo, inducendo delle alterazioni a livello microscopico. Gli studiosi sono infatti riusciti a studiare l'ultrastruttura del muscolo, ovvero come si dispongono le varie componenti delle unità funzionali e strutturali. I filamenti del muscolo sono suddivisi in unità elementari, detti sarcomeri, nelle quali si dispongono le varie proteine. I sarcomeri sono delimitati dalle linee Z. Il lavoro eccentrico provoca appunto un'alterazione delle linee Z (che diventano a onda), quindi effettivamente si ha una modifica della struttura del muscolo, non solamente una risposta attenuata alla fatica. Questo effetto può essere aggravato da tumefazione muscolare o addirittura da lesioni fisiche. Ciò è dimostrabile, oltre dall'indagine al microscopio elettronico, anche dal dosaggio nel sangue della CPK (creatinfosfochinasi), che può risultare molto elevato (il valore massimo a riposo  è 170 UI/l) ed essere la prova di un evidente danno muscolare.
Come si dispone nel tempo il dolore muscolare? - Generalmente insorge dopo 24 ore dall'esercizio intenso eccentrico e cresce fino a raggiungere un massimo dopo 2-3 giorni. Se i muscoli non sono ulteriormente sollecitati, il dolore decresce e scompare in 8-10 giorni. Anche se il dolore dura di meno, la forza muscolare presenta un decremento che può raggiungere il 50% e non viene recuperata completamente prima dei dieci giorni.
Come ci si può difendere? - Eliminare il dolore muscolare è difficile, ma si può allenare il fisico a sostenere il tipo di esercizi eccentrici che provocano il fenomeno, prevenendo il danno che si può arrecare ai muscoli in seguito della ripetizione degli esercizi. Occorre però allenarsi per 6-10 settimane prima di apprezzare l'effetto preventivo dell'allenamento.
Sembra inoltre dimostrato che il dolore muscolare insorga più intensamente negli atleti adulti, superiori ai venti-trent'anni e che gli atleti di mezz'età siano più sensibili a questo fenomeno.
 
 [1] P. M. Clarkson et. al.: Muscle function after exercise induced muscle damage, and rapid adaptation, Medicine and Science in Sports and Exercise, 24. pagg. 512-520, 1992.


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